| Improvvisa accelerazione del confronto in Cgil sulla revisione del
modello contrattuale. Un confronto che sembra volersi incardinare a tutti i costi sul
"problema Fiom", come era ampiamente prevedibile dopo il botta e risposta
dell'altro giorno, nel corso dell'incontro tra tutti i segretari di categoria, tra la Fiom
e i vertici di corso d'Italia. A dare una svolta alla vicenda è Gian Paolo Patta, il
rappresentante della sinistra sindacale di "Lavoro Società", su "Il Sole
24 ore" di ieri. «Non sarà accettabile, per la Cgil, che la Fiom diventi un Cobas
più grosso. L'obiettivo non può essere solo la protesta ma la riconquista del
contratto», esordisce il segretario generale.
Parole pesanti, che hanno l'effetto di ferire quel "popolo delle tute blu della
Cgil" che pure in tutti questi mesi di successi ne ha mietuti: non solo nella vicenda
di Melfi, e in quella dei pre-contratti, ma nelle decine e decine di rinnovi delle Rsu in
cui l'organizzazione sindacale di Gianni Rinaldini ha raccolto quasi ovunque successi
straordinari.
C'è chi, come due membri della segreteria Fiom di Torino (Passarino e Nardini), arriva
fino al punto di chiedere la convocazione dell'area "Lavoro Società - Cambiare
rotta" «prima delle prossime dichiarazioni a mezzo stampa». L'intervento di Patta,
«non ci risulta risponda al dibattito e all'orientamento espresso dai compagni che si
riconoscono nell'area», aggiungono. Le critiche dei rappresentanti dell'area di Lavoro
Società si appuntano su due elementi: le dichiarazioni bypassano le conclusioni
dell'ultima assise della Cgil, e se c'è un attacco da fare alla coerenza di quella linea
va rivolto ad «altre vicende contrattuali» (commercio e chimici) «che sconfessano
quelle conclusioni». «La sua preoccupazione (di Patta, ndr) è di riportare all'ordine
la Fiom e i lavoratori metalmeccanici (...) che hanno dimostrato che un'altra linea è
possibile e che richiederebbero una svolta nelle scelte della Cgil», concludono. Insomma,
l'uscita di Patta ha colto quasi tutti di sorpresa perché nessuno, da sinistra, si
sarebbe mai sognato di "far notare" che la Fiom deve portare a casa un
contratto. Una osservazione lapalissiana, questa, nel mondo sindacle, che detta in questo
momento però assume un rilievo tutto politico.
Nel pomeriggio di ieri lo stesso Patta ha fatto circolare un lungo documento che in
sostanza conferma la tesi esposta sul "Il Sole 24 ore". Pur non essendo
formalmente una smentita dell'articolo firmato da Lina Palmerini, Patta corregge il
passaggio su «la Cgil che tirerà le somme». Potrebbe suonare troppo polemico nei
confronti di una Fiom comunque determinata ad andare avanti. «E' ovvio che occorrerà un
rapporto stretto tra Cgil e Fiom, essendo quella dei metalmeccanici la più rilevante
categoria dell'industria», scrive Patta.
Posizioni molto critiche nei confronti dell'articolo sono state espresse da altri
segretari, come Sergio Bellavita (Emilia Romagna) e Franco Bruno (Campania). Per
quest'ultimo, «la Fiom sta mettendo in pratica né più né meno i dettami del congresso
Cgil». «I punti fondamentali - prosegue sono la legge sulla rappresentanza, l'abolizione
della legge 30 e la lotta alla precarietà». A rivendicare una coerenza con i risultati
dei congressi è anche Agustin Breda, della Fiom nazionale. «La Fiom deve rispettare il
mandato del congresso, un mandato in linea con il congresso Fiom». A dirsi poco sorpreso
dell'uscita di Patta è, invece, il segretario dell'Emilia Romagna. «Le gravissime
affermazioni di Patta si comprendono solo nel contesto della storia degli ultimi due anni
della sinistra sindacale, che non ha avuto nessuna progettualità, autonomia e capacità
di incidere realmente». Per Bellavita, «o la sinistra sindacale sta con la Fiom e le
istanze più avanzate in Cgil o la sinistra subisce il fascino della modernizzazione di
Montezemolo». Netto, infine, il giudizio di "Eccoci": «Chi vuole isolare la
Fiom vuole isolare le lotte operaie».
Sulla vicenda è intervenuto anche Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc:
«Nel clima di attacco alla Fiom, queste dichiarazioni sono sconcertanti e sbagliate nel
merito».
Fabio Sebastiani
|