Costituito il Comitato Nazionale
per il ritiro della direttiva Bolkestein

Una direttiva che ha pesanti implicazioni per quanto riguarda il lavoro e che, in Italia, moltiplicherebbe gli effetti già devastanti della Legge 30 di cui, non a caso, un vasto movimento Politico e sindacale ne chiede l’abrogazione.

Per il lancio si è orientati a raccogliere firme individuali sull’appello fino al 10 gennaio 2005 e la convocazione di una conferenza stampa per l’11 gennaio 2005.

Vi invitiamo, pertanto, ad inviare la sottoscrizione a bernardo@fpcgil.it.

 Il testo dell'appello


 

“STOP BOLKESTEIN! STOP GATS!”

 

Al Parlamento Italiano

Al Parlamento Europeo

 

La Direttiva Bolkestein, insieme alla proposta di modifica, da parte della Commissione Europea, della Direttiva sull’orario di lavoro, con l’obiettivo di innalzarlo senza alcuna regola contrattuale, è il colpo di grazia a quel che resta del “modello sociale europeo” già agonizzante dopo le politiche di privatizzazione di questi anni e la messa in discussione dei diritti sociali e del lavoro.

La Direttiva approvata il 13 gennaio 2004 dalla Commissione Europea, è attualmente all’esame del Parlamento Europeo e rappresenta un pericoloso attacco allo stato sociale ed è rivolta a “diminuire la burocrazia e i vincoli alla competitività nei servizi per il mercato interno…”.

I sottoscritti elettori chiedono al Parlamento Italiano e al Parlamento Europeo il ritiro della Direttiva IP/04/37 (Direttiva Bolkestein)

perché:

  • Attraverso il “principio del Paese d’origine” incita legalmente lo spostamento delle sedi delle Società verso i Paesi a più debole protezione sociale e del lavoro, destrutturando definitivamente i diritti sociali e contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori nell’Unione Europea;
  • Si prefigge la privatizzazione di tutte le attività di servizio, dalle attività logistiche di qualunque impresa produttiva fino ai servizi pubblici e all’istruzione a partire dalla sanità e dai servizi sociali.
  • Attraverso le norme sul distacco dei lavoratori (art. 24) precarizza totalmente le prestazioni di lavoro con il rischio evidente di dumping sociale.
  • con Riduce drasticamente le possibilità di intervento e il potere decisionale degli Stati membri e delle autorità locali, privandole della facoltà ad esercitare proprie linee di intervento e controllo nella politica economica e sociale;

In stretto collegamento con l’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (GATS) rafforza le politiche neo-liberiste dell’Unione Europea.