| Su Piattaforma Metalmeccanici e Sinistra Sindacale in
Cgil. Intervista a Cremaschi (segreteria Fiom nazionale) su Liberazione, a cura di F.Sebastiani 14 gennaio 2005
E' evidente che la piattaforma, in quanto unitaria, è una
mediazione. Ma credo che siano contenuti due punti di fondo del nostro impegno in questi
anni. Il primo è quello sulla democrazia: è la prima volta che in un documento unitario
si scrive che si fa il referendum sul mandato a concludere anche se richiesto da una sola
organizzazione che sta su posizioni diverse. Mi pare un superamento in positivo del
rischio di accordi separati. Il secondo punto è il merito della richiesta. Ci sono due
dati di grande rilevanza che sono stati giustamente colti dai commentatori più avveduti:
il primo è che seppelliamo definitivamente l'inflazione programmata, il secondo è che
nel contratto nazionale costruiamo un istituto di 25 euro di redistribuzione del reddito
per tutti. In un certo senso ritorniamo a prima della concertazione, quando nel contratto
dei metalmeccanici c'era il minimo del premio di produzione, cioè una quota che
prendevano tutti. Chi poteva poi assorbiva nella contrattazione aziendale migliorativa. Noi vogliamo affermare che il salario di produttività non è un di
più ma una necessità per tutti i lavoratori. Con altrettanta forza diciamo no alla
devolution contrattuale. La contrattazione aziendale si aggiunge e non sostituisce i
diritti e il salario essenziale dei lavoratori. Le perdite salariali dei lavoratori in questi anni non sono tutte
coperte da questa piattaforma e non a caso stiamo aprendo vertenze ovunque possibile.
Abbiamo avuto una vertenzialità aziendale molto diffusa, più diffusa del passato. Ai padroni che rispondono con la provocazione dei 59 euro diciamo
che la nostra è una richiesta moderata e se la rifiutano mettono da parte tutte le
disponibilità al dialogo dette da Montezemolo. Voglio ricordare che nel documento
unitario c'è anche la lotta alla precarizzazione e alla deindustrializzazione. Dobbiamo
fare in modo che si apra una fase di movimento nella quale stanno assieme sia la lotta per
il salario sia la lotta su Fiat, Terni, Finsiel, sia la lotta contro la precarizzazione.
Anche per questo diremo di no alle pretese della Federmeccanica di scambiare il contratto
con altra flessbiltà del lavoro. La battaglia per la democrazia, che ripeto è solo a un punto
iniziale, è una questione di fondo da discutere. Mi pare evidente che il calcolo di
rappresentatività proposto sul modello del pubblico impiego non sia sufficiente. Occorre
una rappresentatività più limpida. Si apre la questione delle quote garantite. La nostra
piattaforma apre una strada. Probabilmente in questi mesi c'è stata un incomprensibile
atteggiamento di usurpazione di ruoli da parte di Lavoro e Società confederale che ha
portato a tensioni difficili da capire, penso alla questione dei Cobas e altro. Così come
certe polemiche sui gruppi dirigenti si sono rivelate largamente infondate, considerando
il fatto che in questi mesi nella Fiom c'è stato un grande rinnovamento di gruppi
dirigenti. E' vero invece che sta emergendo nella sinistra sindacale un dissenso politico
che può diventare di fondo e che la stessa assemblea della Fiom ha evidenziato. Patta ha
proposto uno scenario nel quale si fa un congresso nella Cgil senza mozioni alternative e
nel quale quindi si costruiscono aree a prescindere dal voto congressuale, come atto di
pluralismo, come erano un po' le vecchie componenti. Su questo ho molti dubbi. Uno per
ragioni di contenuto, perché sento che la battaglia condotta dalla Fiom su democrazia e
contratto nazionale non è certo patrimonio della pratica di parti rilevanti della nostra
organizzazione. Ci sono contratti nazionali firmati senza uno straccio di referendum con
il consenso della Cgil. Secondo, perché c'è da chiarire ancora il futuro dei nostri
rapporti con la Confindustria. E anche, va detto, con il centrosinistra. Non ci sono solo questioni di contenuto e di autonomia che mi fanno dire che non si è esaurito il compito della sinistra sindacale in Cgil, c'è una questione anche di pratica democratica. Con il congresso del '91 quello di Essere sindacato, la Cgil abbandonò il congresso a componenti a favore del congresso a mozioni. Credo che sia una conquista democratica la possibilità di scegliere tra ipotesi diverse, a cui si può rinunciare solo verso un livello superiore di democazia e parteciazione. Non certo in cambio di accordi di vertice nella composizione dei gruppi dirigenti. Per cui io credo che una sinistra sindacale che non si facesse legittimare dal voto degli iscritti rischierebbe di perdere la sua funzione di stimolo e rinnovamento dell'organizzaizone. Adesso la parola va ai movimenti e alle iniziative di lotta che diventano indispensabili in questa fase.
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