Roma, 28 ottobre 2004

 

 

 

A tutte le compagne e i compagni della Fiom che si riconoscono nella mozione congressuale Lavoro Società Cambiare Rotta  - loro sedi

 

le strutture della Fiom sono pregate di far pervenire agli interessati

 

Al coordinamento confederale dell’area Lavoro Società Cambiare Rotta

c/o Cgil nazionale

 

e p.c.    Segreteria nazionale Fiom

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Oggetto: Assemblea nazionale di Lavoro Società nella Fiom

 

Care compagne e cari compagni,

il giorno 26 ottobre si è tenuto un incontro tra il coordinamento confederale dell’area LSCR e le compagne e i compagni della Fiom che fanno riferimento a quella posizione congressuale confederale. La riunione è stata convocata via fax dal livello confederale, senza concordare con la Fiom né contenuti, né possibili conclusioni dell’incontro. Si è unicamente disposto uno slittamento di data rispetto alla prima (22 ottobre) preventivata. Il sottoscritto ha comunque organizzato la riunione, nella speranza che essa potesse servire a superare le tensioni di questi ultimi mesi. Non è stato così.

La relazione di parte confederale ha posto la questione del pluralismo interno della Fiom, come nodo centrale rispetto alle stesse prospettive di un congresso senza mozioni contrapposte, nella Cgil. Il giudizio espresso è di stato negativo del pluralismo all’interno della Fiom. Nel corso del dibattito sono stati anche manifestati giudizi pieni di aggressività e rancore nei confronti dell’operato della Fiom di questi anni. Infine si è sostenuto che la Fiom è un’organizzazione in difficoltà, che ha subito duri colpi e sconfitte e che per questo va aiutata. A conclusione della discussione da parte confederale si è chiesto un mandato all’area confederale, per verificare con il segretario generale della Fiom le modalità per affrontare una situazione negativa nell’organizzazione rispetto al pluralismo.

Questo impianto proposto dal livello confederale non è stato condiviso, sia per i giudizi sia per le conclusioni, dal segretario nazionale della Fiom che fa riferimento a LSCR, sia dalla grandissima maggioranza delle compagne e dei compagni della Fiom presenti e intervenuti alla riunione. Nonostante che fosse chiaro come LSCR dentro la Fiom non fosse d’accordo con i giudizi e l’impostazione data alla riunione, il livello confederale si è comunque assunto la responsabilità di decidere autonomamente se ricostituire o no l’area organizzata all’interno della Fiom. Di fronte a questa situazione, che non ha precedenti nella storia della nostra organizzazione, riassumo qui le posizioni che ho sostenuto nella riunione e aggiungo le conclusioni a cui sono arrivato.

1.         La decisione di non costituire l’area programmatica all’interno della Fiom è stata proposta dal livello confederale, prima ancora della conclusione del congresso nazionale della Fiom. L’assemblea dei delegati che nel congresso nazionale della Fiom facevano riferimento a LSCR ha poi deciso, a grandissima maggioranza, di non ricostituire l’area. La decisione è quindi frutto di scelta politica confederale e di mandato congressuale della Fiom.

2.        Durante e dopo il congresso si sono progressivamente costituiti, con i soliti problemi e difficoltà di percorso, i gruppi dirigenti. Nella stragrande maggioranza dei casi la logica unitaria della mozione “Valore e dignità al lavoro”, e della conclusione congressuale, ha permesso di valorizzare tutti i pluralismi, compreso quello dell’appartenenza alle mozioni confederali. Vi sono stati, e vi sono ancora, casi nei quali il pluralismo nella mozione congressuale non è pienamente garantito, ma sono casi limitati, da affrontare con forza, e non tali da mettere in discussione un quadro nazionale positivo. In nessun caso sono stati eletti in ruoli di responsabilità rilevante compagne e compagni che non avessero il consenso della grande maggioranza delle compagne e dei compagni che, a livello confederale, fanno riferimento a LSCR. Pur non avendo formalmente il diritto di proposta, in quanto non costituita in area, LSCR nella Fiom è stata parte del pluralismo della mozione di maggioranza. Vi sono invece casi nei quali interferenze esterne da parte dei livelli confederali o scelte autonome, sempre legittime, delle compagne e dei compagni, hanno fatto sì che, nonostante la chiara opinione delle compagne e dei compagni di LSCR a favore di una candidatura, questa candidatura venisse contestata comunque.

3.          Non è in ogni caso accettabile che la mancata costituzione dell’area all’interno della Fiom conduca all’attribuzione al livello confederale del compito di rappresentare gli interessi di LSCR nella Fiom. E’ evidente che non c’è nessun governo dall’alto del pluralismo della Fiom e quindi il ruolo confederale deve essere rispettoso della scelta di non costituire l’area nella Fiom, nonché della volontà prevalente dei compagni. Ove questo non avviene, i casi sono pochissimi ma gravi, il livello confederale, invece che sostenere le posizioni prevalenti tra le compagne e i compagni di LSCR, finisce per alimentare posizioni di gruppo e rotture. 

4.        In conclusione non esiste una questione di mancato pluralismo nella Fiom. Esistono problemi che possono essere tranquillamente affrontati all’interno della categoria. La decisione di ricostituire l’area all’interno della Fiom, unicamente perché qua e là non si è realizzato l’equilibrio nei gruppi dirigenti più gradito a livello confederale, non è accettabile in sé e per quello che provoca. Come ho dichiarato al congresso, la ricostituzione dell’area all’interno della Fiom potrebbe avvenire solo se venissero meno i presupposti unitari della piattaforma congressuale. Se, cioè, la Fiom decidesse a maggioranza di abbandonare la piattaforma del congresso. In questo caso sarebbe inevitabile la ricostituzione dell’area e anche la richiesta di un nuovo congresso. Non essendo affatto la Fiom in questa situazione e, anzi, pur con tutte le difficoltà del momento, lavorando il gruppo dirigente, a partire dal segretario generale, con convinzione per realizzare la piattaforma congressuale, considero priva di qualsiasi fondamento politico l’ipotesi di ricostituire l’area nella Fiom. 

5.        Se, nonostante queste valutazioni e nonostante l’opinione della stragrande maggioranza delle compagne e dei compagni della Fiom, il coordinamento confederale dovesse decidere di ricostituire l’area, questa scelta sarebbe un inspiegabile atto di rottura della solidarietà e dei principi dell’area, a tutti i livelli.  

La riunione si è conclusa con la formalizzazione del totale disaccordo tra il livello confederale e quello della Fiom. A questo punto, però, ritengo necessario che questa discussione sulla ricostituzione dell’area esca dalle sedi ristrette nelle quali sinora è stata condotta. Una materia di tale portata non può che essere affrontata in maniera trasparente e con un dibattito che coinvolga tutte e tutti coloro che, nella Fiom, fanno riferimento alla mozione congressuale confederale LSCR. Pertanto, a conclusione di questa comunicazione, vorrei preavvertire le compagne e i compagni che convocherò tra dicembre e gennaio (la data dipende dall’evoluzione della situazione contrattuale) un’assemblea nazionale delle compagne e dei compagni che nella Fiom fanno riferimento alla mozione congressuale confederale LSCR. Tale incontro sarà aperto alla più larga partecipazione delle compagne e dei compagni della Fiom. Ad esso saranno invitati la Segreteria nazionale della Fiom, a partire dal segretario generale, e il coordinamento confederale di LSCR.

Quella sarà la sede nella quale valutare e decidere su una questione rilevante come la ricostituzione dell’area. Per quanto mi riguarda, in quella sede proporrò di dare continuità alla scelta congressuale di non costituire l’area nella Fiom.

 

Giorgio Cremaschi