Congresso Cgil

Le due linee su cui è aperto il confronto nella sinistra sindacale in Cgil.

Da mesi, il gruppo dirigente di “Lavoro e Società” ha deciso di puntare ad un accordo con la maggioranza per arrivare ad un congresso unitario della Cgil.

Le motivazioni che stanno alla base di questa scelta:

  • le si possono rintracciare nel fatto che da almeno 4 anni la burocrazia sindacale di Lavoro e Società ha di fatto evitato di far funzionare l’area nel suo insieme, rinchiudendosi nel formalismo organizzativo e nel falso democraticismo che, valorizzando esclusivamente i componenti dei gruppi dirigenti, ha di fatto escluso la maggioranza dei quadri dell’area dalla partecipazione alla discussione ed alle decisioni, favorendo invece la crescita di gruppi dirigenti ristretti, più affidabili e fedeli all’apparato, sui quale fondare una organizzazione più da cordata che da area programmatica.
  • le si rintracciano nell’assenza di proposta e di iniziativa critica in merito alla contrattazione categoriale e Confederale di questi anni (a parte il facile e scontato interventismo con cui si è seguita la maggioranza CGIL nella giusta battaglia - assente però di piattaforma - contro il Governo di centro destra) e l’affermarsi di un atteggiamento pragmatico e iper-realista di ricerca ad ogni costo di una unità d’azione con la maggioranza, a scapito degli obiettivi della nostra piattaforma congressuale.

E’ chiaro che il venir meno delle coerenze al documento congressuale su cui l’area programmatica aveva ottenuto il mandato degli iscritti ad esistere non è cosa che nasce per caso ma sottintende la scelta politica di una parte della burocrazia sindacale (quella che più esplicitamente si riferisce a G.Paolo Patta, fino ad ieri segretario confederale della Cgil) di accreditarsi come forza interna alla maggioranza, ma desiderosa di una sua autonomia per poter esistere ed essere riconosciuta (non già dagli iscritti ma da un accordo di palazzo) come una corrente ben distinta da poter utilizzare per accreditarsi a tutto campo sia dentro alla maggioranza CGIL che nel confronto politico.

“Lavoro e società” come area programmatica congressuale non esiste di fatto da almeno 3 anni ed ora, in prossimità del congresso, il la sua burocrazia sta organizzando il suo trasloco verso la maggioranza.

Ovviamente non è cosa facile. Ancora la maggioranza non ha dato loro concrete risposte alla richiesta di essere riconosciuti come componente distinta ed autonoma nella maggioranza e va comunque realizzata una qualsivoglia recita democratica per fare apparire che la scelta di passare alla maggioranza è in realtà il risultato, non di una decisione già presa e di pochi, ma di una consultazione dal basso. Giusto per evitare le critiche di burocraticismo ecc. ecc.

Così è che il Coordinamento nazionale di Lavoro e società mette in campo, con il suo documento dell’ 8 marzo 2005, una proposta apparentemente di buon senso che può così essere sintetizzata:

Proviamo ad aprire un confronto con la maggioranza su alcuni punti qualificanti e cerchiamo di acquisire su questi un importante spostamento in avanti della linea Cgil. Se così fosse potremmo decidere di dichiararci disponibili ad un congresso unitario”.

Un ragionamento che viene però accompagnato da una richiesta precisa, una condizione, che potremmo sintetizzare in … 

Il passaggio nella maggioranza deve però prevedere che Lavoro e Societ, come sensibilità politica e come area che fa riferimento a Patta non si scoglie. La maggioranza deve riconoscere all’attuale gruppo dirigente dell’area il diritto di proposta sulla copertura dei posti in apparato sindacale, deve mantenerne l’attuale consistenza numerica nei gruppi dirigenti, e deve permettere a questo gruppo di operare e di presentari esternamente come componente distinta dall’insieme della maggioranza”.

Praticamente si propone un accordo precongressuale tra la cordata Pattina e la maggioranza di Epifani che di fatto salta il confronto e la misurazione del reciproco consenso tra gli iscritti, annichilisce il congresso come strumento di confronto vero, ristrutturando la dialettica politica nell’organizzazione rivalutando l’organizzazione per componenti, o cordate che dir si voglia. Una prospettiva carica di preoccupazioni anche sulla gestione di questo eventuale gruppo di potere che liquiderebbe in un colpo solo la positiva esperienza delle aree programmatiche congressuali. A chi renderebbero conto, a quali sedi di verifica dovrebbero essere vincolati, su quale mandato sarebbero chiamati a giocare il loro ruolo in Cgil, sulla base di quale consenso. La prospettiva è quella della nascita di un vero gruppo di potere che, detentore dell'accordo con la maggioranza, deciderebbe lui chi accreditare come componente della corrente a cui permettere di godere dei privilegi che ciò comporta (permessi, posti in apparato ecc).

Che sia questo il punto cruciale della questione, è dimostrato dal fatto che il documento con cui Lavoro e Società apre quella che viene chiamata la consultazione tra suoi gruppi dirigenti e che contiene i punti definiti come irrinunciabili del confronto con la maggioranza è di una incostistenza paurosa. Dal punto di vista del merito il documento di Lavoro e Società pone alla maggioranza una serie di questioni la cui ovvietà è palpabile e su cui possiamo dare per scontata una disponibilità di recepimento da parte della maggioranza:

  • Lotta contro la globalizzazione e per la difesa dei diritti universali - Contrarietà alla guerra e difesa dell’art. 11 della Costituzione - Per una Europa sociale e dei diritti - Per lo sviluppo sostenibile - Difesa della costituzione contro i tentativi di manomissione da parte del centro destra – Abolizione della legge 30 , della legge Bossi Fini, della legge Moratti e delle ultime manomissioni alla previdenza pubblica operate dal Governo Berlusconi –  Per la difesa del Contratto Nazionale – Per una politica rivendicativa che aumenti il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni – Valorizzazione del ruolo del pubblico – Per politiche di controllo dei prezzi e delle tariffe, - ecc.

Tutti obiettivi già abbondantemente condivisi a parole dalla maggioranza della Cgil, ma sostanzialmente inapplicati e contraddetti nella pratica rivendicativa di questi anni.

Orbene, questo documento e la discussione che l’accompagna hanno dei limiti evidenti.

  • In primo luogo non fa i conti con la pratica. Alla forte iniziativa di contrasto contro l’azione del Governo di centro destra non fa riscontro, da parte della Cgil, una pratica rivendicativa concreta. Si sono subite diverse manomissioni, alle pensioni, al mercato del lavoro ecc, contrastandone i contenuti ma senza proporre piattaforme con contenuti rivendicativi alternativi e finendo in realtà per accettare di  contrattualizzarne le ricadute. E’ il caso del recente accordo sul silenzio – assenso per il trasferimento dei TFR alle pensioni integrative, ed è il caso dei tanti accordi contrattuali che hanno di fatto contrattualizzato l’entrata a regime di diverse tipologie di lavoro precario introdotte dalla legge 30 e delle diverse flessibilità della prestazione..
  • In secondo luogo è questione da non sottovalutare il diverso atteggiamento della Cgil, duro verso il Governo, aperto e costruttivo verso una Confindustria che non nasconde ormai di pensare ad un rilancio della concertazione su basi nuove ma sicuramente peggiorate. Lo dimostrano i tanti CCNL firmati che di fatto si muovono concretamente nell’alveo della logica concertativa, di una ritrivata sintonia contrattuale con le controparti (Federmeccanica a parte per ora) introducendo cedimenti propedeutici alle prossime manomissioni del modello contrattuale. Lo stesso documento di Lavoro e Società è volutamente cauto su questo fronte. Non dice nulla di concreto sui salari (indicizzazione, superamento delle prederminazioni e dei vincoli concertativi ecc) limitandosi a presentare ovvie e scontate parole d’ordine generali, ed in più apre inaspettatamente sul mantenimento della contrattazione del salario variabile, legato alla contrattazione preventiva sul raggiungimenti di certi livelli di produttività e redditività a livello aziendale (premi obiettivo).
  • Sul ruolo del pubblico e sulle privatizzazioni il sindacato ha in questi anni accompagnato senza troppi tentennamenti i processi di privatizzazione avviati (Enel, Poste ecc). C’è da preoccuparsi su quali altre disponibilità potrebbero essere messe in campo con un Governo di centro sinistra.

Il documento di Lavoro e Società non tiene conto di tutto questo anche perché ha difeso e sostenuto diversi di quegli accordi che contengono le contraddizioni prima ricordate e perché è sostanzialmente allineato sulle posizioni della maggioranza per quanto riguarda le politiche industriali e le privatizzazioni.

Il documento di Lavoro e Società si presenta così per quello che è. Semplicemente un veicolo attorno a cui tenere aperta la discussione vera che è e rimane quella dell’ottenimento di un Patto tra le burocrazie sindacali per il riconoscimento alla sua sopravvivenza come componente distinta, come corrente, all’interno della maggioranza.

A dimostrare ciò sono i diversi incontri organizzati con la maggioranza per verificare fino in fondo l’eventuale comunità di vedute. Incontri che hanno di fatto sorvolato sul merito (risoltosi quasi sempre con grandi pacche sulle spalle) impegnandosi invece in impegnative discussioni sulla necessità di avere ampie garanzie, in cambio di un accordo sul documento unitario, per permettere al gruppo di Patta di potersi dichiarare anche dopo il congresso come sensibilità politica, distinta e riconosciuta all’interno nella uova maggioranza, mantenendo però gli stessi poteri di un'area programmatica congressuale.

La stessa consultazione tra i gruppi dirigenti dell’area, ed il modo con cui è organizzata e condotta, lo stanno a dimostrare. Si fanno riunioni dove non si vota, dove semplicemente si misura l’umore dei presenti. I documenti conclusivi delle riunioni vengono spesso scritti giorni dopo la riunione e spesso proposti come conclusivi di quella riunione senza che nessuno abbia potuto discuterli e votarli. E, soprattutto si fanno riunioni solo tra i ristretti gruppi dirigenti, escludendo da ogni coinvolgimento il corpo militante dell'area (la maggioranza dell'area, la sua base congressuale non sa neppure che esista una discussione di questo tipo).

Ciò nonostante anche in riunioni così fatte emergono chiare ed evidenti le contraddizioni.

In particolare è evidente come in molti dei documenti usciti si pongano questioni che stridono di fatto con l’impianto del percorso avviato da Lavoro e Società nazionale, sia chiedendo che una vera consultazione di tutta la base congressuale per decidere cosa fare al congresso, venga avviata solo quando si sapranno le posizioni della maggioranza, sia chiedendo subito e prima una assemblea nazionale dell’area per mettere a punto la posizione dell’area stessa. I contibuti di merito che vengono da molti territori spingono ben oltre le posizioni dell’area nazionale, indicando chiaramente punti assai più impegnativi e di sostanziale contraddizione con la pratica recente della maggioranza.

Ma queste contraddizioni, la ricchezza di questo dibattito, scompaiono poi quando si leggono i bollettini trionfali pubblicati sulla rivista nazionale dell’area dalla quale apparirebbero non esistere posizioni contrarie o critiche sul processo avviato e sulle sue modalità e finalità. E questo perché al gruppo dirigente nazionale dell’area non interessano i contributi che emergono dalla pur limitata discussione avviata per dimostrare l’esistenza di una consultazione. Ad interessare è solo la conclusione della trattativa avviata con la maggioranza sul riconoscimento della possibilità di costituire una propria corrente nella nuova maggioranza. Questi hanno già deciso per il documento unitario e solo la mancanza di un accordo sui posti potrà far loro cambiare idea.

Finalmente qualcosa si muove.

Il 28 aprile, a Roma, 150 compagni di diversi territori e strutture, delegati, componenti del direttivo nazionale Cgil, di segreterie categoriali e territoriali, ci hanno provato a dire che qualcuno non è d’accordo su questo percorso ed hanno proposto un approccio diverso.

Prendendo per buono l’assunto che sia ormai aperto un confronto con la maggioranza per verificare la possibilità o meno di una gestione unitaria del prossimo congresso, questi compagni propongono però uno schema che pone alla maggioranza poche ma sostanziali ed impegnative questioni come ad esempio:

  • Il superamento della linea concertativa in ogni forma questa venga riproposta
  • Difesa dei salari e delle pensioni anche attraverso una rivalutazione ed una riconquista dei sistemi di indicizzazione automatica
  • Una democrazia sindacale fondata sul voto (referendum) dei lavoratori, sia sulle piattaforme che sugli accordi.
  • Per un rilancio della previdenza pubblica, contro la privatizzazione della pensione

Praticamente qualcosa di più concreto ma anche di meno ambiguo. Questi compagni, e tanti altri con loro, sanno bene che la battaglia in Cgil per una vera svolta di linea non si è conclusa con le grandi manifestazioni contro il Governo Berlusconi.

L’affermazione che la Cgil si sia emancipata dalla linea e dalla pratica concertativa non corrisponde al vero, ed i rischi di un rilancio e di una più forte sottomissione concertativa alle necessità del mercato e delle politiche di bilancio dello stato sono tanto più forti quanto più aumenta la possibilità di un ritorno del centrosinistra al Governo del Paese. D’altro canto sono già sotto gli occhi di tutti le nuove e maggiori  aperture di credito che la stessa Cgil ha messo in campo nei confronti della Confindustria, soprattutto ora che questa ha deciso di sganciarsi dai destini del Governo di centro destra.

Vedremo quali proposte farà la maggioranza della Cgil per il dibattito al prossimo congresso, ma già da quanto è stato annunciato nell'ultimo direttivo nazionale Cgil (quello che ha istituito le commissioni congressuali) possiamo affermare che non si vede nulla di nuovo se non la riproposizione di un rilancio del modello concertativo, oltretutto a rischio di peggioramentto dovendo questi recepire le nuove richieste manomissorie di Confindustria e di Cisl-Uil che puntano esplicitamente ad una rivalutazione degli accordi decentrati e territoriali a scapito dei contratti nazionali. Abbassare la guardia, rinunciare a tenere aperto e vivo nell'organizzazione e nel confronto con gli iscritti la forte richiesta di una vera svolta sindacale sarebbe un errore imperdonabile.

Quindi va smontata la questione posta dalla cordata Pattina per cui l’accordo con la maggioranza può essere fatto solo se a questa viene riconosciuto il diritto di costituirsi come sensibilità organizzata in seno alla maggioranza. Quindi va ribaldata la questione. Non ci può essere accordo con la maggioranza se questa non metterà la parola fine alle illusioni concertative e se questa non riconoscerà la necessità di una nuova e forte iniziativa sindacale e contrattuale per liberare il lavoro da tutte le subordinazioni che in questi ultimi dieci anni ha dovuto subire anche per colpa di una linea sindacale concertativa, sbagliata ed inefficace.

Con l’iniziativa del 28 aprile a Roma è stata finalmente messa in campo una lettura diversa della realtà e con altrettanta forza è stata posta la questione del “che fare” partendo dalle questioni del merito sindacale e non dalle necessità dei gruppi dirigenti che cercano oggi di ridisegnare le nuove geografie correntizie nell’organizzazione. Finalmente è scesa in campo una proposta di linea e di percorso diversi che sicuramente favorirà la discussione ed il confronto,molto di più di quanto la finta consultazione avviata dall’attuale gruppo dirigente di Lavoro e Società riesca a fare.

Nei prossimi giorni dovrebbe essere disponibile il documento (ora in fase di stesura) uscito dalla discussione del 28 aprile scorso. Da quel momento dovranno iniziare icontri e discussione in tutti i territori ed in tutte le categorie per dare forza, nel dibattito in Cgil, ad una linea maggiormente ed esplicitamente rivendicativa nei confronti della maggioranza, ad una rete che non esclude (anzi che ritiene difficilmente evitabile) la necessità di prepararsi al prossimo congresso Cgil con un documento alternativo a quello della maggioranza

29 aprile 2005

 

Delegate e delegati che si riconoscono nel movimento “Per un coordinamento nazionale delle Rsu”

 

 

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