| A partire dalla seconda metà di settembre, sono partite le assemblee di consultazione sullipotesi di contratto del commercio. Lipotesi per il rinnovo del CCNL interessa oltre 1 milione e 500 mila lavoratori, impiegati nelle aziende della distribuzione cooperativa e del Terziario. I contenuti dellaccordo rappresentano un attacco vergognoso ai diritti e alla dignità dei lavoratori. Un vero e proprio contratto bidone, che merita di essere fermamente respinto.
No al contratto bidone La notte del 3 luglio scorso è stata firmata lipotesi di accordo per i rinnovi dei CCNL della distribuzione cooperativa (Coop, Conad, ecc.) e del Terziario (tutte le altre aziende private del settore). Un accordo che interessa oltre 1 milione e 500 mila addetti, che sul fronte salariale fa perdere potere dacquisto ai lavoratori, mentre sul versante normativo introduce ulteriore precarietà e flessibilità in un settore dove ce nè già troppa. Un vero e proprio contratto bidone, che va fermamente respinto nelle consultazioni che ci saranno tra i lavoratori a settembre. Diminuisce il potere dacquisto dei salariSul salario la piattaforma originaria elaborata unitariamente dai sindacati confederali, non solo rivendicava il pieno recupero dellinflazione pregressa, ma si puntava al rafforzamento del potere dacquisto attraverso la redistibuzione di quote di produttività, in un settore che ha registrato significativi incrementi di profitto in questi anni. Erano richiesti 107 euro di aumento a regime per il primo biennio economico (2003-2004); una cifra per altro modesta e rivista al ribasso in fase di compromesso unitario tra le tre confederazioni. Invece, lipotesi di accordo prevede solo 72 euro e non a regime, ma diluiti nel tempo: 35 euro a luglio e 37 euro a dicembre. Inoltre, senza alcun mandato da parte dei lavoratori, si è andati a stabilire gli aumenti anche per il secondo biennio, che invece andavano decisi nel rinnovo contrattuale del biennio economico; 53 euro per tutto il biennio 2005-2006, anchessi diluiti nel lungo periodo: 23 euro a luglio 2005 e 30 euro nel settembre 2006 quando ormai sta quasi per scadere il contratto! Se Cgil, Cisl e Uil stanno discutendo di allungare da due a tre o quattro la durata dei contratti nazionali, nel commercio è già un dato di fatto. Stessa fregatura per quanto riguarda
luna-tantum che doveva andare a coprire i 18 mesi di ritardo contrattuale: in base
alla richiesta di aumento di 107 euro ci dovevano spettare oltre 2.000 euro di arretrati
invece si è andati a firmare per una misera una-tantum di 400 euro, per altro, non si
capisce perché, scorporata pure in due trances: 250 a luglio, 150 a gennaio 2005. Facciamo notare, inoltre, a chi sta
pensando che effettivamente si tratta di aumenti miseri, che tutte queste cifre sono
commisurate ad un addetto con contratto full-time al 4° livello, già assunto prima del
gennaio 2003; la maggioranza degli addetti del settore non ha questi requisiti, a partire
dal fatto che la maggioranza dei lavoratori è assunta con contratti part-time. Ciò vuol
dire che i più si troveranno in busta paga cifre ancora più ridicole di quelle
ufficiali... Aumenti così ridicoli non solo non
vanno a recuperare linflazione reale, determinando un'ulteriore diminuzione del
potere d'acquisto dei salari, non solo non si parla neanche di andare a recuperare parte
della produttività delle aziende, ma si fa fare un passo indietro allinsieme della
classe lavoratrice. Firmare un contratto che prevede nei fatti la quadriennalizzazione del
contratto, rappresenta un ulteriore passo indietro rispetto ai già pessimi accordi degli
anni novanta, che avevano abolito la scala mobile per adeguare i salari non allinflazione
reale ma a quella programmata dal governo. Aumenta la precarietàLobiettivo che si poneva la
piattaforma unitaria era di riconfermare pienamente le normative del CCNL del 1999 in
materia di diritti e di mercato del lavoro, con una riduzione delle già esistenti
precarietà. Lipotesi di contratto, invece, va esattamente nella direzione opposta. Viene raddoppiato il tetto di utilizzo di contratti a termine che passa dal 10% del precedente contratto al 20%, con laggravante di utilizzo del lavoro interinale fino al 15%; il totale delle due tipologie di lavoro precario passa da un tetto del 23% del vecchio contratto al 28%. Per le aziende della distribuzione cooperativa il tetto massimo aumenta fino al 25%. Come se non bastasse, dal calcolo di questa percentuale saranno esclusi i lavoratori assunti utilizzando le nuove tipologie di lavori a termine: contratti di inserimento, apprendistato, a progetto Altro che riduzione delle già esistenti precarietà! Inoltre,
ed è la cosa peggiore, si accetta che per i punti vendita di nuova apertura, nel primo
anno di attività, anche tutto il personale potrà essere assunto con contratto a termine!
Dopo, la deroga andrà contrattata. Sappiamo bene cosa vuol dire nuove
aperture: turni massacranti, dove lazienda fa quello che vuole, cambiando gli
orari come le pare e piace e rendendo la vita dei lavoratori un inferno. Se tutti sono
assunti con contratti precari, lazienda per tutto un periodo avrà mano libera di
disfarsi di tutti quei lavoratori che per qualche ragione non vorranno continuare a
chinare sempre la testa di fronte allarroganza dellazienda. Non cè che
dire: un vero e proprio regalo alle aziende, servito su un piatto dargento. Con un contratto del genere le
aziende potranno arrivare a percentuali incredibili di utilizzo di lavoratori precari. E
gravissimo che in una realtà che già adesso vede i lavoratori divisi tra loro da una
miriade di contratti differenti, al cui interno esistono ulteriori differenziazioni
(part-time assunti a 30 ore, 24, 19, 16, ci sono persino quelli assunti a 8 ore!), è
gravissimo aggiungere ulteriore precarietà. Vogliono rendere la norma avere unità
produttive con la maggioranza di lavoratori precari, divisi da situazioni contrattuali
diverse, perennemente ricattabili. Nel nostro settore è evidente come
il sindacato fatichi solo ad entrare in molte realtà lavorative, proprio a causa del
clima di ricatto che le aziende riescono ad imporre con la precarietà. Aggiungerne ancora
vuol dire indebolire linsieme della classe lavoratrice, rendendo più arduo il
compito di quegli attivisti e delegati sindacali che tra mille difficoltà si battono
quotidianamente per i diritti dei lavoratori. Colpiti i lavoratori part-timeViene cancellato il tetto sul lavoro
supplementare, che prima era di un massimo di 120 ore annue. Vengono, invece, recepite le
norme della legge Biagi, che consentono di applicare ai contratti la clausola
flessibile (spostamento della fascia oraria lavorativa) e la clausola
elastica (aumento fino al 30% della prestazione lavorativa originaria). Ladesione
alle clausole elastiche e flessibili è volontaria, ci chiediamo, però, se nella pratica
il lavoratore sarà veramente libero di scegliere
Il tutto con un onere minimo per lazienda
di solo 1,5% in più sulla retribuzione (oltre alla normale maggiorazione del lavoro
supplementare) e un avviso di solo 48 ore (in teoria). E questo il cavillo che, senza
nominarlo, introduce nel commercio il famigerato lavoro a chiamata (job on
call), previsto dalla legge Biagi. Accettare queste clausole vuol dire permettere alle
aziende un uso indiscriminato dei lavoratori part-time nei momenti dellanno con
maggior carico di lavoro, con i tempi di vita dei lavoratori completamente appiattiti alle
esigenze aziendali. Peggiorata la normativa sullapprendistatoNei fatti lapprendistato andrà
a sostituire quelli che prima erano i contratti formazione lavoro (di massimo due anni).
Viene estesa lapplicabilità del contratto di apprendista a praticamente tutte le
mansioni (dal 5° fino al 2° livello), interessando tutta la fascia di età tra i 17 e i
29 anni. Viene elevata la durata dellapprendistato da 3 anni del vecchio contratto a
4 anni, con un numero complessivo di apprendisti che può arrivare fino al 100% rispetto
ai lavoratori a tempo indeterminato in un'azienda! Cosa cambia con lapprendistato?
Facciamo un esempio concreto: fino a oggi quando una cassiera viene assunta ha il 5°
livello e dopo 18 mesi passa al 4° e ci rimane. Lipotesi di contratto dà la
possibilità di assumere la cassiera come apprendista: sarà inquadrata al 6° livello per
i primi due anni, al 5° livello per i successivi
altri due, e solo dopo 4 anni potrà ricevere la retribuzione per la quale ha compiuto lapprendistato
(il 4° livello). Pur facendo lo stesso identico lavoro di una sua collega, lapprendista
percepirà per 4 anni uno stipendio inferiore. Un contratto che, come è facile
capire, non serve a formare come vogliono far credere le aziende, ma serve semplicemente a
rendere i lavoratori più ricattabili, risparmiando sulla loro retribuzione. E scandaloso che alcuni
dirigenti sindacali si siano messi a sbandierare questo peggioramento sullapprendistato
come una vittoria, perché la legge Biagi ne prevedeva una durata di addirittura 6 anni!
La verità nuda e cruda e che si peggiora lesistente e, cosa più grave di tutte,
senza neanche aver mai veramente ingaggiato una lotta con la controparte. Una conduzione della trattativa vergognosaI risultati raggiunti con
quest'ipotesi di contratto, sono penosi sia dal punto di vista salariale, sia riguardo il
versante normativo. Tra laltro non si dice nulla sul lavoro domenicale, non
contrastando nei fatti il ricorso sempre più frequente a contratti individuali dassunzione
contenenti la clausola del lavoro domenicale obbligatorio. E si potrebbe continuare ancora
Un tale bidone, non poteva che essere
il risultato obbligato di una conduzione della trattativa che ha del vergognoso. Si è
aspettato esattamente un anno prima di proclamare il primo sciopero: il 20 dicembre 2003,
solo 4 ore di sciopero, inefficaci in un settore dove regna la massima flessibilità sugli
orari, ed escludendo dallo sciopero tutto il settore della distribuzione cooperativa. Si
è artificiosamente diviso il fronte di lotta, tenendo a casa proprio il settore
tradizionalmente più sindacalizzato, illudendo i lavoratori che le cooperative erano
diverse. I fatti hanno dimostrato quanto fossero diverse: hanno firmato un contratto che
è la sostanziale fotocopia del settore privato, letteralmente un minuto dopo la firma di
Confcommercio! Inoltre, si è
perso tempo prezioso convocando solo il 26 marzo lo sciopero di 4 ore di tutto il
commercio, agganciate alle 4 ore di sciopero proclamate dal sindacato contro la riforma
sulle pensioni
Fare uno sciopero di tutta la giornata solo per il contratto era
troppo rivoluzionario? Poi la grande farsa finale con ben due scioperi nazionali disdetti
allultimo momento nellarco di 15 giorni. Il 19 giugno, dove si era arrivati a
prenotare oltre 10mila posti su treni e pullman per Roma, per quella che doveva essere la
prima manifestazione nazionale nella storia della categoria; una disdetta arrivata a due
giorni dallo sciopero, incomprensibile, che ha lasciato i lavoratori sconcertati. Infine,
lipotesi di accordo firmata in extremis la notte del 2 luglio giusto in tempo per
far saltare gli scioperi indetti proprio il 2 e 3 luglio. Questi fatti dimostrano come cè
stata una precisa volontà dei dirigenti sindacali di porre fine ad ogni costo ad una
vertenza che se fosse continuata avrebbe potuto portare ad una generalizzazione del
conflitto. Troppo abituati alla comoda prassi burocratica della concertazione, hanno fatto
di tutto per evitare ogni seria iniziativa di lotta, di tutto pur di lasciar fuori i veri
protagonisti del rinnovo contrattuale: il milione e mezzo di lavoratori del settore. Hanno
preferito firmare un contratto scandaloso, pur di evitare in ogni modo la lotta. E
evidente che cè una parte del sindacato che è completamente integrata nella logica
di questo sistema, che bada solo ai propri interessi di apparato burocratico e non difende
gli interessi dei lavoratori; questo proprio in un periodo dove la crisi e la barbarie del
sistema capitalista imporrebbero una politica radicalmente diversa. Solo la lotta pagaNelle vertenze i tempi e le forme di
lotta hanno una grande importanza. Convocare scioperi di 4 ore, a distanza di mesi uno
dallaltro, non serve a niente. Ancora peggio è convocare manifestazioni e scioperi
e poi rimangiarseli allultimo momento: così è pure dannoso, si fa perdere
credibilità a tutto il sindacato, si scredita il lavoro di tanti attivisti onesti che ci
credevano. Proprio lesperienza recente, di
lotte come quella degli autoferrotranvieri o quella degli operai di Melfi, dimostra una
cosa: lunico modo per ottenere risultati è fare male alla controparte. In queste
lotte abbiamo visto il passaggio da forme di protesta puramente dimostrative, a metodi di
lotta incisivi, che hanno messo realmente il difficoltà la controparte, costringendola a
cedere. Scioperi improvvisi per più giorni consecutivi, picchetti, la ricerca dellappoggio
attivo di settori della popolazione. Scioperi veri e compatti in grado di colpire i
padroni nellunica cosa che hanno veramente a cuore: i profitti. Altro che scioperi
finti revocati allultimo momento
Per fare questo, per ottenere
risultati, è necessario costruire una direzione allaltezza, capace di dimostrare la
stessa determinazione che gli autoferrotranvieri e gli operai di Melfi hanno messo in
campo nei mesi scorsi nelle loro vertenze. No al contratto bidone del commercio! Per
un sindacato che difenda realmente i lavoratori! Non possiamo accettare che lennesima
svendita sulla pelle dei lavoratori, passi senza farci sentire. Dobbiamo opporci a questo
contratto bidone, pretendere che in tutti i luoghi di lavoro si tengano consultazioni
democratiche, chiedere un vero e proprio referendum vincolante, adoperandoci per far
votare no a questa ipotesi di contratto. Una prevalenza di no, aprirebbe la possibilità
di riprendere in mano la trattativa; comunque sia, un numero il più alto possibile di
contrari allaccordo avrebbe un valore che va ben oltre le vicende di questo
contratto. La rabbia e lopposizione, che si è già manifestata da parte di Rsu e
singoli lavoratori riguardo alla conduzione di questa trattativa e che ha portato il 19
giugno ben 200 delegati del settore ad autoconvocarsi a Milano contro la decisione di
disdire lo sciopero nazionale, può essere un inizio. Non si tratta solo di opporsi ad un
contratto che è un attacco spudorato ai diritti e alla dignità dei lavoratori; si tratta
di iniziare un cammino, di iniziare a coordinarci dal basso, per costruire una vera
sinistra sindacale, che rompa una volta per tutte con la fallimentare politica della
concertazione, che smetta di subordinarsi alle compatibilità del sistema. Una vera
opposizione che trovi la sua base dappoggio fondamentale nei delegati che
quotidianamente si battono sul proprio posto di lavoro. Unopposizione che punti ad
essere unalternativa allattuale gruppo dirigente, che si batta per
riappropriarsi del sindacato. Un sindacato che vogliamo finalmente combattivo, impegnato
unicamente sul terreno della difesa intransigente degli interessi di classe dei
lavoratori. Per contatti e informazioni nostravoce@yahoo.it
cellulare 3392107942
|