La nuova concertazione Di Sergio Bellavita
(Segreteria Fiom Emilia Romagna) La questione della verifica sul nuovo modello di relazioni sindacali è ormai allordine del giorno e con essa si deciderà il livello di autonomia o di subordinazione della contrattazione sindacale dei prossimi anni. Ufficialmente la discussione si è aperta lo scorso Luglio con l'incontro su Crescita, sviluppo, modello contrattuale, a cui la Cgil decise di non partecipare, depotenziando così, almeno per il momento, laccelerazione che Montezemolo e la disponibilità di Cisl ed Uil volevano imprimere alla trattativa. E' però utile fare qualche riflessione sulla solidità e sulla tenuta della posizione Cgil. L'argomentazione principale con cui la Cgil ha motivato l'abbandono del tavolo apertosi lo scorso luglio è essenzialmente metodologica e poggia sulla necessità di trovare, prima di una qualsivoglia trattativa, una posizione unitaria tra Cgil-Cisl-Uil. Un po poco per poter ritenere di avere una strategia di uscita dall'imbuto concertativo. Un po poco sopratutto per contrastare la strategia messa in campo da Confindustria. Non si può onestamente pensare che la Cgil, apprestandosi al confronto sulla nuova politica dei redditi" non sappia cosa Montezemolo intende mettere realmente sul tavolo. Confindustria non ha certo lesinato ogni sforzo per far sapere quali siano gi obiettivi che intende portare a casa e cioè: ·
Conferma del metodo concertativo (da
rafforzare per quanto riguarda le procedure di raffreddamento del conflitto e delle regole
del confronto sindacale) · Maggiore dipendenza della contrattazione e del salario alla produttività ed alla redditività di impresa · Maggiore flessibilità contrattuale in rapporto ai diversi indicatori territoriali e settoriali, con uno spostamento del baricentro a favore del "salario variabile" e della contrattazione decentrata. · Recepimento nelle normative contrattuali di quanto già è stato smantellato per via legislativa in materia di orario e mercato del lavoro. Si tratta in sostanza delle stesse posizioni sostenute dal predecessore D'Amato. Una cosa che Montezemolo può permettersi di perseguire con maggiore facilità potendo lui contare, oltre che su un diverso credito formale, sopratutto su un grosso lavoro precedente di accordi contrattuali (separati e non), leggi, ecc. che hanno di fatto già intaccato il precedente modello contrattuale. Modifiche a cui si vuole dare ora una stabilità formale e sostanziale. Coerentemente con quella che tutti chiamano "la svolta di Rimini" la Cgil sopratutto dovebbe quindi dimostrare ora la sua effettiva volontà di uscire dall'imbuto concertativo, cogliendo l'occasione del confronto con Confindustria per presentare una proposta altra di modello contrattuale, capace cioè di liberarne le dinamiche dai vincoli a cui queste sono tutt'ora subordinate. In realtà l'approccio della Cgil risulta invece estremamente debole nel merito e sostanziato dalla principale preoccupazione di recuperare velocemente un rapporto unitario con Cisl e Uil. E tanta è questa preoccupazione che non si sono sprecate le pressioni sulla Fiom perchè, mediando le sue posizioni, si arrivasse ad un patto unitario con Fim e Uilm sulla prossima piattaforma dei metalmeccanici. Invece che dall'imbuto concertativo, la Cgil sembra più interessata ad uscire velocemente, dalle posizioni conflittuali definite nel suo ultimo congresso di Rimini e praticate con le grandi mobilitazioni di questi anni. Sono in molti, in Cgil, a ritenere ormai insostenibile la posizione di Rimini e che temono l'isolamento della Cgil dai processi di ricomposizione concertativa. Una insofferenza che si è già manifestata in modo evidente nel corso della recente esperienza contrattuale dove si è potuto osservare la messa in campo di un comportamento preoccupato essenzialmente a mantenere fuori dalle categorie le tensioni prodottesi nei rapporti sindacali a livello confederale, a difendere ed a replicare i rapporti unitari consolidati in categoria (sia con Cisl e Uil che con le relative controparti). Una situazione che ha prodotto i brutti accordi contrattuali che abbiamo visto firmare anche dalla Cgil in palese contraddizione con le forti parole d'ordine attorno a cui si è invece costruita la mobilitazione confederale di questi anni. E' in questo contesto che si spiega anche lesplicita insofferenza verso la Fiom che a conti fatti, unica categoria a mantenere la rotta sulla linea della Cgil uscita dal congresso di Rimini, è stata vissuta da molti come una scheggia impazzita, una categoria irresponsabile che rompeva le uova nel paniere di chi invece stava solo aspettando "che passasse la nottata". Ed è sempre in questo contesto che si motiva anche l'apertura di credito della Cgil verso Montezemolo il quale, senza nulla togliere agli obiettivi che Confindustria intende intascare nel confronto sindacale, ha in definitiva avviato un percorso per favorire alla Cgil un rientro dalle sue posizioni conflittuali, sganciando Confindustria dal ruolo di esplicito sostenitore del Governo di centrodestra e facendo rientrare i toni da polemica ideologica della precedente gestione di D'Amato verso il ruolo del sindacato e verso la Cgil in particolare. Montezemolo è quindi promotore, dal suo punto di vista, di una uscita dignitosa per tutti, partendo dall'idea di un nuovo "Patto tra i produttori" che metta fine al recente periodo di conflittualità con la Cgil e proponendo nuove regole in cui i ruoli e gli interessi dei vari soggetti vengano riconosciuti e rispettati. La prova generale di questo clima ritrovato è nelle unitarie uscite critiche sulla politica del governo e nel Patto per il mezzogiorno firmato recentemente tra Confindustria e sindacati. E' in questa situazione, quindi, che Cgil Cisl e Uil si apprestano a definire la posizione unitaria con cui si andrà successivamente al confronto con Confindustria sul nuovo modello contrattuale e sulle nuove regole nelle relazioni sindacali. In sintesi, per quanto riguarda la contrattazione, le posizioni che verranno confrontate nei gruppi di lavoro che sono stati convocati si delineano secondo queste linee: Cgil - per la Cgil la concertazione è ancora valida come modello. La difesa del potere dacquisto dei salari tramite la predeterminazione, ha funzionato, e questo nonostante latteggiamento di molte categorie imprenditoriali che hanno spesso reso difficile lapplicazione del protocollo del 23 luglio 93. I limiti di quel protocollo vanno quindi ascritti ad una opposizione Confindustriale che, con la piattaforma di Parma, in alleanza con il Governo Berlusconi voleva imporre un cambiamento (in peggio) delle regole. Quindi si propone la difesa e l'incremento del potere dacquisto dei salari, attraverso la difesa del contratto nazionale come strumento di recupero dellinflazione e di quote di produttività, da realizzare anche attraverso una politica più esplicita di controllo dei prezzi e delle tariffe, di qualità e quantità dei servizi erogati, di revisione delle politiche fiscali a favore dei redditi di lavoro. Cisl e Uil - vedono nella crisi del protocollo solo un limite tecnico. Tutto ciò che di buono poteva dare quellaccordo lo ha dato. Laccordo può (e deve) quindi essere rivisto e riadeguato alla nuova e più complessa situazione interna e generale tramite lindividuazione di tavoli di programmazione della contrattazione e della politica economica più affidabili, nei quali il ruolo concertativo del sindacato sia maggiormente riconosciuto. Quindi si propone la difesa e l'incremento del potere dacquisto dei salari, attraverso un contratto nazionale che garantisca il recupero dellinflazione (programmata) sostenuto da maggiori garanzie sul controllo di tutti gli altri prezzi, e una forte e diffusa contrattazione decentrata (territoriale ed aziendale) capace di intercettare gli aumenti di produttività la dove questi si realizzano. Come si vede in tutte le posizioni di partenza si ripropone lesperienza concertativa basata su una sorta di determinazione a priori dei costi contrattuali e su un quadro di regole che renda certa e stabile questo modello. Manca invece, in questo quadro di regole, la preoccupazione di come rendere certo ed esigibile che le retribuzioni recuperino almeno linflazione reale, questione non piccola, se si vuole (come dice la Cgil nel suo documento di Rimini) impegnare la contrattazione per recuperare quote di produttività. Mancano in sostanza proprio quelle considerazioni sulla precedente esperienza concertativa che avevano portato la Cgil a Rimini a denunciare come dieci anni di concertazione si siano infine ridotti in una perdita salariale ed a porre con forza la questione dell'incremento dei salari. A conti fatti, l'atteggiamento con cui anche la Cgil si appresta al confronto sembra limitarsi alla ricerca di aggiustamenti formali dell'impianto contrattuale - concertativo. Anche il riferimento al fatto che l'incremento dei salari vada realizzato anche attraverso una migliore disponibilità di servizi, politiche tariffarie e fiscali, ecc. sembra preludere ad una idea (non invisa da Confindustria che anzi la sostiene da tempo) per cui la difesa del potere d'acquisto dei salari non può essere scaricata tutta sulla contrattazione nazionale di categoria. In definitiva, a parte il diverso, anche se importante, accento sulla centralità del contratto nazionale, le posizioni di Cgil Cisl e Uil sembrano destinate a trovare facilmente una quadra unitaria, appunto perchè si muovono essenzialmente sulla linea di una "necessaria manutenzione" del modello concertativo e sono sostenute da un reciproco interesse a trovare velocemente una formula che dichiari la ritrovata unità formale tra le tre sigle confederali. Una unità formale costruita su una linea assai debole e quindi facilmente deformabile dalle pressioni Confindustriali. Ovviamente è la Cgil a rischiare di più perchè deve necessariamente trovare una quadra che non la metta in evidente ed esplicita contraddizione con i suoi comportamenti recenti e non apra fibrillazioni pesanti nel corpo dell'organizzazione. Per questo è più attenta e cauta nel procedere anche cercando di non mettere fretta al lavoro del gruppo di lavoro unitario. In questa situazione il ruolo e le possibilità di iniziativa della sinistra sindacale in Cgil acquistano una importanza straordinaria. E' venuto il momento di rilanciare il lavoro di critica sindacale e di rimettere nella discussione in Cgil, anche in previsione del prossimo congresso, tutte le nostre proposte in materia di contrattazione e di svolta rispetto al modello concertativo così come già abbiamo sostenuto nel nostro precedente e ancora valido documento congressuale.
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