| Sicurezza lavoro e legge 626 qualche corso, nessuna via preferenziale per applicarla
In Italia ancora troppe le
vittime di infortuni, malgrado la 626. Però tutto il sindacato è in grave ritardo mentre
con la delega preparata dal governo si profila una ulteriore riduzione sostanziale di
quelle tutele
Ma
limpegno sulla sicurezza implica, anzi ne è la diretta conseguenza, anche la
prevenzione protezione per la salute dei malati: unesempio per tutti: in sanità le
mortali infezioni ospedalierie rappresentano un drammatico dato permanente. Sono oltre
mille e quattrocento quaranta i morti ufficiali all'anno, di cui 300 per malattie
professionali; ovviamente altissima l'incidenza sugli immigrati, e l'Italia continua a
essere il paese con il maggior numero di vittime di infortuni lavorativi in Europa. E la
situazione è destinata ad aggra-varsi con lapplicazione della legge 30 che
legalizza il rischio come fattore prevedibile del rapporto di lavoro. Un esempio
chiarifi-catore sta nel decreto 276, applicativo della legge 30 che consente il lavoro
interinale in una serie di attività pericolose dove prima era vietato.
Analizzare tutti questi anni di stanca e burocratica
applicazione della 626 da parte del sindacato è dobbligo. I lacci e i lacciuoli
messi sul cammino di una effettiva incidenza dei Rappresentanti dei Lavoratori per la
Sicurezza (RLS). Parliamo della dipendenza dei RLS verso i mortiferi tempi della propria
sigla?; parliamo del legame di subordinazione verso gli equi-libri sindacali, o le zone
oscure del clintelismo parasindacale, tra sigle e aziende, preteso con tutti i mezzi
coercitivi che i funzionari sindacali si trovano nelle mani?; perchè non riflettere sulla
formazione dei RLS, esaurita dentro noiosi convegni?
Il
governo sta facendo bene la sua parte di rappresentante dei pesanti interessi degli
imprenditori, come delle aziende pubbliche, altrettanto evidente che il percorso gli è
stato facili-tato, anche da molti RLS che mal interpretano la parte di rappresentanti dei lavoratori. E dallinterpretazione del proprio ruolo che si sceglie
la strada da percorrere nel rapporto con il datore di lavoro: conflitto o partecipazione?
Formazione tecnica o capacità di individuare nellorganizzazione del lavoro, come
nella struttura ambientale, i produttori di rischio? Nodi mai risolti ed elusi, siamo
ancora al 1994? Franco Cilenti Rappresentante
Lavoratori per la Sicurezza asl3
Nel
periodo marzo-maggio 2004 la Regione Piemonte-Direzione Sanità Pubblica ha promosso e
tenuto un "corso di formazione avanzato per Rappresentanti dei Lavoratori par la
Sicurezza (RLS) delle Aziende Sanitarie Piemontesi".
Il
corso era indirizzato agli RLS delle varie aziende sanitarie e articolato su cinque
giornate. Per coinvolgere tutti gli RLS si è tenuto in vari, successivi, moduli formativi
e ad ogni modulo partecipavano in qualità di discenti gli RLS di due o tre Aziende avendo
cura di mettere assieme aziende distanti fra loro sia territoria-lmente che per quanto
concerne le caratteristiche strutturali. In questo modo una delle ipotesi di lavoro dichiarate dagli
organizzatori sarebbe stata quella di favorire
la conoscenza di varie realtà ai differenti RLS, quale
tematica oggetto di discussione plenaria prevista dal programma del corso.
Docenti
: personale dello S.Pre.S.A.L. , medici competenti, esperti di medicina del lavoro,
sindacalisti ed esperti di DoRS che, come a pochi è noto,
è un organismo di studio e formazione che opera nell'ambito di progetti
regionali. L e leggi sulla
sicurezza negli ambienti di lavoro prevedono che le singole aziende provvedano alla
formazione e all'aggiornamento degli RLS: discenti, quindi gli stessi RLS. E' necessario a questo punto fare alcuni passi indietro. La nota legge 626 sulla sicurezza negli ambienti di lavoro,
apportando novità e organizzazione della materia rispetto alle pur complete e complesse
normative del passato, ha ridestato l'attenzione sul problema della sicurezza e ha imposto
che in ogni azienda pubblica e privata venissero individuate varie figure professionali e
servizi dedicati alla sicurezza, nonché fossero rappresentati i lavoratori in questo
specifico ambito. E' per questo motivo che sono nati il Servizio di Prevenzione e
Protezione, le varie figure aziendali di riferimento e sono state stimolate le attività
connesse.
L'ambiente di lavoro
sanitario presenta una complessa serie di problemi per quanto concerne la sicurezza dei
lavoratori. Sono propri dell'ambiente sanitario i problemi della salute del lavoratore del
terziario (attività d'ufficio, per esempio, videoterminali
) del lavoratore
dell'industria, dell'artigianato e
dell'edilizia (problematiche relative a impianti elettrici, gas, manufatti edili
) e
problematiche specifiche relative a rischio chimico, biologico, radiologico. Sono presenti
altre peculiarità come quelle relative alla movimentazione dei carichi intendendo per
carichi in particolare i malati, ma non solo; grande problema, inoltre, quello dei
dispositivi di protezione individuale. I risvolti della sicurezza dell'ambiente di lavoro
sanitario, inoltre vanno visti alla luce degli immediati risvolti che presentano non solo
sul lavoratore ma anche "sull'utente" del servizio che, non dimentichiamolo è
in genere una persona malata o comunque debole. Da ciò deriva una serie molto complessa
di problemi per affrontare i quali, come noto, una azienda sanitaria ha a disposizione
strumenti di gestione e supervisione nelle persone dei vari dirigenti opportunamente
delegati, un Servizio vero e proprio strutturato come unità operativa autonoma, nei
fatti, nonché tecnici, esperti.
La "controparte
" di questo sistema di sicurezza aziendale, a protezione del lavoratore è, nei fatti
solo l'RLS. Dietro gli RLS, in genere , esiste una struttura sindacale di supporto. Gli
RLS nominati in numero secondo legge sono in genere pochi "volontari" che
mettono a disposizione gratuitamente ( giustamente) parte del proprio tempo e non solo
quello lavorativo, le proprie competenze, una esperienza nel settore, nei limiti delle
conoscenze e dei ruoli di ciascuno. Pertanto una formazione dell'RLS dovrebbe essere
necessaria, giustificata, condivisibile nelle intenzioni del datore di lavoro che, per
quanto concerne la Sanità è, in ultima analisi la Regione. Chi si è recato al corso di aggiornamento nutriva quindi
parecchie attese di carattere tecnico specifico, "avanzato".
Chi sono gli RLS delle
aziende della regione? In genere si tratta di personale che conosce non completamente le normative sulla sicurezza e
salute negli ambienti di lavoro così come non è a conoscenza delle specifiche
problematiche. Si tratta di personale di vari livelli e qualifiche professionali, ma con
scarsa rappresentatività nell'ambito operativo sanitario cioè sono rappresentati pochi
infermieri, pochi medici dei reparti. Vi sono laboratoristi, tecnici di radiologia, vi è
personale di direzione sanitaria. E quindi un gran numero di operatori dei servizi più
tecnologici e tecnici. Inoltre gli RLS per ciascuna azienda sanitaria sono troppo pochi
rispetto alla mole dei problemi e alle varie peculiarità dell'ambiente. Parte degli RLS sono organizzati in una sorta di coordinamento, al
quale la regione ha dichiarato di avere attinto
informazioni e ricevuto suggerimenti per progettare il corso. Molti RLS provengono da
ambiente sindacale ma molti sono avulsi da tali attività o comunque intenzionati a
tenersene fuori nel rispetto della rappresentatività che devono garantire per tutti i
lavoratori. Infine le vicissitudini che hanno attraversato le rappresentanze dei
lavoratori della sanità hanno coinvolto in numerose realtà anche gli RLS, pertanto molte
ASL hanno subito un elevato turnover di RLS, numerosi e anche recenti cambiamenti. Molti
RLS hanno poco tempo perché presi dal lavoro d'istituto o perché coinvolti in altre
attività sindacali.
Questa breve premessa è
indispensabile perché è stata probabilmente l'analisi
di base sulla quale è stato costruito il corso. Il corso ha ripetuto alcuni degli aspetti
delle leggi sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, ha portato qualche stimolo alla
discussione utile a chiarire alcuni passaggi normativi in particolare sulle procedure di
intervento degli RLS, ha trattato di "tecniche della comunicazione efficace", ha
dato qualche nozione sulle metodologie di "formazione, informazione,
addestramento", ha trattato con tecniche di role playng l'utilità del lavoro di
gruppo, ha trattato dei siti internet utili per la sicurezza dei lavoratori , ha concluso
con l'immancabile post test. Insomma un corso
strutturato seguendo il meglio della moda della formazione, dove c'era un po' di
legislazione, un po' di tecnica, un po' di dibattito,
qualche gioco di brain storming, di psicologia sociale.
L'intenzione principale
era quella di promuovere una sorta di spirito di collaborazione fra il datore di lavoro
(Regione, Aziende Sanitarie) e l'RLS. In ogni sezione del corso questo è stato il tema
principale, sul quale i docenti, peraltro ovviamente tutti di elevata competenza, hanno
battuto. Molti degli RLS, soprattutto quelli "nuovi" sono riusciti a soddisfare alcuni quesiti base che
peraltro speravamo chiariti da anni, visto che la normativa ha un decennio, ormai. Gli RLS della ASL 3 che sono quelli in Piemonte, con maggiore
numero di anni di permanenza nel ruolo non solo hanno potuto verificare le differenze fra
l'enorme lavoro prodotto nella nostra Azienda in materia di sicurezza (si evince anche dal
dibattito avvenuto durante la Riunione Periodica dell'anno 2004), che è stato stimolato
anche dagli RLS medesimi, ma hanno dovuto registrare numerose problematiche che ancora
investono le altre Aziende una di queste, per esempio
sul rischio biologico, sulla contaminazione accidentale dell'operatore
sanitario che, in ambito ospedaliero o ambulatoriale dovrebbero ormai essere risolte
almeno sotto il profilo organizzativo.
Il materiale tecnico,
inoltre, era troppo improntato sugli aspetti della sicurezza "nel terziario", a
riprova della ormai irreversibile e deleteria terziarizzazione delle Aziende Sanitarie.
Significa che sempre meno spazio è riservato ai problemi della sicurezza nei reparti
operativi e del personale di assistenza e cura così come sempre meno attenzione è
dedicata al personale tecnico. Non poche volte è stato ricordato durante il corso ai
docenti e durante il dibattito agli stessi RLS che le aziende sanitarie sono sì complesse
nella loro organizzazione dei luoghi e delle tipologie di lavoro ma non è possibile che
gran parte degli aspetti della sicurezza vertano sempre più su problematiche
"d'ufficio" . I temi tecnici sono stati anch'essi quelli di moda: un po' di
legionella, un po' di preparazione degli antiblastici, qualche esempio di danno biologico
qua e là intervenuto. Ma durante il dibattito si è scoperto che molte aziende ancora
difettano nel fornire in misura e qualità sufficiente i dispositivi di protezione
individuale, no tutte le Aziende hanno un piano di sorveglianza dopo incidente con
materiale biologico, tanto per fare qualche esempio. Tutte però hanno addestrato il
personale ad intervenire in caso di incendio.
Il corso
"avanzato" non è entrato nei dettagli tecnici delle problematiche di sicurezza
nei vari ambienti, si è soffermato troppo su elementi discorsivi sociologici, non ha
affrontato alcuna tematica tecnica specifica in considerazione anche della presenza di
personale specializzato fra gli stessi RLS. Probabilmente il titolo del corso nella sua
condivisibile altisonanza ha distratto qualcuno dei discenti, ma non lo ha soddisfatto. Ricordiamo del passato uno dei primi corsi veramente avanzati
tenuto dall'Univeristà di Torino ove sono state affrontate le tematiche tecniche della
sicurezza e ricordiamo, i corsi tenuti nell'ASL3, sotto la guida del responsabile SPP Dr.
Adelmo Ottino, che sono stati di gran lunga più dettagliati, specifici ed esaurienti. E' possibile che il target definito assieme con alcuni, pur
genericamente condivisibile per gli sforzi organizzativi e per l'impegno dei docenti, non fosse quello che un corso avanzato invece deve
produrre.
Ci aspettiamo dai
prossimi corsi un maggiore sforzo di curare i dettagli, eventualmente servendosi della
competenza di RLS nel loro ambito professionale e comunque senza il timore di essere
troppo scientifici, timore che, a nostro avviso, ha guidato questo corso. Il tentativo di non voler essere controparte ma interlocutore
"amico" ( S Pre SAL, medici competenti, esperti, RLS, Sindacati
) fa
perdere di vista che l'Azienda deve formare, informare, addestrare RLS e lavoratori nello
specifico dei problemi, nelle metodologie di intervento, nei piani di sicurezza, nel
programma di investimenti, nelle priorità di intervento e un po' meno nelle chiacchiere. |