Area programmatica congressuale Lavoro Società – Cambiare Rotta - Filcams Cgil

 

A PROPOSITO   DELL’IPOTESI DI ACCORDO PER IL RINNOVO DEI CONTRATTI DEL TERZIARIO E DELLA COOPERAZIONE

Con la firma dell’ipotesi d’accordo per il rinnovo dei contratti del terziario e della cooperazione, si chiude la prima negoziazione della categoria che ha dovuto affrontare le devastanti normative conseguenti alla legge 30 e gli altri provvedimenti governativi in materia di mercato del lavoro.

L’obiettivo che c’eravamo posti con la piattaforma che, unitariamente, avevamo elaborato, era quello di una piena riconferma delle normative del CCNL del 1999 in materia di diritti e di mercato del lavoro con una riduzione delle già esistenti precarietà, così come sul salario, in perfetta sintonia con quanto era stato indicato dal Congresso di Rimini della Cgil, avevamo previsto non solo il pieno recupero dell’inflazione pregressa, ma anche il rafforzamento del potere d’acquisto attraverso la redistribuzione di quote di produttività, in un settore che tra l’altro ha segnato significativi incrementi di fatturato e di profitto in questi anni.

E bene ricordare che quando approvammo la piattaforma eravamo già in presenza della legge 30 e dei decreti legislativi in materia d’orario e contratti a termine: proprio per questo scrivemmo molto chiaramente cosa intendevamo fare per contrastare le leggi del governo Berlusconi.

L’ipotesi d’accordo sottoscritta la notte del 3 luglio non risponde a questi obiettivi, ma al contrario introduce nuovi elementi di precarietà, di flessibilità attestandosi sul versante salariale al di sotto dell’inflazione reale.

E’ evidente che nel testo sottoscritto vi sono anche significativi elementi positivi, come ad esempio l’elevazione della conferma per l’apprendistato; la riconferma del diritto di precedenza e la volontarietà del lavoro supplementare per i part time e così via.

Ma è sui due elementi centrali della piattaforma, cioè salario e mercato del lavoro, che l’ipotesi d’accordo segna una pesante battuta d’arresto.

In particolare sulla questione della limitazione delle precarietà, si è raggiunto l’obiettivo opposto a quello che c’eravamo dati.

Il nuovo contratto non solo consente il raddoppio della percentuale dei contratti a termine su base annua, ma non pone alcuna limitazione ad altre tipologie di contratti precari o atipici, come ad esempio i contratti a progetto, e non esclude il lavoro a chiamata, e la somministrazione di manodopera a tempo indeterminato. A ciò si aggiunga che fuori dalla percentuale del 28 % su base annua, fissata per contratti a termine ed ex interinali., le aziende potranno assumere apprendisti in un numero eguale ai dipendenti con contratti a tempo indeterminato, e per un periodo che è stato esteso a 48 mesi,  Non dimenticando che a disposizione delle aziende vi sono anche i contratti d’inserimento che sono fuori dalla percentuale sopra indicata

Questa è la cosa più grave: in una realtà dove precarietà e flessibilità sono già enormemente diffuse l’accordo ne consente un’ulteriore significativa espansione.

Va ricordato inoltre che qualora l’apprendista non sia confermato, la legge prevede la cancellazione di tutta la contribuzione figurativa, imponendo nei fatti con un buco di quattro anni nella propria situazione previdenziale. 

Riteniamo inoltre un errore aver tolto il tetto massimo di 120 ore annue di lavoro supplementare, che consentirà, certamente su base volontaria, all’azienda un uso indiscriminato dei part time nei momenti dell’anno con il maggior carico di lavoro.

Sappiamo benissimo che l’essere precario pone il lavoratore in una situazione di ricattabilità che non gli consente di poter rivendicare i propri diritti, e conseguentemente impedisce al sindacato di esercitare la rappresentanza collettiva partendo dal controllo dell’organizzazione del lavoro. A riguardo vi è poi da segnalare che nulla è detto sul lavoro domenicale, non contrastando quindi il ricorso ai contratti individuali contenenti la clausola del lavoro domenicale obbligatorio, ispirata dalla dl 66, che a questo punto potrebbe essere estesa all’insieme del personale.

Con questo contratto un sindacato che come la Filcams vuole essere un soggetto di rappresentanza sociale, e non solo di tutele, rischia nei fatti l’espulsione in larghissimi settori della grande distribuzione, dove già oggi la sindacalizzazione è estremamente bassa, per le dimensioni di queste aziende.

Sul salario riteniamo sia stato un elemento positivo aver scongiurato l’ipotesi di un contratto quadriennale, ma ciononostante, come detto, gli aumenti non consentono il recupero integrale del potere d’acquisto dei salari erosi dall’inflazione. Inoltre sia la modesta cifra erogata come una tantum sia le modalità d’erogazione degli aumenti consentono alle aziende di operare un notevole risparmio, a scapito del reddito dei lavoratori.

Infine una valutazione anche sulle modalità con cui si è svolta questa trattativa, con una delegazione trattante che è stata completamente esautorata del proprio ruolo.

Nell’affrontare questo rinnovo contrattuale non si è colto il cambiamento di fase del settore, dove la grande distribuzione, intende prendersi un proprio spazio negoziale, con una filosofia che è più segnata da una cultura confindustriale che quella storica di Confcommercio. Da ciò è derivata anche la scelta di evitare il ricorso alla mobilitazione ed alla lotta.

Il continuo rinvio dell’azione di lotta, (in 18 mesi è stato fatto solo uno sciopero della sola categoria il 20 dicembre e quattro ore in aggiunta allo sciopero confederale del 26 marzo, a fronte di 16 ore proclamate a dicembre, altro 16 proclamate a marzo ed ulteriori 24 ore proclamate nella settimana antecedente alla firma), non ha consentito di determinare rapporti di forza tali da spostare in avanti il merito della contrattazione.

E’ stato un errore sospendere la manifestazione nazionale del 19 giugno, così come andava evitato di siglare l’accordo con lo sciopero del 3 e 4 luglio già in corso.

Come area programmatica Lavoro Società della Filcams pensiamo che l’intesa raggiunta, non negando che alcuni aspetti rappresentano una tenuta di fronte alle volontà delle controparti, non rappresenti nel suo complesso un risultato soddisfacente. Siamo coscienti che la fase non consentiva di ipotizzare grandi avanzamenti negoziali in tema di diritti, ma la situazione che si verrà a determinare nell’applicazione delle nuove norme contrattuali rischia di produrre un peggioramento delle condizione attuali dei lavoratori, e un indebolimento del ruolo del sindacato a causa dell’estendersi delle precarietà.

Per queste ragioni il nostro giudizio è critico su questa intesa.

Perciò inviteremo i lavoratori e le lavoratrici a non approvare l’ipotesi d’accordo chiedendo la riapertura del negoziato per modificare, in particolar modo, i temi relativi al salario e al contenimento delle precarietà e flessibilità.

La consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici dovrà essere   la più ampia e capillare possibile. Noi pensiamo che anche nella nostra categoria sia ora  possibile ricorrere al referendum, ( come recenti esperienze hanno dimostrato) per avere il massimo di partecipazione alla consultazione.

Riteniamo infine opportuna la convocazione del direttivo nazionale della Filcams al fine di poter affrontare all’interno del massimo organo di direzione le ricadute che questa intesa produrrà nella categoria.

 

COORDINAMENTO NAZIONALE LAVORO SOCIETA’ CAMBIARE ROTTA  FILCAMS

Roma 8 luglio 2004