Per difendere
i salari e le pensioni contro precarizzazione e carovita
Breve storia dellevoluzione
del sistema pensionistico italiano |
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1. Le origini
Il sistema pensionistico italiano nasce (insieme a quelli di altri paesi europei
industrializzati) verso la fine dell800. Inizialmente è un sistema contributivo e a
capitalizzazione, su base volontaria, gestito da assicurazioni private o dalla pubblica
Cassa Nazionale di Previdenza. Levoluzione del sistema è segnata da due date
fondamentali: nel 1919 la previdenza obbligatoria per i lavoratori dipendenti, nel 1933 laccentramento
del sistema previdenziale sotto il controllo pubblico (nascita dellINPS).
2. Dagli anni 50 agli 80
Alluscita della seconda guerra mondiale il sistema a capitalizzazione è in piena
crisi. Gli anni cinquanta e sessanta, con i crescenti tassi di sviluppo economico ed
occupazionale, favoriscono lespansione del sistema pensionistico pubblico, che viene
esteso ai lavoratori agricoli, ai commercianti ed agli artigiani. I lavoratori ottengono
la pensione di anzianità, il passaggio al sistema retributivo, lindicizzazione
delle pensioni a prezzi e salari.
A metà degli anni 70 lo scenario dellandamento delleconomia mondiale è
ormai cambiato, e a partire dagli 80 gli effetti della disoccupazione cominceranno a
pesare sul sistema previdenziale. In questo quadro la spesa previdenziale tende ad
incrementarsi a ritmi maggiori rispetto alla crescita del pil, e alla fine degli anni 80
è già passata dal 5 al 10% di questultimo. Una situazione destinata ad
amplificarsi (la commissione Brambilla nel settembre 2001 prevedeva il 15% nel 2015) con i
modesti andamenti di crescita delle economie occidentali: incalzato dalla crisi, il
capitale italiano (e non solo) reclama interventi strutturali che riducano gli oneri
sociali.
3. Gli anni 90: iniziano le contro-riforme
Il primo attacco alle conquiste previdenziali porta la sigla del governo Amato (1992). È
lanno del Trattato di Maastricht, che impone il contenimento del rapporto spesa
pubblica/pil. La ricetta è quella degli USA di Reagan: la supply side economics
sostitusce lofferta pubblica di servizi sociali con la privatizzazione e messa
valore di sanità, istruzione, reti distributive, previdenza
così si riducono le
tasse (alle imprese) e si alimentano i mercati finanziari. La riforma Amato blocca le
pensioni di anzianità, aumenta letà pensionabile ed i requisiti minimi
contributivi per le pensioni di vecchiaia, riduce i meccanismi di indicizzazione. Inoltre
allungato il periodo di riferimento per il calcolo della pensione: il primo passo che
allontana dal sistema retributivo nuovamente verso il contributivo.
Un successivo tentativo (fallito) di riforma delle pensioni sarà nel 1994 un fattore
primario nella caduta del primo governo Berlusconi. Il ministro del tesoro Dini propone
una riduzione della spesa di circa 10 mila miliardi, da ottenersi elevando letà
pensionabile a 65 anni (entro il 1998), con unulteriore stretta alle pensioni di
anzianità e riducendo il coefficiente di rendimento delle pensioni. La storia successiva
è nota: le mobilitazioni dellautunno 94 portano alla firma dellaccordo
governo-sindacati sullo stralcio delle pensioni che rinvia il problema ad una legge da
approvarsi entro metà dellanno successivo. Berlusconi perde lappoggio
leghista, il governo cade. Il successivo governo sarà formato proprio da Dini, avrà
(come il governo Amato) lappoggio esterno del Pds.
Nel 1995 quindi il governo Dini - forte dellaccordo di fine 94 - porterà a
compimento la seconda riforma previdenziale, con il passaggio al sistema contributivo
(totale o pro rata) per tutti a partire dal 1996, esclusi (per ora) solo coloro che nel 95
hanno almeno 18 anni di contribuzione. Questa riforma contiene elementi da sottolineare in
prospettiva: misure per ridurre il numero delle pensioni di anzianità, introduzione del
contributo del 10% sul crescente numero di lavoratori precari (allepoca, le
collaborazioni coordinate), esplicita stabilizzazione della spesa pensionistica in
rapporto al pil. Infine, lancio della previdenza integrativa (privata): vengono istituiti
i fondi pensione suddivisi in chiusi (in sede di CCNL con i sindacati) e
quelli aperti (totalmente privati e a cui si aderisce su base individuale) e
si identifica il Tfr come strumento di finanziamento di questi fondi. Si tenta così di
chiudere il cerchio delleconomia dellofferta: se le pensioni pubbliche calano,
ci si rivolga alle assicurazioni private, soprattutto in una fase in cui i mercati
finanziari stanno cominciando la corsa speculativa della new economy. La riforma Dini,
prevedendo verifiche periodiche dei risultati, lascia il terreno aperto ad ulteriori
interventi dei governi che verranno sul terreno delle pensioni.
Con il 1997 la palla è passata al governo Prodi (governo di centrosinistra con appoggio
esterno del PRC, alla cui affermazione elettorale non è stato estraneo il movimento -
ormai rifluito - di fine 94). Questo governo, in unatmosfera di ritrovata pace
sociale, porta a casa un risultato non indifferente per la borghesia italiana in questa
fase: il non scontato rientro nei parametri di Maastricht, grazie a due finanziarie lacrime
e sangue che assommano a qualcosa come 100mila miliardi complessivi. Ovviamente
anche le pensioni fanno parte del pacchetto dei tagli, ed il risultato sulla riforma
previdenziale è il seguente: inasprimento ed estensione al settore pubblico delle
restrizioni sulle pensioni di anzianità; spinta allavvio della previdenza
integrativa privata attraverso leliminazione di ostacoli normativi soprattutto nel
pubblico impiego; aumento delle aliquote contributive di precari, artigiani, commercianti.
Anche qui la storia è nota: proprio sul nodo delle pensioni Rifondazione arriva ad un
tentativo di crisi nellautunno del 97, rientrato il quale voterà comunque la
finanziaria che prevede altri 5mila miliardi di tagli indistinti ai salari indiretti ed
alla spesa sociale fra pensioni e sanità. Come è noto la crisi arriverà veramente nellautunno
del 98, con il ritiro del sostegno del PRC, la scissione dei comunisti italiani, e la
formazione del governo DAlema.
Notizie in pillole per sfatare i luoghi comuni
La truffa del contributivo: ricordate quando ci distrussero la scala mobile asserendo che
creava spinte inflazionistiche? Ebbene per colpa di Cgil Cisl Uil perdemmo il solo
strumento che adeguasse automaticamente gli stipendi al costo della vita e nello stesso
tempo i contratti iniziarono ad essere firmati in base alla inflazione programmata. In
dieci anni abbiamo perso oltre il 10% del potere di acquisto e nel futuro le cose andranno
ancora peggio
Il calcolo su tutta la vita risulta micidiale nel falciare il rendimento delle
pensioni. È stato stimato che con 40 anni di lavoro si raggiungerà, per il solo effetto
di questa manovra, una pensione inferiore al 50 % degli ultimi salari ricevuti"
(fonte SPI- Cgil)
I contributi pagati per ogni lavoratore dipendente sono attualmente pari al 33% della
retribuzione Il Governo sta progettando di abbassare i contributi dei nuovi assunti : la
loro percentuale rispetto alla retribuzione non sarà più il 33% ma diminuirà ancora di
più. Gli ultimi contratti nazionali come quello della Plastica, del Commercio e delle
Poste penalizzano i nuovi assunti che nei fatti sono lavoratori di serie b con meno
diritti, orari più sfavorevoli e salai di ingresso nonché una maggiore facilità di
incorrere in licenziamenti e provvedimenti disciplinari. Questi contratti sono stati
firmati nellultimo anno dalla stessa Cgil.
Andremo in pensione a quasi 70 anni e lavoreremo anche oltre perché non basteranno i
soldi per pagarsi le spese mediche di una sanità nel frattempo privatizzata
La manovra Finanziaria sarà di 16 miliardi e mezzo di euro. La legge Finanziaria con gli
anni è diventata da legge ragionieristica quale era uno strumento per interventi
strutturali con tagli delle spese sociali .
Leconomia Italiana assomiglia non ad una locomotiva, piuttosto ad una bicicletta
senza cambi, la crescita PIL è pari allo 0,5%, non si intravedono spiragli per il
rilancio occupazionale con la delocalizzazione di imprese e la percentuale più bassa in
Europa per fondi destinati alla ricerca. Tra il 1993 e il 1998 i governi tecnici e di
centrosinistra italiani hanno incassato dalle privatizzazioni 108.000 miliardi delle
vecchie lire , più di ogni altro paese industrializzato,tra il 1990 e il 2000 le entrate
delle privatizzazioni sono state pari a quasi 109 mila milioni di dollari. In Italia si è
privatizzato più che in ogni altro paese e i proventi sono finiti ad ingrossare il
capitale fittizio e la speculazione finanziaria rafforzando il grande Capitale ma non
certo si sono salvaguardati i livelli occupazionali rilanciando la produzione.
In questi dati stanno le ragioni della vittoria elettorale del centrodestra che ha
capitalizzato quello che il centrosinistra ha presentato su un vassoio doro, ossia lindebolimento
della classe lavoratrice, la fine di ogni conflittualità sociale a vantaggio unico di una
classe media reazionaria e conservatrice. È proprio questultima classe ad invocare
ordine e tolleranza zero per delinquenza ed immigrati (invocati invece dagli imprenditori
del Nord est), a chiedere meno tasse e un nuovo decretone per il condono
edilizio puntualmente arrivato con la Legge Finanziaria.
Le privatizzazioni nazionali sono state seguite puntualmente dalla vendita o
esternalizzazione dei servizi locali e comunali, create società per azioni con dirigenti
catapultativi dalle Giunte e dalle segreterie di partito, una miriade di bassi stipendi
(non è casuale il rilancio delle Co.co.co anche nella pubblica amministrazione)
accompagnati da molteplici forme di precariato.
Per queste ragioni la ripresa di una opposizione sociale e politica non può prescindere
da alcuni obiettivi
- Battaglia contro le privatizzazioni e ritiro i tutte le norme del precariato dal
Pacchetto Treu alla Legge 30;
- Rilancio delle attività produttive a svantaggio delle speculazioni finanziarie;
- Salvaguardia dei servizi pubblici e della piena occupazione;
- Fine della concertazione tra Governo e sindacato. Una democrazia basata non su
maggioritario e presidenzialismo federalista ma sul ritorno al proporzionale, senza
concertazione e monopolio della rappresentanza sindacale che fanno solo gli interessi
delle classi dominanti.
Queste e non altre sono le basi del rilancio programmatico di una alternativa sociale
sindacale e politica.
IL PIANETA FUTURO
Associazione di politica e cultura comunista
fonte: http://www.mercatiesplosivi.com/pianeta/
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