Istat / "Le
retribuzioni dei dipendenti hanno battuto l'inflazione" |
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Nel
2004 salari su del 2,9% |
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Secondo l'Istat i
salari dei lavoratori dipendenti non crescevano tanto dal lontano 1997: nel 2004, rileva
l'istituto nazionale di statistica, le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate del
2,9% rispetto al 2003. Un aumento più alto di questo si registrò solo sette anni fa
(+4,4%, ma è un confronto parzialmente inesatto, poiché la base di riferimento su cui è
calcolato l'indice è stata cambiata nel 2001). Il tasso d'inflazione stimato dall'Istat
per l'intero 2004 è stato del 2,2%, dunque per l'istituto le buste paga dei dipendenti
hanno superato il carovita dello 0,7%.
A dicembre 2004 le retribuzioni sono aumentate dello 0,7% rispetto a novembre e del 3,3
rispetto a dicembre 2003 (il tasso di inflazione a dicembre era del 2%). L'aumento di
dicembre è dovuto in primo luogo all'applicazione degli aumenti tabellari previsti da
numerosi contratti in vigore (metalmeccanici e commercio) e agli effetti di alcuni accordi
provinciali per gli operai agricoli. Nell'ultimo mese del 2004, poi, si sono verificati
aumenti tendenziali delle retribuzioni contrattuali orarie significativamente superiori
alla media nei settori del commercio (+6,2%), dell'edilizia (+5,8%), e delle poste e
telecomunicazioni (+5%)
Tornando al dato complessivo del 2004, per l'Istat i comparti che hanno registrato
aumenti superiori alla media (+2,9%) sono stati le assicurazioni (+7,2%), poste e
telecomunicazioni (+4,7%) e pubblici esercizi ed alberghi (+4,2%). Di contro, tassi di
crescita significativamente inferiore rispetto all'indice generale si osservano - precisa
l'Istat - per attività connesse ai trasporti (+0,5%), agricoltura (+0,8%) e credito
(+1%).
La stagione contrattuale del 2004 "é risultata particolarmente intensa sia in
termini di contratti rinnovati sia di lavoratori coinvolti: si è registrato il rinnovo di
40 contratti - sottolinea l'Istituto di statistica - che hanno coinvolto quasi 6,1 milioni
di dipendenti, pari, in termini di monte retribuito contrattuale, al 48,8% del
totale". Dei 40 contratti recepiti, 21 sono relativi al rinnovo quadriennale, 15 al
secondo biennio e 4 (quelli del commercio, piloti e assistenti di volo e servizi socio
assistenziali) si riferiscono ad entrambi i bienni. A livello settoriale dei 40 accordi
totali, uno appartiene all'agricoltura, 18 all'industria, 13 i servizi destinabili alla
vendita ed 8 alla pubblica amministrazione. In particolare, i contratti rinnovati
appartenenti ai servizi destinabili alla vendita sono quelli per i dipendenti del
commercio (quest'ultimo particolarmente importante in termini di dipendenti e monte
retributivo, quasi 1,9 milioni di lavoratori e circa il 14,2% del monte salari totale),
autoferrotranvieri (due volte nell'anno essendo stato siglato a febbraio il contratto
relativo al biennio 2002-2003), trasporti marittimi, trasporti aerei, agenzie recapiti
espressi, assicurazioni, istruzione privata, servizi socio-assistenziali, radio e
televisioni private.
Nella pubblica amministrazione 5 degli 8 contratti siglati nel 2004 sono scaduti poiché
relativi al biennio 2002-2003. Gli altri tre contratti sono quelli recepiti a dicembre e
riguardano il secondo biennio economico 2004-2005. Al termine di dicembre 2004 sono
scaduti ed in attesa di rinnovo 22 accordi collettivi nazionali: "Con la fine del
mese di dicembre 2004 vengono a scadenza numerosi accordi - rileva l'Istat - la quota di
contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore rispetto a quelli osservati, che a tale
data era pari al 71%, subisce infatti da gennaio 2005 una diminuzione, scendendo al 51,8%
in termini di monte retributivo contrattuale. Ove non avvenissero rinnovi tale valore
rimarrebbe pressoché costante fino a maggio 2005 attestandosi alla fine del primo
semestre, al 47,5%. Alla fine di giugno 2005, inoltre, il peso dei contratti scaduti da
oltre tre mesi risulterebbe pari al 48,4%, rispetto al 28,8% della fine di dicembre
2004".
L'Istat rileva anche un notevole incremento dello ore di sciopero nell'ottobre del 2004
656.000, il 400% in più rispetto alle 170.000 di ottobre 2003. Ad incidere sul dato sono
soprattutto gli stop decisi per il rinnovo del contratto dei bancari e le vertenze nella
pubblica amministrazione. |
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(www.rassegna.it, 31
gennaio 2005)
Sindacati
e consumatori furiosi:
così l'istituto perde prestigio |
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Sindacati e
consumatori giudicano "irrealistici" e "inaccettabili" i dati forniti
oggi dall'Istat sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti (+2,9% nel 2004, ben 0,7
punti percentuali sopra l'inflazione). Il segretario confederale della Cgil, Marigia
Maulucci, sottolinea come le rilevazioni siano state effettuate senza tenere conto dei
contratti nazionali scaduti e non rinnovati. Come dire: solo una parte dei lavoratori
dipendenti ha beneficiato di aumenti proporzionali al passo del carovita, ma tutti gli
altri no. Quindi la stima definitiva è falsata. (Per non parlare di quei cinque milioni
di lavoratori variamente atipici che non rientrano mai nei conteggi dell'Istat.)
"I consumi sono fermi - sostiene Maulucci -, i
risparmi erosi: che ci hanno fatto i lavoratori con tutti quei soldi che, a detta
dell'Istat, hanno preso nel 2004? Il dato sulle retribuzioni va letto congiuntamente a
quello sulla quantità di contratti in scadenza rinnovati e non rinnovati: quelli
rinnovati hanno recuperato l'inflazione reale e ci mancherebbe pure il contrario".
Prosegue la dirigente sindacale: "i contratti in scadenza o scaduti (pubblici,
bancari, meccanici eccetera) arrancano, penalizzando ulteriormente il potere d'acquisto
delle retribuzioni di quei lavoratori. L'Istat stesso ci informa che da gennaio 2005
sostanzialmente la metà dei lavoratori italiani non sarà nelle condizioni di diritto
garantite dal rinnovo del proprio contratto. Al danno reale che questa situazione comporta
si aggiunge la beffa della cosiddetta riforma fiscale, che, quando non lascia tutto come
prima, arriva persino a penalizzare i già sofferenti redditi da lavoro dipendente".
Per la Cisl è il paniere sul quale lavora l'Istat ad essere ormai poco indicativo.
"Il potere d'acquisto dei lavoratori italiani continua ad erodersi, con prezzi e
tariffe a ruota libera ormai da diversi anni e con salari sempre più esposti al
depauperamento in seguito all'esaurimento della politica dei redditi", sostiene il
segretario confederale, Raffele Bonanni. "Prezzi e tariffe - prosegue - corrono più
dell'inflazione reale, ormai da diversi anni. Esaurendosi la politica dei redditi i salari
sono sempre più esposti al proprio depauperamento". Dunque il "paniere su cui
l'istituto misura l'inflazione è incapace di registrare i reali consumi dei lavoratori,
come dimostra la dinamica della tariffe aumentate del 5-7%". "Il potere
d'acquisto continua ad erodersi - conclude Bonanni - Serve nuovo sistema contrattuale
legato alla produttività ed una rinnovata politica dei redditi, che allo stato attuale è
fuori uso".
I dati Istat per la Uil sono "assolutamente irrealistici". A dirlo è il
segretario generale aggiunto, Adriano Musi, che ironizza: "diciamo che non possono
essere le retribuzioni dei dipendenti dell'Istat a essere salite, visto che il contratto
è scaduto". Poi spiega: "sarebbe necessario capire come si arriva a questo dato
che è assolutamente irrealistico. Continuare a dare questi dati in questa maniera è un
modo per far ulteriormente cadere il peso e il prestigio dell'Istat, per fare trovare
immischiato in nuove polemiche l'Istituto. Quello di cui, invece, ci sarebbe veramente
bisogno è un istituto che sia fonte credibile per una reale politica economica".
Questo, infine, il commento dell'Intesa dei consumatori: 'Sono dati assolutamente
inventati, irrealistici e campati in aria rispetto alla dura realtà di milioni di
famiglie, costrette ad indebitarsi con banche e finanziarie a tassi di interesse
elevatissimi e fare la fila al Monte di Pietà, impegnando gioielli, ori e ricordi di
famiglia solo per sbarcare il lunario, quando non si entra nella spirale di una vera e
propria schiavitù finanziaria, lavorando solo per rimborsare i ratei dei prestiti',
afferma l'Intesa dei consumatori precisando che 'i dati inconfutabili ed incontrovertibili
di un paese che arranca come il gambero, facendo mezzo passo avanti e due indietro, non
sono nelle statistiche edulcorate dell'Istat su inflazione e retribuzioni, smentiti da
altre ricerche statistiche della stessa Istat, ma in queste aride cifre: nel 2004,le
famiglie hanno speso in media 89 euro pro-capite mensili per una serie di rincari, aumenti
e ritocchini; nel 2005 le stime parlano di 98 euro al mese,a fronte di sgravi fiscali di
20-30 euro'. |
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(www.rassegna.it, 31
gennaio 2005) |
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