RECAPITO: UN ACCORDO DA BUTTARE!

 

In continuità con i processi di ristrutturazione, ormai senza fine, si colloca l’ultimo sul recapito, firmato a fine luglio, dove l’azienda guadagna il consenso dei sindacati che hanno così consegnato il settore alla furia liberista.

Un accordo dove i lavoratori sono gli unici a dare:

·         in termini di orario – flessibilità di 30 minuti e allungamento obbligatorio dell’orario di 10 ore mensili;

·         di aumento dei carichi di lavoro – obbligo di “areola”, cioè lavoro aggiuntivo;

·         di riduzione salariale – lo straordinario sostituito da una quota forfettaria di 35 euro a giornata;

·         di mobilità e trasferimenti.

A questi specifici aspetti dell’accordo si aggiunge la conferma dell’uso di lavoratori precarizzati in sostituzione del lavoro stabile, confermando la “vocazione” a far divenire strutturale questa tipologia di assunzione conosciuta tra i proletari come spremi e getta.

RIEPILOGANDO: manomissione dell’orario, con allungamento; lavoro in piu’, sottopagato; precarietà per coprire i vuoti d’organico e ridurre l’occupazione.

Prosegue cioè quella linea di politica economica e sociale che ha prodotto utili all’azienda (riconosciuti dalla stessa con lo sbandieramento dei primi bilanci in attivo) e contemporanemente ha abbattuto la condizione, i diritti, i salari di noi lavoratori.

Chi credeva fosse solo un passaggio di fase “prima i sacrifici e poi i benefici” si dovrà ora ricredere: è il duro, ma reale, corso liberista che si afferma solo dove peggiora la condizione del lavoro, sino a considerarla una variabile dipendente, in una continua rincorsa al ribasso nella competizione mercantile.

Provatevi voi a farvi una casa! a mettere su famiglia! ad  avere un lavoro almeno decente per i figli! Questo che oggi è un sogno, era alla portata della generazione che ci ha preceduto, come normale, “naturale”. Qualcosa è cambiato allora.

Hanno cominciato con l’attacco a tutto ciò che era statale - non perché soffrissero la presenza politica in economia come dimostra la continua richiesta di aiuti delle imprese allo Stato – con il preciso obiettivo di colpire quelle forme di tutele conquistate dalle lotte del ciclo della rivolta operaia del ‘69-73; poi, è arrivata la fase del “privato è bello”, valevole solo per i ricchi; quindi è stata la volta della Borsa, che è continuata fino ai tragici crolli che hanno colpito ancora una volta il risparmio popolare, arricchendo i pescicani della finanza; ora è il momento del mercato a trainare l’ideologia dei ricchi - un semidio davanti a cui flettersi, un imperativo che spazza via tutto, ma proprio tutto, ciò che incontra e non è compatibile con i suoi “interessi”.

Queste scelte sono all’origine degli accordi sindacali. E arriviamo ad oggi, in cui i sindacati non sanno più riconoscere gli interessi da difendere, quindi le persone. Scelgono l’azienda, la sua redditività, il suo sviluppo, la sua immagine. E quindi fanno questi accordi.

Fanno spallucce anche sulla democrazia: “noi, sindacato, facciamo gli accordi – voi, lavoratori, li accettate…il voto? ma quale voto. Siete degli irresponsabili, degli utopisti, ribelli, terroristi

 

LA DIFESA DEGLI INTERESSI DEI LAVORATORI PASSA DA UN RIBALTAMENTO RADICALE DI PRATICHE, VALORI E OBIETTIVI.

A COMINCIARE DAL RIFIUTO DI ULTERIORI SACRIFICI.

 

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Circolo pt

 

Milano, 16.09.2004