Il gruppo di lavoro sui fondi pensione, costituito all'assemblea del
movimento dell 11 e 12 settembre, si riconvoca per Sabato 18 settembre alla Casa della
Pace ,in via trastevere, 66 Roma alle ore 16.00 per iniziare a costruire la campagna
nazionale contro il conferimento del TFR ai fondi pensione.
Tutti i gruppi, le associazioni, i singoli che sono interessati sono invitati a
partecipare!
CONTRO IL TRASFERIMENTO DEL TFR
AI FONDI PENSIONE
(documento del gruppo di lavoro sui fondi pensione dell'assemblea del movimento dell'11 e
12 settembre )
L'aggressione allo stato sociale e, nello specifico, alla pensione pubblica quale patto di
solidarietà intergenerazionale, costituisce un ulteriore elemento della guerra militare,
economica e sociale neoliberista che ha prodotto l'aggressione all'Iraq, il varo della
legge 30 dopo il pacchetto Treu e della Bossi/Fini dopo la Turco/Napoletano. Un attacco,
questo, rivolto contro lo stato sociale in tutta Europa.
Le scelte in materia di pensioni, fatte in danno in primo luogo di donne e giovani
precare/i, non trovano nessuna reale giustificazione se non nella volontà di ridurre la
pensione pubblica a mero ammortizzatore sociale dell'indigenza e di imporre la
privatizzazione della previdenza con l'apertura a favore della speculazione finanziaria di
un mercato di evidenti, enormi potenzialità.
Questa scelta produrrà null'altro che il sussidio di povertà per la stragrande
maggioranza delle/i lavoratrici/ori, in specie per quelle/i che sono oggi giovani
precare/i, soggette/i all'episodicità e alla discontinuità del lavoro, riservando una
possibilità (e non di più!) di pensione dignitosa solo a coloro che conserveranno,
nell'arco dell'intera vita lavorativa, un lavoro stabile ed un salario consistente.
Dopo la già infausta ed inutile riforma Dini - che col passaggio nel calcolo della
pensione dal metodo retributivo al metodo contributivo ha tagliato la pensione pubblica -
l'attuale legge delega, per la quale in questi mesi il governo Berlusconi si appresta a
varare i decreti applicativi, liquida definitivamente ogni idea di solidarietà
generazionale, ovvero lo stesso fondamento dello stato sociale. Infatti, il sistema di
finanziamento delle pensioni a "ripartizione" - in base al quale le pensioni
vengono pagate con i contributi degli attuali lavoratori attivi - viene confinato a quel
che resta della pensione pubblica, ovvero all'ammortizzatore sociale della povertà,
mentre per finanziare la cosiddetta seconda gamba, ovvero la previdenza privata (che
dovrebbe assicurare, sommata all'altra, una pensione dignitosa), viene introdotto il
sistema a "capitalizzazione": ovvero ognuno dovrà pensare per sé nella logica
dei prodotti assicurativi, senza peraltro avere alcuna garanzia e certezza di prestazione
dato che questa sarà legata all'andamento dei mercati azionari.
Questo raddoppio di contribuzione che si vuole imporre
alle lavoratrici e ai lavoratori, per avere nel migliore dei casi una pensione che si
avvicina a quella che sarebbe toccata loro prima delle cosiddette riforme, viene nascosto
dietro il furto del Trattamento di Fine Rapporto (TFR).
Il TFR è parte della
retribuzione delle lavoratrici e dei lavoratori e costituisce una importante
disponibilità nei periodi tra la perdita di un lavoro e una successiva occupazione. Il
governo vorrebbe farlo confluire, attraverso il meccanismo del silenzio assenso - che in
questo quadro di generale disinformazione e di silenzio acquiescente costituisce per il
governo solo una forma ipocrita per assicurarsi il successo dell'operazione -, nei Fondi
Pensione. Sostituirebbe così un rendimento abbastanza modesto ma garantito, legato
parzialmente all'inflazione, con altri molto più incerti e senza nessuna forma di
garanzia, come dimostrano i rendimenti dei fondi di questi anni e i casi alla
"Enron".
I Fondi pensione si sono caratterizzati negli ultimi anni per la loro spasmodica ricerca
di alti rendimenti a breve termine e per la loro necessità di liquidità. Concorrendo a
determinare l'intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori, i licenziamenti per
ridurre costi nei conti economici delle imprese, la precarietà, lo sfruttamento
dell'ambiente. Con il loro comportamento gregario sono l'elemento che concorre a creare ed
amplifica a dismisura le crisi derivanti dalle speculazioni finanziarie e che strangola i
paesi dominati costringendoli alle politiche di aggiustamento strutturale per difendere le
loro valute o ripagare i debiti.
Essi realizzano l'effetto perverso di costringere i lavoratori a sperare, per avere
rendimenti che consentano loro di godere di una pensione dignitosa, nello sfruttamento e
nel licenziamento d'altri lavoratori e lavoratrici
Appare dunque evidente come nella questione delle pensioni emergano chiaramente gli
aspetti cruciali più deteriori del neoliberismo: il profitto come unica misura, la
noncuranza per le condizioni di vita e la dignità delle persone, la precarizzazione delle
esistenze, una visione salvifica dei mercati finanziari, il superamento progressivo di
qualsiasi ragione solidaristica e redistributiva, lo stato sociale ridotto a forme
minimali.
Per le ragioni che precedono l'assemblea di Roma dell'11 e 12 settembre assume la lotta
contro la privatizzazione e la finanziarizzazione della previdenza come lotta dell'intero
movimento, individuando in una campagna che nei prossimi mesi informi i lavoratori e li
inviti ad esprimere il proprio dissenso al conferimento del proprio TFR nei Fondi
Pensione, uno strumento concreto in grado di porre in discussione l'intero impianto delle
riforme.
In questo senso dà mandato al gruppo di lavoro costituito di sollecitare nei prossimi un
giorni un incontro a Roma delle organizzazioni, delle reti e delle associazioni
interessate per il concreto avvio della campagna.
Roma, Astra occupato, 12 settembre 2004
IL GRUPPO DI LAVORO SUI FONDI PENSIONE
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