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imprese
Cgil: "Il coraggio non ci manca
Da Confindustria una falsa partenza"
La Cgil non è priva di difetti, ma per favore, se una cosa non
gli è mai mancata, è il coraggio, che come si sa è il contrario della paura".
Così la segretaria nazionale Carla Cantone risponde al leader della Cisl Savino Pezzotta,
che oggi, in un'intervista all'Unità, ha
chiesto appunto "più coraggio per innovare il sindacato confederale". Continua
dunque il dibattito a distanza tra le centrali sindacali sulla riforma degli assetti
contrattuali. In attesa di rivedersi a settembre e di innescare un dialogo costruttivo.
Cantone puntualizza che la Cgil "ha sempre anteposto concretamente il merito al
metodo. Chi pensa il contrario cade in contraddizione e il problema non si risolve con
strumentali dichiarazioni".
"Non conosco nessuna proposta contrattuale di Cisl e Uil - prosegua la dirigente
sindacale - che non sia riferita ad obiettivi generali che sono contenuti nei loro
documenti congressuali. Obiettivi che vanno rispettati, esattamente come deve essere
rispettata la posizione della Cgil. Se Cisl e Uil hanno ultimamente prodotto un progetto
articolato su tutti gli aspetti per il nuovo modello contrattuale, è giunto il momento di
renderlo noto. Per questo occorre far funzionare la commissione unitaria finalizzata a
ricercare linee guida comuni.
Aggiunge Cantone: "Le scelte di politica contrattuale della Cgil sono conosciute da
tutti. Valorizzare e sostenere il ruolo insostituibile del contratto nazionale per
difendere e aumentare i salari, e per rivitalizzare istituti contrattuali fermi da troppi
anni, come linquadramento e la riqualificazione di diritti individuali e collettivi
per tutti i lavoratori del nostro paese. Razionalizzare il numero dei contratti anche alla
luce dei cambiamenti introdotti dalle politiche industriali e di sviluppo degli ultimi 20
anni. Riconsegnare alle RSU e al sindacato un ruolo da protagonista su tutto ciò che
attiene la contrattazione della organizzazione del lavoro e delle condizioni di lavoro, da
far valere in azienda, nel territorio, nei siti produttivi e nei distretti. I salari vanno
aumentati attraverso ambedue i livelli contrattuali: nazionale e decentrato. Concetti
precisi e a disposizione del più ampio confronto unitario che speriamo possa svilupparsi
nella Commissione interconfederale il prima possibile. Nel frattempo continuiamo a pensare
che laccordo dello scorso anno fra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria sulle politiche
industriali e di sviluppo sia di grande attualità e siamo sempre in attesa che il governo
dia le risposte dovute conclude Cantone.
Dalla Confindustria una falsa partenza
In un editoriale pubblicato oggi su Rassegna
sindacale, la segretaria nazionale della Cgil si sofferma anche sulla rottura con gli
industriali della scorsa settimana, sottolineando che la "prima prova concreta"
della Confindustria "non è stata positiva". "Al primo incontro tra
Confindustria e sindacati - scrive Cantone - lassociazione degli imprenditori si è
presentata con un documento inadeguato e su alcune questioni decisamente irricevibile,
tanto che la Cgil ha ritenuto impossibile continuare lincontro su quelle basi. Una
vera e propria falsa partenza. Eppure lanalisi della crisi italiana che il
neopresidente degli imprenditori aveva fatto in più occasioni, prima e dopo il suo
discorso dinsediamento, per molti versi era ed è condivisibile. La crisi dellindustria
è una crisi di competitività dovuta a scelte strategiche sbagliate, era il succo del
ragionamento di Montezemolo. Per questo bisogna puntare sui fattori che consentono di
competere sulla qualità e non solo sui costi: ricerca, innovazione, formazione,
Mezzogiorno, crescita dimensionale delle imprese e capacità di stare sui nuovi
mercati".
"Nel documento del 14 luglio, invece, - prosegue Cantone - cè un deciso
rovesciamento di priorità: la crisi passa in secondo piano e si parla soprattutto di
contratti e salari e di come rivedere laccordo del 23 luglio 1993 collegando la
politica contrattuale alla loro idea di sviluppo e di competitività, e a questo fine gli
aumenti salariali devono essere collegati alla crescita della redditività dellimpresa.
Ma, se si condivide limpostazione di mettere al centro del confronto con il governo
in questa fase la scelta di strumenti che almeno tamponino una crisi che si aggrava giorno
dopo giorno, segnando da questo punto di vista una svolta rispetto al passato, non si può
poi presentare al confronto un testo che fa pensare invece che le cose importanti siano
altre. Un testo con affermazioni sul tema dei servizi decisamente non condivisibili (non
solo dalla Cgil, ma da tutto il sindacato che da tempo dice tuttaltre cose). E con
altre perle come il riferimento alla legge 30 o quella sulla decontribuzione
per i giovani nel Mezzogiorno. Con una parte sul tema del conflitto della quale non si
capisce né il senso né la logica. Con un pezzo relativo alle politiche salariali che non
si pone neppure il problema di salvaguardare le retribuzioni rispetto allinflazione
reale. E, dulcis in fundo, con il tentativo esplicito di far precipitare da settembre il
confronto sui modelli contrattuali, con la verifica del 23 luglio e la messa in campo di
un nuovo modello.
A questo proposito, cera e cè una
contraddizione di fondo tra il percorso che Cgil Cisl e Uil hanno deciso alla fine di
giugno e la fissazione di una data per il confronto con Confindustria. Unitariamente sera
deciso di avviare delle commissioni esplorative per fare il punto sulle posizioni delle
confederazioni e vedere se cerano gli spazi per una proposta unitaria. Perché tutti
eravamo e siamo ben consci della difficoltà della situazione, delle diverse
posizioni in campo e dellimportanza di non lanciare falsi messaggi. Ma se davvero si
vuole provare ad avvicinare le posizioni fino a una possibile sintesi unitaria, aprire in
contemporanea un confronto con Confindustria è il modo migliore di fare fallire i lavori
della commissione. Tutti del resto sanno che uneventuale revisione di unintesa
come quella del protocollo di luglio, unintesa sulla quale si sono espressi milioni
di lavoratori, non si può certo fare aprendo un confronto al buio, come se si trattasse
di una tavola rotonda. Occorre una piattaforma unitaria dei sindacati, che ha poi bisogno
di una validazione democratica. Il problema non era quello di fissare una data quanto
quello di creare le condizioni perché il confronto potesse partire e concludersi
positivamente.
E cera poi un altro problema. La fissazione di una data per lavvio
di un confronto tra sindacati e Confindustria sul modello negoziale, avrebbe portato con
sé il rischio di un trascinamento inevitabile sui rinnovi aperti e sui contratti in
scadenza a fine anno. Pubblico impiego, trasporti, metalmeccanici sarebbero stati quasi
automaticamente messi in stand by in attesa delle nuove regole.
Per tutte queste ragioni la Cgil ha scelto la sera del 14 luglio di
segnare con nettezza il suo dissenso rispetto a quel documento e a quello che comportava.
La nostra decisione è stata variamente interpretata, ma solo da pochi nel modo corretto.
Indisponibilità a un percorso che giocoforza avrebbe condotto a rotture. La più ampia
disponibilità al confronto: con gli imprenditori sui veri temi della crisi industriale
del paese, senza inquinamenti di nessun tipo; con gli altri sindacati sui terreni sui
quali abbiamo unitariamente deciso di varare le tre commissioni, senza sottovalutare
quelli sui quali siamo da tempo impegnati assieme.
(21 luglio 2004)
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