Occupazione
flessibile
NIdil contesta i
dati Istat - "I precari sono molti di più"
650 mila co.co.co.? Solo 150 mila
lavoratori in regime di somministrazione? Appena 110 mila
prestazioni d'opera occasionali? L'ultimo rapporto
sfornato dall'Istat sul mercato del lavoro italiano non
convince NIdil Cgil (il sindacato delle nuove identità
di lavoro) che in una nota denuncia «lennesimo
esercizio di "Tira e molla dei dati"».
«Infatti - sottolinea il sindacato -, il numero dei
collaboratori cresce quando si tratta di aumentare i
contributi previdenziali per rimpinguare le casse
dellInps e, poi, diminuisce vertiginosamente
quando, pur di non concedere le giuste tutele sociali a
una parte consistente del mondo del lavoro, si nasconde
il fallimento della legge 30».
NIdil ricorda che si potrebbero dare numeri attendibili
utilizzando e incrociando in modo trasparente e corretto
i dati dellInps con quelli dellUfficio delle
Entrate e dellInail. Perché, invece, - chiede il
sindacato - «non si dànno i dati ufficiali e si
continua a fornire solo stime che, purtroppo, contrastano
sia con i numeri reali dellintera platea dei
lavoratori atipici, sia con quanto registra
chi si occupa quotidianamente di questi lavoratori? Nasce
il sospetto che, in campagna elettorale, sia più utile
far credere che la precarietà, lassenza di
prospettive di vita per intere famiglie, la mancanza di
protezioni sociali per unintera generazione di
lavoratori sia solo uninvenzione.»
«Ci preme però ribadire - prosegue il comunicato della
segreteria nazionale di NIdil - che è improrogabile
affermare una gestione trasparente e democratica del
Fondo Inps parasubordinati sia per avere dati certi sulle
persone occupate precariamente (sulle loro
professionalità; sui loro effettivi redditi) sia per
trasformare davvero gli abusi in lavoro dipendente e,
soprattutto, per allargare immediatamente le tutele
sociali (assegni al nucleo familiare, malattia,
maternità, formazione, il sostegno al reddito nei
periodi di non lavoro, ricongiunzione previdenziale):
operazione possibile da subito perché ve ne sono le
compatibilità economiche create dagli stessi
collaboratori attraverso i contributi versati.
Latto di imperio del governo di sospendere
linsediamento dei collaboratori democraticamente
eletti in seno al comitato di gestione del Fondo Inps
parasubordinati, va in direzione opposta alla nostra
richiesta di una gestione trasparente dei dati del Fondo.
Ancora più grave è aver deciso che il controllato
nomini il suo controllore, ovvero, che sia la direzione
dellistituto a presiedere o nominare il presidente
del fondo dei collaboratori».
Quanti sono i collaboratori? Più di un milione
NIdil sottolinea che i dati diffusi dallIstat sono
in contrasto con quelli forniti dalla Corte dei Conti che
stima, almeno, 200 mila collaboratori nella sola pubblica
amministrazione, escludendo Università e Ricerca. Non è
credibile, per il sindacato, che oltre un terzo delle
collaborazioni si realizzi solo in enti locali e
ministeri.
Di seguito riportiamo unelaborazione dei dati
ufficiali Inps sulle collaborazioni coordinate e
continuative ed a progetto.
Iscritti Inps al fondo gestione separata per anno e
sesso
| Anno |
Uomini |
Donne |
TOTALE |
| 1996 |
584.776 |
389.311 |
974.087 |
| 1997 |
727.013 |
549.727 |
1.276.740 |
| 1998 |
855.806 |
675.023 |
1.530.829 |
| 1999 |
964.877 |
780.988 |
1.745.865 |
| 2000 |
1.037.059 |
860.289 |
1.897.348 |
| 2001 |
1.142.938 |
970.542 |
2.113.480 |
| 2002 |
1.287.742 |
1.104.785 |
2.392.527 |
| 2003 |
1.510.276 |
1.327.011 |
2.837.287 |
E' risaputo che nel fondo rientrano
anche i collaboratori "spuri", ossia
amministratori e professionisti che possono contare su
più attività e redditi. Perciò, sommando il numero
degli amministratori (17,33%) a quello dei professionisti
e dei collaboratori/professionisti (9,19%), NIdil ricava
un 26,52 % di iscritti attivi (503.880 unità). Questi
sono i lavoratori che, con grande probabilità, non si
possono annoverare tra i collaboratori puri
(collaboratori senza altre attività e reddito).
Sottraendo questi lavoratori al totale della popolazione
attiva del fondo, nel 2004, il sindacato deduce che i
collaboratori erano 1.396.120.
I collaboratori con altri redditi, invece, rappresentano
circa 18,95% degli iscritti (360.050). Se sottraiamo
anche questi lavoratori al totale dei collaboratori
definiti puri, nel 2004 i collaboratori senza
altri redditi e che versano i contributi hanno raggiunto
la cifra di 1.036.070.
Del resto - rileva sempre il sindacato - sarebbe
difficile immaginare entrate come quelle registrate
dallInps in questi anni (e ipotizzate nei bilanci
preventivi) con una popolazione di collaboratori di soli
400 mila soggetti (come sostiene lIstat) che per
altro, sempre dai dati Inps confermati dalle recenti
ricerche Ires ed Eurispes, guadagnano appena 12.500 euro
lordi annui.
Le entrate
Le uscite finora sostenute dal fondo Inps gestione
separata per la previdenza ammontano a 17 milioni di
euro: 35.070 sono le pensioni di vecchiaia erogate (con
un valore medio di 682 annui); 208 le pensioni di
invalidità e 1.911 sono le pensioni ai superstiti. Per
le tutele dei collaboratori (maternità, assegno al
nucleo familiare; ricovero ospedaliero) il Fondo Inps ha
erogato solo 10 milioni di euro, ossia, il 15% di quanto
accantonato per lerogazione di tali prestazioni.
Per il 2004, lavanzo patrimoniale complessivo del
Fondo Inps dei parasubordinati sarà di 23.099 milioni di
euro. Infine nel bilancio preventivo, per il 2004, le
entrate stimate dallIstituto sono 4.832 milioni di
euro, mentre le uscite sono solo di 87 milioni, per un
avanzo economico, in un solo anno, di 4.745 milioni di
euro.
Queste previsioni di bilancio - sottolinea ancora NIdil -
dimostrano che le risorse accantonate dai collaboratori
nel Fondo Inps sono ingenti, e anche che i dati
dellIstat sono inattendibili. «Infatti - afferma
il sindacato -, se i collaboratori fossero davvero i 650
mila indicati dallIstat, nel 2004, dovrebbero avere
un reddito medio procapite (considerando il 17,80% di
contribuzione prevista) di oltre 42.000 euro annui e non
di 12.500 euro come tutte le ricerche dimostrano».
I lavoratori in somministrazione
Anche per i lavoratori in somministrazione i dati
dellIstat contrastano, secondo NIdil, con quelli
ufficiali diffusi dalle agenzie di lavoro temporaneo. Le
associazioni di categoria delle imprese di fornitura di
lavoro temporaneo (Apla, Confinterim, Ailt, che
rappresentano la quasi totalità delle Agenzie per il
lavoro) hanno fornito i dati relativi allanno 2004.
Vengono dichiarati complessivamente un totale di
1.160.000 missioni e 502.000 lavoratori interessati. Di
questi lavoratori, purtroppo, solo circa 300.000 hanno
rapporti di lavoro superiori ad un mese e sono, comunque,
di gran lunga superiori ai 150 mila indicati
dallIstat.
Per NIdil «i dati Istat si spiegano solo ricorrendo a un
calcolo virtuoso: se si considerano complessivamente
tutti i periodi di lavoro precari e a termine di coloro
che lavorano in somministrazione e si dividono per
contratti a tempo pieno e di 12 mesi, si ottengono circa
150 mila contratti ipotetici. Purtroppo non parliamo di
lavoratori così stabili ma di precari che lavorano anche
meno di un mese lanno».
(www.rassegna.it, 24 marzo 2005)
|