Sulla risposta del compagno Tosini alla lettera con cui Giorgio Cremaschi e Wilma Casavecchia hanno dichiarato di non condividere i contenuti del documento approvato dalla maggioranza del Coordinamento nazionale di “Lavoro e Società” per andare al confronto con la Maggioranza della Cgil sulla possibilità di un documento unitario al prossimo congresso.

Non è ovviamente nostra presunzione rispondere alle osservazioni di Tosini per conto dei compagni Cremaschi e Casavecchia, ma ci permettiamo di fare alcune considerazioni (in blu scuro nel testo dell'articolo di Tosini riportato in fondo a questa pagina), più che altro perchè ci sembra doveroso rilevare l'inconsistenza delle osservazioni sollevate e la scarsa capacità dell'area ad interloquire con le critiche che vengono portate nel merito delle posizioni da questa assunte.

I compagni dell'area (in questo caso il compagno Tosini) sembrano non voler onsiderarecome alla loro proposta di percorso per un documento unitario si confronta, con pari dignità e legittimità, una proposta diversa che ritiene ancora necessario ed utile portare una mozione alternativa al prossimo congresso.

Democrazia vorrebbe (essendo la nostra un'area programmatica e non un luogo, proprietà esclusiva di alcuni) che di fronte ad una scelta così importante si aprisse una vera discussione. La preoccupazione di chi governa oggi l'area non sembra invece quella di costruire una vera consultazione interna per mettere le varie opzioni a confronto e permettere alla base dell'area una vera partecipazione e la possibiità di orientare e influenzare una decisione finale. Ciò che stiamo notando è invece una operazione di liquidazione di ogni proposta contraria e diversa da quella portata avanti dal coordinamento nazionale dell'area. La consultazione viene infatti limitata ai soli gruppi dirigenti (cancellando così in un colpo solo quel riferirsi alla base congressuale che era una delle caratteristiche di Alternativa sindacale prima e di Lavoro e Società poi). La stesa consultazione avviene poi in maniera assai disomogenea e (volutamente ??) disorganizzata. In effetti si tengono attivi e riunioni quà e là, ma senza una programmazione precisa, quasi casuale. Nella maggioranza delle riunioni sin qui tenute non si è votato nulla (Chimici nazionale, Cgil Monza, Filcams Veneto, Cgil Lombardia, ecc..) e si è registrata una vasta insofferenza verso questa fretta ad andare ad un accordo con la maggioranza (sia sul documento congressuale e, di conseguenza, sia sui posti negli apparati). Non abbiamo visto quindi folle plaudenti nei confronti dell'ipotesi avanzata dal Coordinamento Nazionale dell'area e difesa da Tosini nel suo articolo. Abbiamo visto in compenso errori (o forzature ?) grossolani come quella di annunciare la votazione alla riunione di LSCR Lombardia con 33 voti favorevoli alla posizione del coordinamento nazionale e 2 contrari. Una bufala vera e propria, sia perchè a quella riunione non si è votato e sia perchè, se si fosse votato (visti gli interventi nella riunione) c'era il rischio di un risultato probabilmente più controverso.

Lo stesso atteggiamento verso le critiche o verso chi propone invece di ragionare su una mozione alternativa è immediatamente riportato a due concetti semplici quanto sbagliati. "I compagni devono capire e capiranno, gli faremo capire .....intanto fidatevi di noi che siamo da anni in prima fila", oppure l'idea che proporre una mozione alternativa sottintenda una volontà di attacco all'area ed alla sua burocrazia, quindi di un complotto ordito per dare dispiacere a qualcuno. Un'idea che chiude a priori ogni possibilità di confronto e pone la questione unicamente dal punto di vista "o stai con me o conto di me".

Sembra che non si riesca a capire che il documento, con cui il Coordinamento nazionale dell'area si propone di aprire un confronto con la maggioranza della cgil, è legittimamente criticabile e che non può essere presentato come il "verbo", come l'unica ipotesi su cui l'area deve ragionare.

Ma vediamo ora l'articolo di Sergio Tosini (Cgil Nazionale) apparso sul periodico nazionale - num. 10/2005 di Lavoro e Società.

Partecipazione, rappresentanza, decisione consapevole - di Sergio Tosini - Cgil Nazionale

Questo intervento vuole affrontare le posizioni espresse dal compagno Cremaschi e dalla compagna Casavecchia nelle loro lettera di presa di distanza dalle posizioni assunte dal Coordinamento Nazionale di Lavoro Società – Cambiare Rotta. Per il compagno Cremaschi mi rifarò anche ad un articolo da lui pubblicato nella rivista informatica Critica Sindacale. Nella lettera si sostiene che un congresso “non a documenti alternativi” sarebbe una regressione; ma se i contenuti fossero, sostanzialmente, quelli da noi posti, come faremmo a parlare di regressione? Gli stessi compagni prevedono che ci possano essere delle diversità da sottoporre a verifica congressuale. Se ci saranno, niente toglie di presentare alla verifica congressuale, su questi punti, posizioni diverse. Vogliamo verificare se questi eventuali punti stanno all’interno di un impianto largamente condiviso. Il fatto che sia LSCR a proporre una sfida per una verifica unitaria può sorprendere solo chi considera l’unità appiattimento e capitolazione di un punto di vista, e non la tensione che dovrebbe informare chi opera tra i lavoratori e nel sindacato.

Un bel giro di parole che però non risponde alle obiezioni sia di Cremaschi e Casavecchia, che di altri. Il fatto è che nel documento del Coordinamento Nazionale di Lavoro e Società, non si comprende quali siano le posizioni che si propongono al confronto con la maggioranza. (A riguardo potete leggere l'interessante articolo che analizza il documento citato, scaricando il numero di marzo della Rivista di Critica Sindacale). Il documento a cui Tosini fa riferimento è così generico (e tale è stato considerato anche in molti interventi nelle riunioni che la stessa area ha organizzato) da apparire più come un vassoio per contenere l'offerta alla maggioranza di una disponibilità (e voglia) dell'area di andare ad un documento congressuale unitario, che non una base di confronto su proposte precise. La risposta di Tosini alle obiezioni di Cremaschi e Casavecchia si dimostra così per quello che è, un tormentone metodologico, intriso di ovvietà che non dice nulla di importante e di comprensibile. (Non ce lo deve certo dire Tosini che, se la maggioranza accettasse ad esempio di abbandonare la concertazione, di indicare i limiti della precedente contrattazione e quindi i passare ad una diversa politica salariale e vertenziale, ecc. ecc, allora tutti non troveremmo motivi per una mozione alternativa, .... il fatto è he così non è). Tosini avrebbe fatto meglio, se il suo intento era quello di convincere i titubanti, a spiegare lui su quali reali contenuti e con quali concrete proposte la sinistra sindacale pianta i suoi paletti per una gestione unitaria del congresso. Ad esempio, se siamo per la dfesa del contratto nazionale, vuol dire che siamo per il superamento di qualsiasi riedizione di vincoli e di prederminazioni a priori della politica salariale dellaCgil ??. Limitarsi a dire (come per altro fa anche la maggioranza) che siamo per la difesa del CCNL è dire una cosa ovvia e vuota se non specificata nei contenuti.

Alcuni compagni vanno dicendo in giro “noi ci proviamo a fare il documento alternativo, se poi non riesce, ritorniamo a fare il congresso con LSCR”...

Questa è una novità, una notizia, (che non risulta a nessuno di noi nè a tanti a qui abbiamo chiesto) ma in realtà propendiamo per pensare che si tratti solo di una frase fatta per permettere e giustificare il pistolotto successivo .........

...Se non si condivide non si può tornare a dire di condividere per opportunismo, con lo scopo di utilizzare la stessa tattica che portò alla rottura fatta in congresso nazionale quando nacque l’Area dei Comunisti della CGIL. Lavoro Società – Cambiare Rotta è una aggregazione nella CGIL alla quale iscritti, delegati e dirigenti partecipano liberamente a titolo individuale perchè si riconoscono nelle proposte dell’area e vogliono parteciparvi. Sta alla libera scelta di ognuno praticare le convergenze sempre necessarie in un’area plurale oppure scegliere altre strade.

La frase di prima permette a Tosini di presentare l'area come il regno della democrazia, della corrtettezza e della partecipazione, una barriera contro gli opportunismi. In realtà dimentica alcune cose. In primo luogo l'area programmatica, per sua natura, dovrebbe operare su un preciso mandato della sua base congressuale e dovrebbe rendere conto a questa dei suoi obiettivi congressuali. Una pratica che da anni non si vede più nell'area. Tosini invece ribalta il concetto affermando che l'area esiste a prescindere da una base congressuale, a cui gli iscritti aderiscono, se vogliono. Un ribaltamento utile e necessario a sostenere l'idea di chi, nell'area, pensa sia al documento unitario e poi (in ragione di un patto con la maggioranza) a vedersi riconosciuto il diritto di avere posti in apparato in quanto aggregazione a prescindere. Tutto il contrario di un'area programmatica in realtà, ma la riproposizione di un'aggregazione correntizia. La stessa e giusta critica che in questi anni abbiamo diretto verso esperienze come l'area dei Comunisti ecc.

Cremaschi e Casavecchia non condividono i giudizi sulla FIOM contenuti nel documento del Coordinamento Nazionale di LSCR e propongono in alternativa di fiommizzare la CGIL. Si propone di sostituire il concetto di “autonomia” con quello di “indipendenza”. Dal punto di vista del significato delle parole, “indipendenza” rimanda ad una sorta di autosufficienza e di rottura con la politica dietro la quale si nasconde la tentazione a ridurre l’azione sindacale al puro esercizio dei rapporti di forza sui luoghi di lavoro.

A non condividere i giudizi dell'area sulla Fiom sono in molti, alla base dell'area, come nei suoi apparati. Ciò detto è chiaro che (ma nessuno lo crede, nemmeno Cremaschi pensiamo) non si può pensare di ridurre l'azione sindacale ai soli rapporti di forza nei luoghi di lavoro, ma è tanto vero però che essendo comunque i rapporti di forza nei luoghi di lavoro l'aspetto determinante dell'azione sindacale (e non solo), dietro le parole di Tosini si teme infine di leggere una valutazione esagerata del ruolo che dovrebbero avere invece i politicismi ed i tatticismi a cui parti consistenti della burocrazia sindacale (anche dell'area) hanno legato le loro carriere ed i loro destini. L'esistenza del conflitto, cioè di qualcosa che mette all'ordine del giorno le priorità che nascono direttamente dai luoghi di lavoro non dipende dalle tattiche o dalle belle parole, ma deriva invece dalla realtà concreta delle cose e dallo scontro di interessi e punti di vista diversi. Porsi il problema di governare il conflitto, come se la sua esistenza, il suo sviluppo e svolgimento dipendesse dalla soggettività di qualcuno è tipico del burocrate sindacale che vorrebe invece che tutto filasse come vuole lui e che vive con fastidio le contraddizioni che lo scontro di classe mette in campo.

E’ vero che per la CGIL non debbono esistere governi amici e che è a partire dalle proprie posizioni (confrontate con le politiche sociali perseguite dai Governi) che la CGIL definisce i rapporti. Poiché la CGIL intende difendere la condizione dei lavoratori anche sul terreno dello stato sociale, dei diritti, ecc..diviene importante il tipo di Governo e le politiche che questo applica. Se ritornassimo ai puri rapporti di forza sui loghi di lavoro, come potrebbe avvenire in caso di vittoria di Berlusconi alle prossime elezioni politiche, faremmo un balzo indietro di un secolo e sarebbe una sciagura. Sceglierlo noi sarebbe follia.

Portare il centro sinistra a sconfiggere Berlusconi è uno degli obbiettivi che tutti sosteniamo ovviamente, ma con al centro una forte richiesta di sostegno ai bisogni che il mondo del lavoro esprime (anche con le sue lotte più che con le paole) ed una chiara autonomia di valutazione ed iniziativa sindacale. Ma il compagno Tosini ha qui perso il filo e si è intorcigliato. A leggere beno quello che scrive sembrerebbe che per evitare una ulteriore vittoria di Berlusconi, dovremmo stare attenti a non lottare troppo in fabbrica ed a impegnarci troppo per recuperare un maggiore potere contrattuale (ossia maggiori rapporti di forza) nei luoghi di lavoro. Sembra quasi più preoccupato di non spaventare troppo il ceto medio o Montezemolo, i quali, se si vuole sostenere il centro sinistra alle prossime elezioni, devono essere rincuorati sul fatto che per loro non cambierà nulla e che i lavoratori se ne staranno buoni dietro la responsabie guida di una preparata e responsabile burocrazia sindacale. Il compagno Tosini dirà che non è questo che voleva dire, ma nella sua foga di declamare il fastidio che deriva dal doversi confrontare con la Fiom, finisce per dire proprio questo. Non era Lavoro e Società che indicava nel conflitto (ossia nella diretta partecipazione dei lavoratori) uno strumento di verifica e di partecipazione con cui condizionare le burocrazie sindacai ?? (vedere i documenti congressuali precedenti, o ce li siamo dimentcati ??). Quindi .. dov'è il problema. O ci siamo persi qualcosa???

Non posso sottacere che la parola d’ordine dell’indipendenza, coniata dalla FIOM nel suo congresso1996, giustificò l’indifferenza, in sede di quello confederale, alla conferma delle politiche concertative. Quando c’erano in CGIL le correnti di partito che operavano in base al centralismo democratico, una volta raggiunto un accordo tra i capicorrente si esauriva nella sostanza la dialettica interna poiché questo comprimeva la pluralità delle posizioni e delle esperienze, dentro la dialettica delle correnti di partito, si affiancò quella della dialettica tra strutture. Con l’avvento delle aree programmatiche, la dialettica è sulle posizioni sindacali e la dialettica tra strutture non può che svolgere una funzione secondaria.Con la dialettica tra strutture al primo posto, si determinerebbe una sorta di maggioritario per cui ogni struttura avrebbe nella CGIL una “coloritura” rendendo superfluo e fastidioso il pluralismo delle posizioni. Potrebbero essere contenti i compagni della FIOM perché avrebbero ad esclusivo appannaggio il titolo di essere la sinistra della CGIL ma sarebbe una ben magra consolazione avendo regalato al predominio di altre posizioni tutto il resto della Confederazione.

La rabbia verso la Fiom (di cui abbiamo seguito la telenovella in questi ultimi mesi) viene qui sviluppata ulteriormente. Tosini si dimentica però di considerare come oggettivamente e spesso in questi anni le posizioni della Fiom abbiano scavalcato a sinistra la stessa area Lavoro e Società e come, invece spesso, l'area si sia trovata, assieme alla maggioranza della Cgil, a difendere accordi bruttissimi in materia di salario, di flessibilità e di legge 30, che indebolivano l'azione della Fiom minacciandola di isolamento. Tosini ha ragione quando dice che è stata l'esperienza delle aree programmatiche congressuali a modificare in meglio la dialettica in Cgil. Dovrebbe però considerare che la proposta di documento unitario al prossimo congresso liquida questa esperienza e che le richieste avanzate dall'area alla maggioranza per mantenere i posti attuali nell'apparato Cgil altro non sono che una riproposizione dell'organizzazione per correnti.

Per ultimo, viene chiesta da Cremaschi una “vera assemblea nazionale aperta e non limitata ai soli quadri dirigenti dell’area” indicando con questo un modello di democrazia assembleare e leaderistico che è il contrario di un processo di partecipazione, rappresentanza e decisione consapevole. Il compagno Cremaschi non può ignorare che l’assemblea nazionale di Lavoro Società (come da regole statutarie della CGIL) è composta dalle compagne e compagni di LSCR dei direttivi nazionali di categoria, regionali confederali e CDLT metropolitane; si tratta di oltre 700 partecipanti. O forse è meglio fare una riunione di chi può venire nella quale ognuno cerca di portare la claque più grossa?

Al di là dei toni, nessuno mette in dubbio che una assemblea nazionale possa essere, per problemi organizzativi, ridotta ad esempio a 700 delegati. Il problema è però il percorso che porta questa assemblea ad essere rappresentativa o meno di una reale discussione . Parliamo infatti di una assemblea nazionale che dovrà decidere cose che determineranno concretamente il ruolo e la natura della nostra esperienza, e che dovrebbe quindi essere rappresentativa, non già dei gruppi dirigenti, ma di tutte le sensibilià, degli orientamenti, delle proposte che una larga consultazione della base congressuale dovrebbe esprimere. Alla base congressuale dovrebbe cioè essere data la possibilità di indicare quali delle opzioni in campo (documento unitario o mozione alternativa) considera più adeguato in questa fase, e quindi di produrre un orientamento che dovrebbe essere poi proporzionalmente rappresentato in una assemblea nazionale. In realtà non si vede questo percorso. Non si stanno convocando attivi che offrano la possibilità di discutere sulle diverse opzioni in campo. In realtà sta succedendo che a livello locale e categoriale vengano convocati solo i componenti i direttivi della Cgil, i quali formeranno (nelle intenzioni di Tosini) anche la platea della assemblea nazionale. Se Cremaschi afferma che questa non è una "vera assemblea" ha pienamente ragione. E' strano che Tosini non se ne accorga.

27 marzo 2005

Delegate e delegati di "Lavoro e Società Cambiare rotta" che si riconoscono nel movimento "Per un coordinamento nazionale delle Rsu.