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LINEA DI CONFINE
FINANZA CREATIVA COLPO GROSSO ALL´INAIL
MARIO PIRANI
da
Repubblica - 25 aprile
2005
Cosa direste se il governo ordinasse che la vostra casa
vada venduta senza che voi vediate una lira, che il prezzo sarà fissato
dall´acquirente e, infine, che l´ammontare dell´affitto per l´immobile,
fino a ieri vostro, vi verrà imposto dal nuovo proprietario? Nella rubrica
della scorsa settimana ("Finanza creativa, chi vince e chi perde") ho
raccontato come una simile vicenda sia capitata all´Inps e ad altri enti e
quali marchingegni fantasiosi abbia messo in atto il governo pur di fare
cassa.
L´onorevole Visco dei Ds, ex ministro del Tesoro, mi
segnala il testo di alcune sue interrogazioni in proposito, rimaste senza
risposta. Qualche articolo tecnico era inoltre apparso sui giornali, ma la
mancanza di una "traduzione in volgare" aveva lasciato l´opinione pubblica
all´oscuro degli aspetti più strabilianti di una operazione ben diversa
dalle cartolarizzazioni che hanno portato alla vendita, ai vecchi
affittuari o all´asta, degli appartamenti di proprietà dell´Inps e di
altri enti. In questo caso si tratta, invece, di una spoliazione delle
sedi degli enti, che d´ora in avanti per seguitare a funzionare dovranno
pagare un affitto salato. La sorte arride, per contro, all´allegra brigata
che ha costituito, al di fuori di ogni gara, il fruttuoso pool che godrà
di un rendimento del 7,80% del capitale investito. Ne fan parte la
Barclays Capital, la Lehman Brothers, l´Imi S. Paolo, la Royal Bank of
Scotland, la Finnat Euroamerica (finanziaria dei fratelli Nattino), la
Bnl-Fondi e la Pirelli RE.
Il biglietto d´ingresso esclusivo che ha consentito
l´accesso al pool è consistito nell´anticipo versato al Tesoro, sembra di
4 miliardi di euro, al fine di far rientrare il bilancio 2004 nei
parametri di Maastricht.
L´intreccio tra finanza creativa e affari privati avrebbe,
stando a una interrogazione senza risposta di Visco, anche un altro
risvolto: una parte consistente dell´investimento necessario all´acquisto
delle case... sarebbe stato a sua volta anticipato dalla Cassa Depositi e
Prestiti, società finanziaria controllata dal Tesoro. Si configurerebbe,
quindi, una privatizzazione fittizia in quanto autofinanziata per oltre il
40% con risorse dello Stato, sia pur dietro il paravento della Cdp, nella
speranza di spacciarla a Bruxelles come una vendita reale. Secondo le
cifre di Visco il pool emetterebbe azioni proprie per 1,6 miliardi di
euro, pari al 40% del valore degli immobili, mentre per il restante 60%,
pari a 2,4 miliardi, ricorrerebbe all´indebitamento, cui corrisponderebbe
una emissione di obbligazioni.
Nel frattempo, dopo la vicenda Inps, emerge quella dell´Inail,
l´ente assicurativo contro gli infortuni sul lavoro e le malattie
professionali. Si tratta di un pilastro del nostro Welfare, tenuto conto
che l´Italia ha il primato negativo di un milione di infortuni sul lavoro
l´anno, con una media di tre morti al giorno. Anche in questo caso il
governo ha proceduto alla confisca forzosa di 18 sedi regionali,
attraverso la procedura ormai nota.
Gli immobili, valutati 388 milioni di euro, sono stati
ceduti per 249 con un utile in partenza per l´acquirente di 139 milioni.
Per contro i vecchi proprietari sono obbligati a pagare un affitto per 18
anni. Fin qui l´ormai scontato copione, anche se il Consiglio di
vigilanza, dove sono presenti le parti sociali, ha denunciato come con la
cessione vengano "gravemente depauperati i capitali immobiliari che
coprono le riserve costituite per far fronte agli impegni futuri nei
riguardi degli infortunati e tecnopatici" (colpiti da malattie
professionali). Ma c´è di più. L´Inail ha un attivo annuo di 1.500 milioni
e riserve notevoli dei bilanci precedenti. I sindacati vorrebbero che
questo attivo, proveniente dai contributi di lavoratori e imprese, venisse
impiegato per migliorare le prestazioni, fare opera di prevenzione
antinfortunistica e per la riabilitazione degli infortunati. Il governo è
di tutt´altro avviso. Lo sbandierato decreto sulla competitività impone
infatti, all´art. 35, che le riserve dell´Inail siano destinate al
finanziamento di imprecisate infrastrutture, attraverso le modalità del
project financing e, cioè, di quei progetti pubblici finanziati da
capitali privati, in cambio dei futuri proventi di gestione (ad esempio le
autostrade).
E se qui non si tratta di privati ma d´un ente pubblico,
la via d´uscita è presto trovata: l´Inail, con l´apporto dei suoi
proventi, dovrebbe dar vita all´Invest, una società d´investimenti che
provvederà alla bisogna. Cioè a finanziare la competitività coi contributi
antinfortunistici dei lavoratori!
Una pensione in affitto
Prima gli immobili, poi le spiagge. La nuova ondata
di finanza alla Tremonti
Per fare cassa il governo si è venduto tutto il patrimonio immobiliare
degli enti previdenziali (Inps e Inpdap) e dell'Inail. Il valore di
mercato è crollato. Gli enti obbligati a pagare l'affitto. La «finanza
creativa» eroderà le casse e quindi le prestazioni: pensioni e infortuni
sul lavoro
PAOLO ANDRUCCIOLI
Quelli che stiamo per raccontare sono esempi di
finanza creativa «alla Tremonti», con effetti distruttivi sul patrimonio
pubblico e sui diritti dei cittadini. Si tratta in questo caso della
vendita, o svendita degli immobili dell'Inps, dell'Inpdap e dell'Inail,
adibiti «ad uso strumentale», ovvero gli uffici, che sono stati ceduti dal
governo Berlusconi a una finanziaria costituita per l'occasione, la Fip,
che ha poi costretto gli stessi enti a pagare un affitto considerevole per
poterli utilizzare nel normale svolgimento delle loro funzioni. Il «colpo»
è avvenuto poche ore prima del Natale dello scorso anno, ma è passato
quasi inosservato, fatta eccezione per due recenti articoli di Mario
Pirani su la Repubblica. Lo stesso Pirani si è lamentato con i suoi
colleghi giornalisti che si sarebbero fatti sfuggire uno scoop di questa
portata, anche se poi egli stesso ha tralasciato di ricordare le svariate
iniziative di lotta messe in atto in questi mesi dalle Rdb, le
rappresentanze sindacali di base e le proteste formali dei consigli di
vigilanza degli stessi enti, nonché i ricorsi al Tar. Ma veniamo ai fatti.
Vendesi uffici
Si tratta di un'operazione che dovrebbe fruttare circa 4 miliardi di euro
per le casse dello Stato, ma che inciderà inevitabilmente sulle casse dei
due principali enti previdenziali pubblici, Inps e Inpdap e dell'istituto
preposto all'assicurazione pubblica sul lavoro, l'Inail. Tutti gli uffici
di questi enti sono stati messi in vendita attraverso un complicato
sistema di scatole cinesi finanziare e cartolarizzazioni e gli enti sono
ora costretti a pagare l'affitto, che nel caso dell'Inps raggiunge la
ragguardevole cifra di 29.686.560 euro solo per il primo anno. Cominciamo
quindi dal caso dell'Inps. Con il decreto emanato al tempo della
discussione sulla finanziaria 2005, il governo ha praticamente sottratto
43 immobili dell'Inps e li ha trasferiti al Fip, il Fondo immobili
pubblici, creato dal Ministero dell'economia. La «strutturazione» del
Fondo è affidata a un consorzio di banche che sono state selezionate con
«procedura competitiva». Le banche coinvolte sono di grosso calibro: Banca
Imi Spa, Barclays Capital, Lehman Brothers International (Europe) e The
Royal Bank of Scotland Plc. La gestione dello stesso Fondo sarà demandata
a una Sgr, una società di gestione del risparmio, la Investire Immobiliare
Sgr spa, che è stata a sua volta selezionata dalle banche. Il patrimonio
complessivo degli uffici Inps, Inpdap e Inail è stato quindi «trasferito»
al fondo. Lo scopo ufficiale dell'operazione è quello di valorizzare il
patrimonio immobiliare pubblico, utilizzarlo in modo più razionale e di
ridurre i costi di gestione degli immobili stessi. Ma gli effetti finali
di tutta l'operazione smentiscono i propositi e avranno ricadute molto
pesanti.
Una finanziaria
La finanziaria costituita per l'occasione dal Mef, il ministero
dell'economia e delle finanze è divenuta titolare di un patrimonio
costituito complessivamente (ovvero per tutti e tre gli enti pubblici
coinvolti) di 396 immobili che dovrebbero valere circa 3, 5 miliardi di
euro. Gli immobili sono stati scelti e valutati da un gruppo di esperti
indipendenti che sono stati nominati dal pool di investitori coinvolti
nell'operazione. Gli stessi immobili - 43 appunto nel caso dell'Inps -
sono stati ceduti al fondo Fip che poi li ha dati in gestione al demanio.
Il demanio a sua volta chiede l'affitto all'Inps e agli altri due enti
coinvolti. Dove sta il guadagno? Sta nelle obbligazioni emesse dal Fip a
favore del gruppo di investitori che godranno del diritto di
compravendita. Le banche anticipano dunque il valore degli immobili che
risultano così cartolarizzati e ci guadagnano con gli interessi.
L'assurdità di questa speciale cartolarizzazione è stata messa in evidenza
dal presidente del Civ, il consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inps,
Francesco Lotito che è stato ascoltato nel corso di un'audizione dalla
Commissione lavoro pubblico e privato della Camera. Lotito ha spiegato che
il prezzo di vendita dei 43 immobili dell'Inps trasferiti al Fondo
immobiliare è di 667.947.600 euro. La rendita di affitto, dividendo il
prezzo complessivo per i metri quadrati di uffici che sono stati ceduti,
sarà pari al 7,81% del valore «capitario» degli immobili.
Come si vede, si tratta di una rendita molto alta. Lo stesso presidente
Lotito parla di «una rendita di gran lunga più elevata rispetto agli
standards di redditività di tutti i valori mobiliari e immobiliari
presenti sul mercato». Se la rendita è alta, per favorire i protagonisti
finanziari dell'operazione, al contrario il prezzo al metro quadrato degli
immobili dell'Inps ceduti risulta a questo punto molto basso. Il prezzo al
metro quadrato risulta infatti pari a 1.784.6 euro. E' evidente che è uno
dei prezzi di immobili a uso ufficio più bassi, sia per quanto riguarda le
medie della capitale, sia per quanto riguarda le medie di altre città. A
Roma si sono registrati prezzi al metro quadrato di ben altra portata.
Qualche giorno fa, tanto per fare un esempio, è girato un annuncio nella
capitale che sembrava inventato: un ufficio messo in vendita al modico
prezzo di 12 mila euro al metro quadrato, zona via Lega Lombarda.
Naturalmente si è trattato di una esagerazione, ma i 1.784 euro degli
immobili Inps grida comunque allo scandalo. E' evidente che siamo in
presenza di una svendita del patrimonio immobiliare del più grande ente
previdenziale pubblico. Anzi del più grande ente previdenziale d'Europa,
come ricorda giustamente il presidente Lotito.
Contratto capestro
Non tratta poi solo di svalorizzazione del patrimonio (che poi è
esattamente l'opposto dei presupposti di un'operazione che sulla carta
puntava alla «valorizzazione del patrimonio»). Si tratta anche di un
contratto di locazione che è completamente a sfavore dell'Inps. L'istituto
previdenziale che è stato messo sotto accusa per i costi di gestione e che
viene sempre indicato come un ente a rischio per la veloce trasformazione
demografica del paese (troppi pensionati, si dice, e pochi lavotori che
pagano i contributi), viene ora appesantito da un affitto stabilito da
altri con criteri assolutamente fuori mercato. L'Inps è infatti obbligato
a tenere in affitto per nove anni gli stabili a un canone annuo che
capitalizzato a un tasso annuo del 7,81% (la rendita stabilita)
consentirebbe di riacquistare la proprietà ceduta in otto anni. Sempre
secondo il presidente Lotito si tratta di un'operazione tutta a perdere
per l'ente perché in ogni caso, «la somma che probabilmente verrà
incassata quale corrispettivo degli immobili ceduti verrà erosa in 10
anni. «L'effetto economico patrimoniale dell'operazione è devastante:
riduzione del patrimonio e crescenti costi di gestione».
E sì perché si è scoperta poi anche un'altra piccola sorpresa in corso
d'opera. Mentre gli uffici dove lavorano i dipendenti dell'Inps non sono
più dell'Inps, la manutenzione ordinaria e straordinaria spetta sempre
all'Inps. Come dire: cornuti e mazziati.
Chi paga? Sempre le casse dell'Inps che sono foraggiate dai contributi dei
lavoratori in attività che - secondo l'ormai famoso principio della
ripartizione - pagano le pensione ai lavoratori che sono usciti dal ciclo
produttivo. I costi della gestione degli immobili Inps che non sono più
dell'Inps incideranno in modo rilevante sui prossimi bilanci di un ente
che continua poi a sostenere costi impropri quali gli interventi in
ammortizzatori sociali. E' anche nota la polemica sulla mancata divisione
tra i costi dell'assistenza e della previdenza dell'Inps, modo di
contabilizzare le spese che sballa le percentuali e fa apparire (in modo
falsato) le pensioni pubbliche italiane tra le più onerose in Europa.
L'operazione Inps che è stata attivata nel dicembre scorso è stata
osteggiata dal Consiglio di vigilanza dello stesso ente, mentre il
presidente dell'Inps è stato costretto alla presa d'atto. La decisione è
stata del governo e il ministro del welfare Maroni ha promesso di mettere
in riga lo stesso Consiglio di vigilanza che rappresenta i lavoratori.
A proposito di lavoratori. Lo sapete con quali soldi erano stati
acquistati nel corso degli anni quegli immobili che oggi risultano ceduti?
Con i soldi dei lavoratori, ovvero con i contributi versati all'Inps e poi
investiti. Vedremo in un'altra puntata che cosa sta per succedere con
questa speciale cartolarizzazione e con le altre due operazioni che
riguardano l'Inpdap (ente previdenziale dei pubblici) e l'Inail.
(1. continua)
Le cifre della grande svendita dell'Inps
L'operazione del Ministero dell'economia si inquadra
nel filone finanza creativa. Solo per quanto riguarda l'Inps sono stati
venduti o messi in vendita 43 immobili per una metratura complessiva di
373.267 metri quadrati. Prezzo di vendita complessivo è di 667.947.600
euro. L'affitto annuale previsto ammonta a 52.217.921 euro. Nell'audizione
del presidente del Civ, Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inps,
presso la commissione lavoro della Camera, si legge che in base a queste
cifre, la rendita d'affitto sarà pari al 7,81% del valore capitario degli
immobili, «rendita di gran lunga più elevata rispetto agli standards di
redditività di tutti i valori mobiliari e immobiliari presenti sul
mercato».
Come in tutti i giochi un po' truccati, anche in questo caso gli elementi
giocano a favore di chi ha condotto il gioco. Se infatti la rendita è tra
le più alte, il valore al metro quadro degli immobili è sceso ai livelli
più bassi del mercato. Il prezzo al metro quadrato degli immobili Inps
venduti risulta pari a 1.784,6 euro. L'affitto di cui si dovrà far carico
l'Inps per il primo anno è pari a 29.686.560 euro. L'ente pubblico
previdenziale è dunque costretto a pagare un affitto tale che in otto anni
avrebbe permesso il riacquisto degli immobili stessi.
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