Anche negli ospedali la precarietà comincia a creare inciviltà e paure. Gli operai, gli ausiliari, gli infermieri presi in appalto dalle cooperative private sono alle mercè di carichi di lavoro e gerarchie da caporalato.

Il non rispetto della dignità di questi lavoratori invisibili, senza diritti e garanzie contrattuali è l’altra faccia dello sfruttamento su noi cosiddetti privilegiati, con effetti negativi sul lavoro di tutti. E sui malati. Ma i dirigenti se ne fregano; non pagano di tasca loro ed hanno meno lavoro e responsabilità! Si sbaglia di grosso chi come gli infermieri pensa che sono scelte che non riguarderanno mai la loro sfera professionale e si ritengono al sicuro. Sono ormai frequenti gli appalti di servizi infermieristici dopo la prova del “volontariato sostitutivo”. E i medici pensano anche loro di essere al sicuro?     Redazione Lavoro e Salute edizione online http://lavoroesalute.interfree.it

 

Precari al guinzaglio

 

            di  Arnaldo Sanità segretario CISL asl3

 

            C’è una realtà che vige in tutto il territorio nazionale, una realtà che definisco una vergogna e della quale me ne vergogno anchio. Me ne vergogno perchè è presente nel posto dove lavoro, l’avevo davanti agli occhi tutti i giorni e non la vedevo. Siamo circondati dagli invisibili, invisibili che lavorano in mensa, che raccolgono i nostri rifiutim che fanno le pulizie, che trasportano le nostre merci, che preparano la biancheria, che rasano i nostri prati, che riparano le cose rotte, che si occupano dei defunti.

                 La realtà che questi invisibili vivono è una realtà allucinante, fatti di non diritti, fatta di prepotenze, fatta di prevaricazioni e sottopagata e fatta, soprattutto, di paura di perdere il lavoro. Per me che mi sono sempre considerato un sindacalista attento questa è stata una scoperta a dire poco sconvolgente. Questa è stata una scoperta a dir poco sconvolgente. Non è solo un problema di Asl Torino 3, è di dimensioni nazionali.

                  Ci sono 500.000 addetti dipendenti del Servizio Sanitario nazionale e 600.000 invisibili, si signori, 600.000 persone che definire precarie è poco. Persone che spesso al di là di capitolati rigidissimi non conoscono la parola: sicurezza sul lavoro, persone che non osano nemmeno pronunciare la parola sindacato, persone che possono lavorare indifferentemente dalle 8 ore al giorno alle 3 ore, a seconda degli umori del kapò.

            I lavoratori in balia di cooperative non meglio identificate, o sarebbe meglio dire identificate ma molto discutibili. Anzi sarebbe ora che qualcuno cominciasse seriamente a parlare di cooperative che oggi hanno snaturato il significato della parola, e dare regole certe ai “soci”, oltre che al mercato. Infatti per assurdo oggi è molto più garantito un dipendente del “privato” che non uno di questi lavoratori. Ora qualcuno di cosiddetto buon senso, obietterà che i capitolati ci sono, basta quindi controllare. E’ successo, i servizi proposti (è successo in una asl toscana) hanno controllato, ed hanno scoperto, specialmente con alcune cooperative che con l’INPS c’era qualche problema, risultato: rescissione del contratto ed i lavoratori a casa.

            C’è poi un’altro aspetto ancora peggiore, ovvero quello del subappalto “segreto”. Una ditta con sede a Milano vince un appalto a Bergamo. Se questa ditta dovesse mandare i suoi dipendenti tutti i giorni da Milano a Bergamo spenderebbe uno sproposito. A questo punto i furbi cosa fanno? Si rivolgono ad una cooperativa od agenzia interinale di Bergamo, reclutano per pochi euro del personale, e lo mandano a lavorare con la raccomandazione di dire che sono dipendenti della ditta di Milano.....Se si viene a scoprire perderebbero regolarmente il posto di lavoro. Quindi per assurdo si crea questa forma di complicità-ricatto per aggirare il capitolato d’appalto.

            Nella piattafroma contrattuale ultima, c’era un articolo di contratto che parlava di questa situazione, poi non se ne è saputo più nulla, erano tutti impegnati con il collegio IP che poneva veti sul fatto che gli IG non dovevano andare al 6 livello, erano tutti imepegnati a discutere della maggiore professionalità di questa o quella figura, a seconda del pacchetto tessere di ognuno.

            Ciò che più fa rabbia in tutta questa vicenda è che secondo un indagine questi 600.000 invisibili sono equamente ripartiti (a parte alcune eccezioni) tra donne con marito disoccupato e due figli a carico e tra giovani con livello d’istruzione medio-alto che non trovano sbocco nelle loro professionalità.