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«Una rete di
discussione per costruire le condizioni in cui verificare in un
secondo momento la possibilità di un documento alternativo». Gorgio
Cremaschi usa parole molto precise nel corso del suo intervento che
ieri ha aperto il seminario tra segretari di varie categorie della
Cgil, e sindacalisti vari, a Roma, sul prossimo congresso della Cgil.
Il seminario ha visto una partecipazione, superiore alle 120 presenze,
che ha sorpreso gli stessi organizzatori. Presenti anche cinque membri
del Direttivo nazionale della Cgil: oltre a Cremaschi, Danini, Baldini,
Wilma Casavecchia e Iole Vaccargiu. Tra gli altri ha preso la parola
anche Maurizio Zipponi, segretario Fiom di Milano. Da osservatori
hanno fatto pervenire la loro adesione alla giornata anche altri due
fiommini, Bianchi e Raffo.
Insomma, si apre, prima del direttivo del 9 maggio che la Cgil
dedicherà all'apertura della fase congressuale, un percorso sui
contenuti del programma del più grande sindacato dei lavoratori in
Italia che potrebbe portare verso un documento alternativo. La "rete"
in verità non ha ancora preso una decisione formale. La prossima tappa
è quella di portare la discussione tra i lavoratori e poi a luglio (o
a settembre, a seconda dei tempi che deciderà di darsi la Cgil) la
scelta e il documento vero e proprio. Dalle prime indiscrezioni che
filtrano da Corso d'Italia, infatti, il congresso del 2006 dovrebbe
essere impostato "a tesi" inemendabili e senza la possibilità di
misurare un peso effettivo tra i lavoratori.
Il perno del ragionamento di Cremaschi è rappresentato dal
superamento della fase legata all'attacco a Berlusconi. Se è vero
questo, allora è urgente la ricerca di un modello che non potrà più
rifarsi al "tout ensemble" usato fin qui. Se dovesse continuare quella
linea, infatti, il pericolo è di ritrovarsi con un'altra lunghissima
stagione di concertazione, una "concertazione 2". Ma è possibile
questo in una fase in cui è proprio il salario ad uscire con le ossa
rotte dalla "concertazione 1"? E se questo dovesse avvenire, poi, con
un governo cosiddetto "amico"? «Il collateralismo - dice Cremaschi - è
sempre sbagliato. E l'indipendenza del sindacato è sopra a tutto». I
danni, insomma, si sommerebbero. Ma non è solo questo il tema al
centro della riflessione: la legge 30 è inemendabile e strettamente
collegata al pacchetto Treu. E chi garantisce poi che ci sarà
finalmente un modello di democrazia sindacale in cui i lavoratori si
potranno esprimere sui contratti? «Il nodo - sottolinea Cremaschi - è
pensare a un nuovo modello di sviluppo in cui salari e diritti
crescano non come un risultato del processo ma come una leva del
sistema». Per dirla in due parole: "i risultati vengono con il
conflitto".
Fa. Seba.
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