Lazienduola La scuola ai
tempi della Moratti (17 marzo
2005) Ormai sono
cosciente di lavorare in unazienda! Quando, anni fa, decisi di fare linsegnante e fui assunto nella scuola in quel ruolo, non immaginavo certo di dover operare in unazienda. Anzi, ero convinto che il mondo della scuola fosse totalmente estraneo ed immune da ogni logica capitalista. Anche per questo scelsi linsegnamento, che reputavo una professione creativa e pensavo offrisse molto tempo libero, un bene più prezioso del denaro! A distanza di anni dal mio esordio lavorativo, eccomi catapultato in un ingranaggio di fabbricazione industriale, con la differenza che nella scuola non si producono merci di consumo. Del resto, non mi pare di aver ricevuto una preparazione idonea ad unattività manifatturiera - ma si sa, viviamo nellera della flessibilità! Ormai sento sempre più spesso adoperare un lessico tipicamente imprenditoriale: termini e locuzioni come economizzare, profitto, utenza, competitività, produttività, tagliare i rami secchi e via dicendo, sono diventati di uso assai comune, soprattutto tra i cosiddetti dirigenti scolastici che non sono più esperti di psico-pedagogia e didattica, ma pretendono di essere considerati presidi-manager! Perlomeno, in tanti si proclamano e si reputano manager, ma sono in pochi a saper decidere abilmente come e perché spendere i soldi, laddove ci sono. Inoltre, anche nella Scuola Pubblica si sono ormai affermati tipi di organigramma e metodi di gestione mutuati dalla struttura manageriale dellimpresa neocapitalista. Allinterno di questo assetto gerarchico sono presenti vari livelli di comando e subordinazione. Si pensi, ad esempio, al collaboratore-vicario che, stando allattuale normativa, viene designato dallalto, direttamente dal dirigente ( prima, invece, era il Collegio dei docenti che eleggeva democraticamente, cioè dal basso, i suoi referenti, a supportare il preside nellincarico direttivo ). Si pensi alle R.S.U., ossia i rappresentanti sindacali che sono eletti dal personale lavorativo, docente e non docente. Si pensi alle funzioni strumentali, ossia le ex funzioni-obiettivo. In altri termini, si cerca di emulare, in maniera comunque maldestra, la mentalità economicistica, i sistemi ed i rapporti produttivi, i comportamenti e gli schemi psicologici, la terminologia e lapparato gerarchico, di chiara provenienza industriale, allinterno di un ambiente come la Scuola Pubblica, cioè nel contesto di unistituzione statale che dovrebbe perseguire come suo fine supremo la formazione delluomo e del cittadino così come detta la nostra Costituzione (altro che fabbricazione di merci! ). E evidente a tutte le persone dotate di buon senso o di raziocinio, che si tratta di uno scopo diametralmente opposto a quello che è linteresse primario di unazienda, cioè il profitto economico privato. La Mor-Attila e i vari manager della scuola, in buona o in mala fede confondono tali obiettivi, alterando e snaturando il senso originario dellazione educativa, una funzione che è sempre più affine a quella di unagenzia di collocamento o, peggio ancora, a quella di un area di parcheggio per disoccupati permanenti. Ma perché nessuno mi ha avvertito quando feci il mio ingresso nella scuola? Probabilmente, qualcuno potrebbe obiettare: Ora che lo sai, perché non te ne vai?. Ma questa sarebbe unobiezione aziendalista e come tale la rigetto! Lucio
Garofalo, insegnante di Lioni (Avellino) |