Contratto Autoferrotranvieri.

Dopo l’accordo bidone del 2003 si fa ora più esplicita una nuova e più pesante subordinazione della contrattazione alle necessità dell’impresa.

 

L’accordo sul biennio economico per i lavoratori Autoferrotranviari del 2003 è passato alla storia come il primo che ha esplicitamente accettato l’idea che non tutto il recupero dell’inflazione dovesse essere caricato sulla contrattazione nazionale, ma che andava in parte demandato a livello territoriale.

Ci ricordiamo tutti la giusta protesta dei lavoratori (gli scioperi disubbidienti del dicembre 2003), l’imbarazzo dei sindacati confederali, e l’apertura di tavoli locali per recuperare in qualche modo la spinta salariale che da quel brutto accordo ne era scaturita.

Si è ora arrivati (18 novembre 2004) alla firma del rinnovo contrattuale degli Autoferrotranviari. Un rinnovo che, sulla scorta della vicenda precedente, era stato caricato dai sindacati Confederali da promesse di rivincita e di rilancio della contrattazione. Tant’è che le parole d’ordine sindacali erano, nella piattaforma, quelle di un aumento del potere di acquisto dei salari e dell’assoluto diniego a qualsiasi incremento del ricorso a forme di lavoro precario nelle imprese del settore. Alla prova dei fatti però, le disponibilità concertative di Cgil Cisl Uil hanno prodotto l’ennesimo accordo bidone. Vediamone sinteticamente i contenuti.

Salario.

Le OOSS firmatarie sostengono di aver ottenuto un aumento medio di 105 €, ma questa media si riferisce al parametro 175 della scala classificatoria. Se riportiamo l’aumento medio al parametro 158 (che è quello in cui è concentrata la maggior parte dei lavoratori), la cifra scende a 94,80 € lordi (61,32 € netti). Sull’insieme del risultato economico pesa inoltre il mancato recupero di 25 € del biennio precedente che erano “dovuti” per il recupero dello scarto tra inflazione programmata e reale del biennio precedente. Inoltre, per effetto degli scaglionamenti, la cifra concordata sarà interamente raggiunta solo nel settembre 2005, riducendo ulteriormente la sua efficacia.

La una Tantum per la copertura del periodo di vacanza contrattuale viene erogata, al parametro 158, in una cifra pari a € 451,42 lordi. Un vero e proprio sconto alle imprese visto che per gli 11 mesi di vacanza contrattuale la cifra avrebbe dovuto essere ben maggiore (94,80 € x 11 mensilità = € 1.042,80 lordi).

Legge 30 e precarietà.

La piattaforma sindacale citava espressamente “E’ necessario riconoscere nel Ccnl che le forme di lavoro atipico sono incompatibili con la qualità, la continuità e la stessa sicurezza del servizio. Le forme di contratto precario devono essere escluse per il personale dell’esercizio impegnato in attività che riguardano la sicurezza del trasporto delle persone e limitati al minimo in tutti i casi”.

Il contratto firmato il 18 novembre recita invece “Le parti prendono atto dell’evoluzione legislativa in materia di lavoro flessibile .. ritengono che l’esigenza di garantire obiettivi di efficienza e competitività delle imprese possa essere perseguita anche mediante l’utilizzo delle forme flessibili di accesso al lavoro e di svolgimento della prestazione lavorativa .. pertanto le parti ritengono di regolamentare, nel presente accordo le seguenti tipologie di lavoro A) Contratti a termine; B) Lavoro a tempo parziale; C) Contratto di inserimento; D) Apprendistato professionalizzante; E) Lavoro somministrato; F) Tele lavoro; G) Lavoro ripartito;…”

Manca solo il lavoro a chiamata tra le tipologie previste dalla legge 30. Sui contratti a termine vengono a mancare le “casuali oggettive” che prima ne limitavano l’uso e l’abuso, mentre sul P.time viene riconosciuta (su base volontaria ma sappiamo come funzionano in realtà le cose) la possibilità di ulteriori prestazioni supplementari e straordinarie.

In definitiva possiamo dire che, ancora più esplicitamente di quanto fatto in diversi altri contratti, la legge 30 viene effettivamente contrattualizzata. Rimane da capire perché la Cgil, che ancora adesso ne continua a chiedere l’abborogazione non sia intervenuta per chiedere il ritiro della firma su questo accordo.

Sono solo alcune considerazioni su un accordo contrattuale che meglio di altri accordi già firmati in altre categorie, rende evidente l’assoluta confusione sindacale in questa stagione di rinnovi. Una confusione, soprattutto da parte Cgil, che denota l’assoluta mancanza di una strategia di uscita dai vincoli concertativi.

Tutto ciò pesa ovviamente sulla più generale discussione (formalmente già aperta ma ancora ferma ai vertici Sindacali e Confindustriali) che dovrebbe aprirsi nei prossimi mesi su quella che ormai chiamano tutti “Nuova politica dei redditi”. Se queste sono le premesse c’è di che essere preoccupati.

La critica all’accordo degli autoferrotranviari è quindi per la sinistra sindacale, proprio in occasione del prossimo confronto sulla nuova politica dei redditi, un impegno ed un passaggio cruciale per aprire in tutta la Cgil una battaglia per definire obiettivi chiari e precisi per il superamento della linea concertativa e di qualsiasi sua riedizione emendata.

Per questo siamo decisamente critici con la posizione dell’area nazionale della Filt Cgil che in un suo comunicato difende l’accordo degli autoferrotranvieri. Una posizione in aperta contraddizione con la linea generale dell’area che sostiene invece l’abbrogazione della legge 30 ed il superamento dei vincoli e delle subordinazioni concertative sulla contrattazione. Una posizione che solleva urgentemente l’apertura di un confronto nell’insieme dell’area per una verifica sulle nostre posizioni in materia di politiche contrattuali in rapporto a quella che tuttora rimane la nostra posizione congressuale in Cgil.

Coordinamento Rsu