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Se non ci saranno novità dell'ultimo momento tutto
sembra ormai orientato perchè dal prossimo settembre, scatteranno i 6
mesi entro i quali andrà espressa la scelta tra il lasciare la propria
liquidazione in azienda (come è sempre stato) o se trasferirla ad un
fondo pensione. Sono i famosi 6 mesi del cosiddetto "silenzio -
assenso", un meccanismo contestatissimo ed ambiguo mediante il quale i
lavoratori che non esprimessero per scrittura formale il loro dissenso
si troveranno senza saperlo ad aver aderito ad un fondo pensione
integrativo.
L'introduzione, con il consenso di Cgil Cisl e Uil
del meccanismo del "silenzio - assenso" è già nel metodo un fatto
gravissimo. Si introduce un meccanismo che giocando sulla
disinformazione dei più, e/o sulla mala informazione da parte dei
soggetti economici interessati (assicurazioni e associazioni sindacali
ed imprenditoriali gestori di fondi categoriali) capovolge il diritto
alla libertà di scelta dei singoli. Ma l'adesione di Cgil Cisl e Uil
allo sviluppo delle pensioni integrative, ora rafforzata e caricata
dalla procedura del "silenzio - assenso", denota anche e sopratutto
una scelta di fondo che da già per scontata la marginalizzazione della
pensione pubblica e la disponibilità di lotta ed iniziativa sindacale
per un suo rafforzamento e rilancio come pilastro del sistema
principale del sistema previdenziale e come base per l'affermazione
del diritto alla pensione.
Possiamo dire che Cgil Cisl Uil, con l'adesione del
progetto di trasferimento del TFR ai fondi pensione hanno di fatto
ormai scelto di puntare tutto sulla crescita delle pensioni
integrative (gestite da privati o da fondi chiusi categoriali poco
cambia).
Hanno di fatto accettato la preoccupazione dei
mercati finanziari che avendo puntato tutto in questi anni al lancio
della pensione integrativa hanno dovuto constatarne la debolezza
finanziaria.
L'investimento in borsa dei soldi dei lavoratori,
da parte dei fondi pensione, ha prodotto in questi anni margini
inferiori alla normale rivalutazione del TFR (i lavoratori ci hanno
guadagnato di più tenendosi il Tfr). Inoltre è ancora scarsa la
quantità di lavoratori che vi hanno aderito. La nuova forza lavoro
(precaria e senza soldi) non può neppure volendo eccedervi.
I fondi pensione, così come sono ora, devono
assolutamente accedere a nuovi finanziamenti se non vogliono
collassare in breve tempo. E' da qui che è nata l'idea di trasferire
il Tfr ai fondi pensione. Ora, che a questa operazione si prestino le
compagnie private (Assicurazioni e Finanziarie) è cosa comprensibile
(siamo o non siamo in un epoca di capitalismo da rapina?), ma che a
questa ipotesi aderiscano anche Cgil Cisl Uil non ha alcuna
giustificazione.
A settembre scatteranno quindi i 6 mesi di tempo
entro i quali i lavoratori che non intendono trasferire il loro Tfr ai
fondi pensione dovranno darne comunicazione scrittra. Entro settembre
dovrebbe quindio essere emanato il decreto Ministeriale che dovrà
definire le modalità di questa procedura.
Abbiamo tempo per prepararci ad una campagna che ci
impegnerà, da settembre per almeno 6 mesi, per informare i lavoratori
sulla rapina che si sta cercando di realizzare a loro danno, per
riaprire tutto il discorso sulla previdenza pubblica, distrutta e
manomessa in questi anni di offensiva liberista e di accordi sindacali
irresponsabili.
Nel frattempo è giusto (come già sta avvenendo) che
tutte le realtà critiche verso questa ipotesi comincino ad
organizzarsi, ad incontrarsi, a preparare i materiali, a costruire una
rete per dare alla campagna di settembre le caratteristiche di una
iniziativa nazionale.
Molte forze e realtà si sono già espresse in questo
senso, diverse Rsu, il sindacalismo di base ecc. Più debole (speriamo
solo per ora) la voce di "Lavoro e Società (la sinistra sindacale in
Cgil) che ha però l'obbligo di una discesa in campo a fianco di chi si
oppone al trasferimento del Tfr ai fondi pensione, pena la perdita di
credibilità e di coerenza rispetto a quanto sostenuto in tutti questi
anni.
Ma è anche importante che l'indicazione ai
lavoratori su come rispondere alla truffa sul Tfr e del silenzio -
assenso, venga anche e sopratutto dai delegati e dalle delegate
sindacali, non solo in quanto militanti sindacali (indipendentemente
dalle sigle di appartenenza) ma come rappresentanti eletti dai
lavoratori.
Per questo proponiamo di costruire, a partire dalle
prossime settimane, assieme alle altre iniziative, un volantone che
spieghi il perchè essere contrari alla truffa e che rilanci la
necessità di una vera e forte vertenza generale per le pensioni. Un
volantone da far firmare a centinaia di delegate e delegati Rsu perchè
i lavoratori vedano come, sopratutto i rappresentanti, da loro
liberamente eletti, siano i primi a chiamarli ad una risposte forte e
di massa all'ennesima operazione per smantellare definitivamente i
diritto ad un sistema previdenziale pubblico.
Nei prossimi giorni prepareremo uno schema del
volantone da mettere in rete in modo da verificarne poi, sulla base
dei contributi di tutti, la versione più definitiva su cui iniziare la
raccolta delle adesioni.
30 aprile 2005
delegate e delegati che aderiscono
al movimento "Per un Coordinamento nazionale RSU" |