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Care/i compagne/i,
Il coordinamento nazionale della nostra area programmatica invita i componenti dei CD nazionali di categoria e territoriali ad esprimersi in merito al documento “Contributo di LSCR” licenziato dal coordinamento nazionale il 9 marzo sul prossimo congresso della CGIL.
Credo che ad oggi non sia possibile dare giudizi su quel documento (che accenna solo ad alcuni titoli sui quali costruire una posizione). Credo invece possibile esprimersi sulla eventualità o meno che, al verificarsi di alcune condizioni, sia possibile lo svolgimento di un congresso senza documenti contrapposti. O meglio, credo che, al momento, altro non possa essere fatto se non dichiarare se si è contro pregiudizialmente alla possibilità di un congresso unitario, oppure esplicitare a quali condizioni questo potrebbe essere possibile. Quel contributo contiene, appunto quella importante novità politica: la proposta di un congresso unitario. E credo che se la CGIL tutta accettasse di mutare il suo profilo programmatico in una direzione che sposta ancora più a sinistra ed in avanti i contenuti del congresso di Rimini, varrebbe veramente la pena tornare al passato e rinunciare alla presentazione di documenti alternativi. A fianco di questa proposta viene poi indicata la volontà del coordinamento di mantenere in vita la nostra area programmatica anche in un congresso con un unico documento. Si accenna solo alle motivazioni ed agli obiettivi che stanno a monte della proposta, ma non si traccia, nè si accenna, a quali soluzioni regolamentari e a quali contenuti strategici detta proposta debba essere subordinata, a parte un generico riferimento, nel versante contenuti, al profilo che la CGIL ha tenuto in questi ultimi anni.
Credo che la fase non consenta di giudicare a priori la “bontà” di questo congresso dall’esistenza o meno di documenti contrapposti o dal numero di questi. Penso invece che il momento ci imponga di valutare quale percorso congressuale intraprendere solo dopo aver conosciuto la proposta di documento politico che la commissione appositamente insediata dal CD proporrà, e di verificare quanto il regolamento garantirà una discussione libera di quei contenuti e quale sistema democratico di scelta dei gruppi dirigenti verrà proposto.
Sono convinto che ancora oggi non sia utile rinunciare a far vivere in CGIL un pluralismo di posizioni (che comunque esisterebbe a prescindere) e che rischia di essere solo mortificato o soffocato in funzione di un “frontismo” che dovrebbe rafforzare ora la nostra opposizione al Governo Berlusconi e poi il nostro impegno per mandarlo presto a casa. Credo infatti che mortificare o soffocare il pluralismo farebbe il male della CGIL e non aiuterebbe neanche il centrosinistra, nè in campagna elettorale e tantomeno successivamente quando, come ci auguriamo, cambierà il governo. Non lo aiuterebbe in campagna elettorale perchè sono convinto che il popolo che ci è vicino, che ha già dolorosamente vissuto la stagione dei governi del centrosinistra, pretenda dalla CGIL proposte e scelte concrete chiare ed inequivocabili che prescindano da chi è al governo in quel momento; e successivamente se, come speriamo, si riuscirà a mandare a casa Berlusconi, credo sarebbe un bene rimanere organizzati nella CGIL perché la tentazione di alcuni di considerare “amico” quel nuovo governo (con quello che ne conseguirebbe e che abbiamo già visto) non mi meraviglierebbe per nulla. La nostra autonomia, i valori del lavoro (che proponiamo debbano essere al centro del modello di società che auspichiamo) vivono e si arricchiscono nel pluralismo delle idee, in uno scambio dialettico continuo di approssimazioni, di progetti e soluzioni diversi che debbono essere chiari e visibili per permettere di essere giudicate prima e poi portate trasparentemente alla sintesi così da impedire che diventino solo enunciazioni tattiche che rischiano di essere travolte da convenienze politiche. Ed è visibile a tutti che opzioni anche molto diverse tra loro convivono in CGIL. (basti pensare ai contenuti venuti fuori dall’ultimo congresso dei DS condivisi da oltre l’ottanta per cento dei militanti di quel partito molti dei quali, con ruoli anche di rilievo, operano in CGIL). Anche in questi ultimi anni e perfino negli anni del “cofferatismo” nella nostra organizzazione le grandi battaglie che hanno coinvolto milioni di persone contro la guerra ed il terrorismo , contro la precarietà e per la difesa dei diritti e dei salari, sono convissute con accordi territoriali e categoriali diametralmente opposti sia sul terreno della partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi, sia sul terreno dei contenuti salariali e sulla difesa dei diritti. E questo in molti casi con il silenzio e alcune volte con il consenso di compagne e compagni della nostra area.
Insomma, per farla breve, concordo con il coordinamento nazionale che non ci sono le condizioni per ritenere esaurita la necessità di una “sinistra sindacale” organizzata. E condivido che non bisogna tornare al passato: la sinistra sindacale deve potersi riconoscere e si deve aggregare su opzioni programmatiche per evitare di riproporre componenti di partito o peggio gruppi tenuti insieme solo da relazioni personali. Ma come è possibile organizzare un congresso su una unica posizione mantenendo in vita l’area programmatica? Quali programmi alternativi legherebbero gli uomini e le donne di quest’area? Come e da chi verrebbero decisi i gruppi dirigenti? Esiste quindi un problema di metodo e di regolamento ancora non risolto.
Sui contenuti, poi, il “contributo” non entra, e credibilmente non poteva entrare, nella declinazione di proposte. Si limita ad indicare quanto sinora praticato in linea con la sintesi unitaria di Rimini, ma non dettaglia, per esempio, il giudizio complessivo sulla costituzione europea (dice genericamente che alcune cose vanno bene ed altre evidenziano gravi limiti); cita leggi del Governo Berlusconi che devono essere cancellate e dice che non basta tornare alla situazione precedente ma non và oltre; si parla di aumentare salari e pensioni ma non si parla di abbandono della concertazione in favore di politiche rivendicative, tantomeno di un meccanismo automatico per il mantenimento del potere d’acquisto; si ribadisce che la validazione dei contratti da parte dei lavoratori è per la CGIL un valore in sé ma non si dice nulla sul fatto che questa pratica è praticamente in vita solo nella FIOM (che incomprensibilmente è l’unica categoria che viene criticata mentre, sia dal punto di vista delle pratiche democratiche che dei contenuti, è sicuramente la più avanzata della CGIL al punto che lo stesso Tosini ammette che se ci fosse una “coloritura” in CGIL, la FIOM sarebbe la “sinistra”) e che la democrazia interna è e rimane un problema da affrontare e risolvere; si propone di estendere a tutto il mondo del lavoro la legge sulle RSU nel Pubblico Impiego sapendo che quella legge certifica la rappresentanza ma non garantisce la partecipazione; si parla di una riflessione sulla previdenza ma sembra non aver cittadinanza in questa riflessione una discussione critica sul sistema contributivo e le conseguenze devastanti che ha comportato e ancora altro. Quindi esiste un problema di contenuti.
Certo, se il regolamento permetterà di esplicitare opzioni programmatiche diverse sulle quali registrare consensi e costruire gruppi dirigenti e se i contenuti dell’impianto complessivo fossero compatibili con quelli da noi proposti (bisognerebbe quindi cominciare a dettagliare i titoli del contributo) non ci sarebbe, per quello che mi riguarda, alcuna contrarietà ad un unico documento.
Ma appunto bisogna aspettare le decisioni della commissione sul regolamento ed iniziare ad approfondire i contenuti della nostra proposta provando, con quelli, a condizionare i lavori della commissione politica .
Condivido pertanto pienamente il documento conclusivo dei lavori dell’assemblea dei componenti di LSCR del CD nazionale della FP CGIL
Solo dopo sarà possibile dare un giudizio consapevole e non fare una dichiarazione di fede o di fedeltà.
3-5-2005
Ferruccio Nobili - Comitato Direttivo Nazionale FP CGIL
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