| «Un documento importante che ha l'obiettivo di condividere coni il
sindacato un progetto Italia da discutere con il governo». All'indomani del rifiuto della
Cgil, Luca Cordero di Montezemolo rilancia il testo dell'ex presidente di Federmeccanica
Bombassei. Un documento in cui, tra l'altro, si legge che occorre «un impegno preciso ad
approfondire le ragioni di questa specificità italiana e ad individuare possibili
soluzioni, in un quadro generale di ragionamento in cui inserire, oltre al tema
dell'inflazione, alcune riflessioni su produttività, variabili occupazionali e potere
d'acquisto delle retribuzioni». Tanti, forse troppi (circa due pagine), giri di parole
per dire che il contratto nazionale è da buttare. Tuttavia, la fase è ancora quella
della "offensiva diplomatica". E ieri, il presidente di Confindustria ha
dichiarato che si aspetta «un segnale unitario di risposta». Un modo per fugare le paure
della Cgil, che teme un altro accordo separato. Un tasto quasi obbligato visto che il
documento di Confindustria, a leggerlo in trasparenza, è zeppo di richiami alla Fiom. Arriverà
il segnale unitario? A cadavere ancora "caldo" il Consiglio generale della Cisl
ha mandato a dire che per ora l'unità è un bene prezioso di cui gode solo il sindacato
di via Po, approvando un documento di sostegno alla relazione svolta dal segretario
generale, Savino Pezzotta. Ffin qui quasi nulla di strano. Ma in un passaggio si parla
esplicitamente della necessità di un rilancio strategico della concertazione e della
politica dei redditi, «e dell'avvio di un confronto in proposito con il governo». Non
una parola, ovviamente, sulla Cgil e sull'unità.
Per Gian Paolo Patta, della segreteria nazionale, la Cgil ha abbandonato il tavolo del
confronto con Confindustria per «senso di responsabilità». L'apertura del confronto, è
questa la tesi del segretario Cgil, «in assenza di una proposta comune di Cgil, Cisl e
Uil sulla struttura della contrattazione, si sarebbe inevitabilmente trasformata in una
rottura grave tra le confederazioni». «Un accordo separato - aggiunge - sul modello
contrattuale basato sul ridimenzionamento del contratto nazionale e il via libera
all'applicazione della legge 30 porterebbe ad un conflitto generalizzato ben più grave di
quello avvenuto tra i metalmeccanici». «La Cgil - conclude Patta - ritiene che
occorradefinire preliminarmente una proposta unitaria che assuma come punti discriminanti
la riconferma del ruolo del contratto nazionale ed il contrasto alla precarietà,
piuttosto che fissare le date per un confronto al buio che comporterebbe anche il rinvio
dei contratti ancora aperti a cominciare da quello del pubblico impiego».
Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, la conclusione dell'incontro di
mercoledì sera in viale dell'Astronomia a Roma «dimostra che non c'era e non c'è
nessuna svolta». «L'operazione di Confindustria è una operazione neocentrista»,
aggiunge. «Non a caso sono gli stessi obiettivi del Libro bianco di Maroni. E' in pura
continuità con una politica che ha al centro l'attacco al contratto nazionale»,
continua. La brutalità con la quale si è palesata l'offensiva degli imprenditori, «è
la testimonianza del fatto che i margini al loro interno sono del tutto inesistenti». Per
quanto riguarda i rapporti con Cisl e Uil, «è chiaro che con questa impostazione non si
può proseguire. La rottura sul sistema delle regole è profonda».
Fabio Sebastiani
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