VERSO IL CONGRESSO CGIL
per un documento alternativo


LA DESTRA CONTRO LA SCUOLA


Quando Berlusconi vinse, il popolo della scuola pensò: "Riempiranno di soldi le scuole private". Invece hanno scelto un’altra strada: Distruggere, prima di tutto, la scuola pubblica.

La destra ha fatto tesoro della lezione dei buoni scuola distribuiti dalle regioni dove governava: non sono serviti ad aumentare le iscrizioni alle private. La gente continua ad iscrivere i figli alla scuola pubblica. Per questo la destra ha puntato alla sua dequalificazione. I tagli agli organici rispondono anche a questo disegno.

A ciò si somma la politica di ridimensionamento dello stato sociale nella cui logica si inscrive il tentativo di eliminare il tempo pieno alle elementari.

Infine si tratta di una destra che intende utilizzare la scuola come strumento di dominio ideologico (l’attacco a Darwin e allo studio storico del Novecento) e di conservatorismo sociale.

Grazie alla Moratti, infatti, l’Italia vanta un primato storico: è il primo Paese al mondo ad aver retrocesso l’età dell’obbligo (dai 15 ai 14 anni).

E’ all’interno di questo grumo reazionario che si situa l’idea di costringere i bambini a scegliere a 12 anni il proprio destino di vita: o liceo (quindi università) o canale professionale (quindi lavoro manuale). Una scuola di serie B che non porta al diploma e non dà accesso all’università. Le scuole che sono attualmente frequentate da gran parte dei figli di lavoratori (gli Istituti Tecnici e Professionali) e che assicurano un livello culturale che permette l’iscrizione a qualsiasi facoltà vengono eliminate.



IL POPOLO DELLA SCUOLA CONTRO LA DESTRA

La reazione contro la riforma Moratti è nata dal basso. Un movimento di genitori, insegnanti e studenti, spesso non politicizzati ma assolutamente determinati a difendere la scuola pubblica.

La percezione della capillarità e della forza di questo movimento non è sfuggita alla Moratti che, su una serie di questioni, è stata costretta a fare marcia indietro. La riforma Moratti doveva essere attuativa già da un pezzo, ma, grazie alla pressione popolare, è ancora a metà del guado.
Nonostante questo movimento abbia mantenuto un atteggiamento di rigorosa autonomia dagli schieramenti politici, nei luoghi in cui esso è più attivo, come a Milano, è stato determinante nel riorientare a sinistra una fetta di popolazione, come è risultato evidente nelle
elezioni provinciali.

A Milano il movimento è riuscito a mobilitare larghe masse (come il 14 febbraio dell’anno scorso: 40.000 persone) con una modalità di funzionamento orizzontale (nessun leader è
riconoscibile), basista (sono i comitati di scuola che decidono), aperto (il sito di Retescuole ne è un esempio concreto) che avrebbe molto da insegnare anche al sindacato.

Sono queste caratteristiche che hanno consentito di rispondere, appena 15 giorni fa, al nuovo decreto della Moratti con l’occupazione di 40 scuole superiori.



CGIL, MORATTI, MOVIMENTO

Quando la riforma Moratti ha cominciato a prendere corpo, la Cgil-scuola ha espresso da subito forti obiezioni. Ma non una opposizione frontale. Influivano sul sindacato settori politici
impegnati nel precedente governo di centrosinistra, la cui politica scolastica è stata una delle cause della sconfitta elettorale del 2001.

Quando è scoppiato il movimento, che da subito ha adottato la parola d’ordine molto radicale dell”abrogazione” della riforma Moratti, anche la Cgil-scuola si è allineata. Da quel momento ha in qualche modo fiancheggiato il movimento: ha offerto possibilità di unificazione nazionale delle lotte (ad esempio con una serie di manifestazioni a Roma) ed ha adottato parole d’ordine avanzate che andavano al di là del semplice “no” alla riforma (obbligo scolastico ai 18 anni).

Il problema è che il sindacato si è mostrato un buon “fiancheggiatore”, ma un tiepido “promotore”. Il movimento era ed è un movimento delle grandi città, soprattutto del centro nord. Là dove il movimento non poteva arrivare, la Cgil si è guardata bene dallo svolgere il compito di organizzatrice sociale del dissenso, come avrebbero potuto essere.

Non si può dire che la riforma Moratti non sia tema di pertinenza sindacale: a regime essa comporterà la soppressione di più di 100.000 posti di lavoro. Che accadrebbe in Italia se in un comparto industriale si mandasse a casa tanta gente? Come minimo uno sciopero. Eppure la Cgil scuola in questi tre anni non ha convocato alcuno sciopero specifico contro la riforma Moratti. La ragione è molto semplice: ha preferito preservare l’alleanza con Cisl e Uil (interlocutorie verso la riforma Moratti) invece di dare un segnale dirompente di opposizione.



NECESSITA’  DI UN DOCUMENTO ALTERNATIVO

E’ vitale, per la scuola, che si mantenga all’interno della Cgil una dialettica tra aree distinte e legittimate dal voto della base. Giustamente lo stesso statuto valorizza questa dialettica interna come elemento di crescita democratica.

E’ ormai certo, speriamo, che il prossimo governo sarà diretto dall’Unione. Ebbene, proprio sul terreno della scuola il nostro schieramento politico si è mostrato nella sua passata prova di governo terribilmente miope: la scuola è stato il settore dove le prime due finanziarie del governo Prodi hanno tagliato di più, l’unico movimento di massa antigovernativo (in occasione del “concorsone” di Berlinguer) è stato quello degli insegnanti, il governo Amato ha firmato il contratto della scuola con un ritardo 15 mesi.

Ci auguriamo che non sarà più così, ma non ci dimentichiamo che la Cgil è stata il principale veicolo nelle scuole delle impopolari riforme berlingueriane. Del resto viviamo in una dinamica economica mondiale dove, come dimostrano i tentativi di Cancun e della direttiva Bolkenstein di privatizzare i servizi, si farà sempre più forte la pressione su tutti gli schieramenti politici di “liberare” le enormi risorse destinate alla scuola, oggi considerate dai grandi poteri mondiali come investimenti improduttivi assurdamente svincolati da logiche di profitto. E’ necessario dunque che esista un pezzo di sindacato che con certezza non sarà coinvolto dalle logiche del
“governo amico”.

Vi è anche un’altra ragione che depone a favore della costruzione di un documento alternativo.
Se sul terreno del posizionamento politico la Cgil ha preso posizioni che tutti abbiamo condiviso, su quello di natura squisitamente sindacale i passi in avanti sono stati davvero pochi. La Cgil scuola si è accorta con troppo ritardo che riforme da lei difese (come quella che ha visto un enorme aumento dei dirigenti scolastici) hanno nei fatti favorito un iniziale processo di aziendalizzazione delle singole istituzioni scolastiche. Si persegue anche negli ultimi contratti il disegno di rompere l’egualitarismo che vige nei vari gradi di scuola promuovendo meccanismi di carriera, assai malvisti dalla categoria. Si esita invece a mettere al centro l’urgenza della questione salariale, la necessità di parificare gli stipendi dei vari gradi di scuola, e di risarcire un personale ata bistrattato più di chiunque altro dagli ultimi rinnovi e sottoposto, con i tagli, a secchi aumenti dei ritmi di lavoro. 

Infine, al di là delle parole, nella scuola non si è fatto un solo passo in avanti sul terreno della democrazia sindacale. Gli ultimi impopolari contratti non sono mai stati sottoposti al voto dei
lavoratori.



CGIL DALLA BASE

Per tutte queste ragioni è importante costruire in occasione del prossimo appuntamento congressuale un documento alternativo. E’ importante che si costruisca intorno ad esso, anche nella scuola, un’area sindacale che aiuti la Cgil ad interagire con la società, contribuendo alla crescita di movimenti che non possono comprendere solo lavoratori, ma anche studenti e genitori. Un’area che sia garanzia dell’indipendenza del sindacato dal quadro politico. Un’area che anche nella sua vita interna assomigli alla Cgil in cui vorremmo stare: e dunque dove i delegati e le delegate siano determinanti nel definire linea e percorsi. Una Cgil dalla base.

Milano, 27 aprile 2005

membri del direttivo provinciale di Milano della Cgil-Scuola:

Giancarlo Benazzi
Silvana Conedera
Michele Corsi
Ornella Di Munno
Giuseppe Farinella
Salvatore Longo
Giuliana Masiero
Danilo Molinari