Rappresentanza sindacale

Divulghiamo volentieri sul nostro sito un interessante lavoro fatto da P.G. Alleva dell'ufficio giuridico nazionale della Cgil. (scarica il documento di Alleva - word zippato) sulla problematica in materia di rappresentatività sindacale.

Sappiamo che Cgil Cisl Uil hanno da tempo (e senza troppa pubblicità) aperto un confronto tra loro per provare a trovare un accordo per riformare le regole della rappresentatività sindacale.

A guardare le cose da vicino ed osservando gli elementi che sono stati alla base dei recenti contrasti tra le organizzazioni, si può facilmente immaginare che la necessità (per le organizzazioni) di rivedere i loro patti sulla rappresentanza sindacale, si orienterà verso:

  1. consolidamento del concetto di "maggiore rappresentanza" per tutelare la centralità negoziale (e quindi il potere) per Cgil Cisl Uil a scapito dei sindacati di base e per coprirsi dai rischi di accordi separati (che vista da un'altro punto di vista vuole dire da chi non firma gli accordi perchè non vi si riconosce - esempio Fiom).
  2. Riduzione della residua autonomia contrattuale delle Rsu, consolidando la loro dipendenza dalle organizzazioni presentatrici delle liste.
  3. Superamento della discussione sul Referendum su piattaforme ed accordi con proposte che riducano il peso e l'esigibilità della consultazione vincolante dei lavoratori.

Ovviamente le organizzazioni portano ognuna una diversa sensibilità a riguardo, ma resta il fatto che si siano politicamente impegnate a riscrivere un quadro di regole da loro condivise al fine di evitare contraddizioni future nei loro rapporti e come base per consolidare l'unità d'azione.

Il documento di Alleva propone riflessioni interessanti sulla questione della rappresentatività, in gran parte condivisibili.

L'unico appunto che ci sentiamo di fare, riguarda il ricorso al referendum. La proposta di Alleva (referendum obbligatorio su accordi separati o se firmati da organizzazioni minoritarie, e facoltativo su richiesta di un certo numero di lavoratori nel caso di accordi firmati unitariamente dalle organizzazioni maggiormente rappresentative) non convince.

Sicuramente la mediazione proposta non liquida il ricorso al referendum (come altri vorrebbero invece fare lasciandolo alla sola discrezionalità delle organizzazioni) ma ciò nonostante si corre il rischio di concorrere a ridurne il senso ed il valore generale.

Il ricorso al referendum (come strumento di validazione delle piattaforme e degli accordi) ha senso nella misura in cui lega strettamente la rappresentatività sindacale delle organizzazioni al rispetto di un mandato ed all'ottenimento del risultato a cui quel mandato faceva riferimento.

Il far venire meno l'esigibilità e di questo collegamento (lasciandolo solo alla libera iniziativa d alcuni qualora lo richiedessero) lascierebbe ampi margini di manovra alle organizzazione nell'interpretare a loro uso e consumo la coerenza dei risultati raggiunti con il mandato avuto dai lavoratori. Una situazione per cui l'ottenimento del diritto ad esprimere un parere vincolante (tramite referendum) sarebbe ancora da conquistare di volta in volta e con esiti non scontati.

Inoltre l'esigibilità (il diritto) del ricorso al referendum sulle piattaforme e sugli accordi rappresenta un argine potente contro le pressioni di un modello neocorporativo che vuole invece imporre l'atuoreferenzialità delle organizzazioni.