| C'è un grande assente nella discussione in corso tra sindacati sulle
richieste da presentare agli imprenditori per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici:
i lavoratori. A sottolinearlo è Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom, che non
esclude accordi separati («il rischio c'è») e indica la strada della democrazia per
superare l'attuale fase di stallo: «E' paradossale - osserva Cremaschi -: prima
rivendichiamo la partecipazione alle imprese e poi Fim, Fiom e Uilm non sono capaci di far
partecipare i lavoratori, tutti, anche i non iscritti al sindacato, alla costruzione della
piattaforma». Secondo Cremaschi la discussione sul contratto in questi mesi «è stata
sequestrata in incontri di vertice, senza tener conto che dalle fabbriche sono venuti due
messaggi chiari: fate la piattaforma unitaria, ma fatela tenendo conto del fatto che i
metalmeccanici, con i salari attuali, non arrivano più alla fine del mese. Fim e Uilm -
afferma il segretario Fiom - questa seconda parte l'hanno dimenticata».
Eppure sui percorsi di validazione democratica degli accordi siete riusciti a trovare una
mediazione...
Quell'intesa sulle regole parte un minuto dopo che c'è l'accordo sulla piattaforma:
questo è il suo limite.
Nel merito, cos'è che vi divide?
Quantità e qualità. Siamo disposti ad accettare la struttura di richieste di Fim e
Uilm, anticipando per tutti una parte del risultato della prossima contrattazione
aziendale, in modo che poi chi la farà effettivamente ingloberà quel risultato nei nuovi
accordi, mentre chi non la farà comunque riceverà almeno quell'anticipo. Messa così, è
una richiesta che fa parte della tradizione del contratto dei metalmeccanici. Fim e Uilm
pretendono invece che sia applicata in forma retroattiva. In pratica, 400mila lavoratori
che hanno già fatto la contrattazione aziendale finirebbero col prendere meno soldi degli
altri e non si capisce perchè.
E sulle quantità?
La Fiom ha proposto di chiedere un aumento complessivo di 150 euro, di cui 130 sui
minimi e 20 come anticipo della contrattazione aziendale. Fim e Uilm invece propongono
"100 euro più 30" con in più il discorso, come ho spiegato, della
retroattività. A quel punto abbiamo detto che eravamo disposti a venire loro incontro ma
a due condizioni: via la clausola di retroattività e definizione di una richiesta che
tenga conto dell'impoverimento dei livelli più bassi, terzo e quarto, che hanno salari da
fame. Insomma, aumenti non uguali per tutti. E anche su questo c'è una chiusura.
Purtroppo su tutta la discussione aleggia una specie di scambio: "Poiché abbiamo
accettato di fare il referendum sull'accordo - sembrano dire Fim e Uilm -, la Fiom deve
accettare le nostre proposte sul salario". Una pretesa inaccettabile e penalizzante
per i lavoratori.
Definiti gli aumenti da chiedere, il problema più grande sarà ottenerli. Le imprese
hanno già detto che per il rinnovo non c'è un euro...
La base di tutto è se ci rendiamo conto o no che c'è un problema salariale. E ciò
vale anche per le imprese. Quello che pensiamo di chiedere è il minimo, non per risalire
la china ma per non andare indietro. In sostanza è l'equivalente del pubblico impiego.
Come mai Cisl e Uil chiedono l'8% per i lavoratori di quel comparto, mentre Fim e Uilm non
sono disposte a chiederlo per i metalmeccanici?
Roberto Farneti
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