| Svolgono una funzione sociale importantissima, assistendo
le fasce più deboli della popolazione (anziani, disabili, persone con problemi psichici)
per conto delle strutture pubbliche. In cambio, ricevono uno stipendio che solo per i più
fortunati, quelli che hanno un orario pieno, raggiunge gli 800 euro al mese. Ma i
lavoratori delle cooperative sociali ormai sono stufi di assistere al peggioramento delle
proprie condizioni di lavoro. E così ieri sono scesi in piazza a Roma, Firenze, Brescia,
Torino, Bologna, Trento, Napoli, incrociando le braccia nel resto d'Italia per respingere
l'intesa sul rinnovo del contratto nazionale siglata il 26 maggio scorso da Cgil, Cisl e
Uil. Accordo che non solo non prevede il recupero degli arretrati (meno di 400 euro invece
dei 2500 euro di vacanza contrattuale maturati a partire dal primo gennaio 2002) ma
introduce ulteriore precarietà in un settore dove già ce n'è fin troppa. La protesta promossa dal coordinamento nazionale di lotta è sostenuta dai
sindacati di base Cobas, Usi e Rdb Cub: «Richiediamo che l'ipotesi di contratto - insiste
Luigi Marinelli della Rdb Cub Servizi - sia sottoposta a un vero e proprio referendum a
cui possano realmente partecipare i 170mila lavoratori del settore e non solo i pochi
iscritti a Cgil, Cisl e Uil, come vorrebbero fare i confederali».
La Rdb parla di sciopero riuscito, con la chiusura di molti servizi,
nonostante molte cooperative abbiano cercato di forzare la mano ai prefetti «non
rispettando l'obbligo di avviso all'utenza dei possibili disagi». A questo proposito il
sindacato annuncia di avere presentato denuncia alla commissione di garanzia sugli
scioperi. Ciò non ha comunque impedito a migliaia di lavoratori di partecipare ai presidi
e cortei organizzati presso le amministrazioni regionali e comunali e sotto le sedi di
Legacoop e Confcoperative. Sugli striscioni, uno slogan ricorrente: "Sfruttati
cooperative sociali, no grazie".
Le ragioni del malcontento le spiega Luciano, del coordinamento degli
operatori sociali di Roma: «Centoventi euro di aumento rispetto a salari fermi da 29 mesi
- afferma - sono pochi, soprattutto se scaglionati in tre tranche. Inoltre nel contratto
è prevista una clausola di gradualità che dà facoltà a tutte le cooperative di
rinviare l'adeguamento retributivo al 2006».
Le cooperative sostengono che l'immediato adeguamento delle buste paga
dei loro operatori le porterebbe a chiudere i battenti. «Noi - dice Luciano - rispondiamo
che questo dimostra la necessità di riportare le gestione di questo servizio all'interno
delle amministrazioni pubbliche. Anche perché - sottolinea - i presunti vantaggi
dell'affidamento ai privati non si sono visti, né dal punto di vista dell'economicità
né della qualità del servizio erogato». Per un'ora di assistenza domiciliare il comune
spende in media dai 18 ai 20 euro, «di cui solo un terzo - fa notare Luciano - viene
utilizzato per pagare gli stipendi, mentre il resto di fatto finisce nelle tasche dei
consiglieri di amministrazione delle cooperative».
Altrettanto insoddisfacente la parte normativa dell'ipotesi di
contratto, in particolare quella che recepisce parte delle nuove norme previste dalla
legge Biagi, tra cui spicca il contratto di inserimento, tramite il quale diventa
possibile assumere alcune tipologie di lavoratori con inquadramenti inferiori di due
livelli.
Roberto Farneti
Pubblicato su Liberazione Domenica 20 Giugno 2004
DOMANI, INDETTO DAL SINDACALISMO DI BASE
COOP SOCIALI, UNO SCIOPERO PER LA DIGNITA' E I DIRITTI MINIMI
E' una iniziativa importante che rimette al centro la lotta alla precarieta' nel
lavoro e nella vita e il recupero di diritti e dignità in un settore che, dei diritti e
della dignità, ne fa una delle sue ragioni di essere
Lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori
delle cooperative sociali indetto per domani è un fatto di grande rilevanza. Rappresenta
probabilmente il primo sciopero nazionale di questa categoria che, nonostante rappresenti
numericamente decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, che operano in settori
importantissimi per la vita quotidiana di ciascuno di noi, non sono tenuti in
considerazione, quasi non si ci accorgesse della loro esistenza.
Se invece pensiamoai campi di intervento della cooperazione sociale, e cioè l' handicap
(sia a scuola che sul territorio), il disagio e l' emarginazione, le dipendenze, la
malattia mentale, il mondo degli anziani, la prima infanzia, e poi tutto quel grande mondo
legato all' inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, campi di intervento
diversissimi, dalla cura del verde ai traslochi, dai lavori edili alla ristorazione, dalla
grafica al turismo per disabili, se, insomma, pensiamo a tutto questo, ci accorgiamo che
la cooperazione sociale ci interessa molto da vicino. E le condizioni di lavoro di queste
lavoratrici e di questi lavoratori sono molto difficili. A cominciare dalla questione
degli appalti che, anche quando non sono aggiudicati al massimo ribasso (metodologia molto
diffusa), di certo non garantiscono continuità occupazionale. Per non parlare dei livelli
dei salari. In questo settore a tempo pieno non si arriva a 800 euro al mese. E questo
misero contratto, scaduto da quasi tre anni, è adesso in fase di rinnovo, dove sono
previsti aumenti miseri e una "una tantum" per il recupero degli arretrati pari
a circa un quinto del dovuto, oltre all' introduzione di una parte dei meccanismi di
precarietà della legge 30. Oltre a ciò le lavoratrici ed i lavoratori del settore vivono
una scarsa agibilità sindacale, spesso ostacolata dalla figura stessa del socio
lavoratore di cooperativa, su cui le dirigenze giocano. E la cosiddetta Commissione di
Garanzia, ha fatto di tutto pur di neutralizzare la giornata di lotta di lunedì. Lo
sciopero del 21, quindi, è uno sciopero importante che rimette al centro la lotta alla
precarietà nel lavoro e nella vita e il recupero di diritti e dignità in un settore che,
dei diritti e della dignità, ne fa una delle sue ragioni di essere.
Vittore Luccio
Responsabile Nazionale Cooperazione Sociale PRC
Articolo pubblicato su Liberazione di sabato
19 giugno 2004
LA LOTTA INDETTA PER LUNEDI' DAI SINDACATI DI
BASE
COOP SOCIALI, "FINALMENTE SI SCIOPERA"
Salari da fame e diritti negati alla base della protesta bloccata a maggio
dalla commissione di garanzia. Assemblea dei precari di tutti i settori il 21 al
Campidoglio
Gli ultimi tra gli ultimi, i soci delle
cooperative, finalmente scioperano.
Finalmente, perchè la commissione di garanzia ha fatto di tutto pur di fermarli.
Alla fine, la protesta ci sarà: lunedì prossimo. Ad indire l' astensione dal lavoro è
stato il coordinamento dei sindacati di base (RdB/Cub servizi, Cobas Lavoro Privato, Usi
Ait Commercio Turismo Servizi).
Il Coordinamento Nazionale di Lotta delle Lavoratrici e Lavoratori delle cooperative
sociali motiva la proclamazione con una lunga serie di rivendicazioni, innanzitutto
salariali e poi anche per il pieno godimento dei diritti, a partire da quello, mai
effettivo, dell' agibilità sindacale.
"Per un contratto con aumenti salariali adeguati e il pagamento di tutti gli
arretrati - scrivono in un comunicato - per il versamento dei contributi previdenziali sul
salario reale, l' applicazione dei contratti nazionali in tutti gli appalti, il
riconoscimento dei diritti sindacali, il riassorbimento pubblico dei servizi
esternalizzati".
Nelle ultime settimane, i tre sindacati confederali hanno concordato una ipotesi di
contratto che lascia molto amaro in bocca.
A partire dalla scandalosa vicenda degli arretrati.
I "dipendenti" delle cooperative, infatti, hanno maturato ben tre anni di
arretrati, a vario titolo. In sede di trattativa si e' deciso di trasformare questa cifra,
che ammonta a circa 2.500 euro, in una sorta di "conguaglio". Ma la cifra che si
sono sentiti proporre non supera i 500 euro.
La logica è quella della "grande famiglia". Una famiglia che lascia languire i
propri figli, però. In Italia sono più di 150mila.
Il loro stipendio non supera quasi mai i 700 euro al mese. L' orario di lavoro, in
pratica, non esiste. I sindacati parlano di un aumento di 120 euro, ma in realtà si
tratta di un aumento fantasma in quanto verrà non solo scaglionato fino al 2005 ma
sottoposto alla cosiddetta "clausola di gradualità". In base a questa norma,
che grida vendetta, le parti padronali hanno la possibilità di posticipare l' aumento
fino alla fine del 2006. Ovviamente, nell' ipotesi di accordo ci sono ampie concessioni
alla Legge 30. Due i punti sui quali le cooperative cercano di fare il "pieno":
i contratti di inserimento e il part-time.
Quello delle cooperative è un settore dove ci sono scarsi controlli e dove la
deregulation è "pane quotidiano". Innanzitutto, l' attività sindacale, sempre
nella logica della "grande famiglia", è un tabù. E come tale viene trattato
dai "grandi sacerdoti" dirigenti. Chi ci prova viene adeguatamente
"mobbizzato".
Lunedì, nel giorno dello sciopero, a Roma si terrà una grande assemblea contro la
precarietà in Piazza del Campidoglio (ore 16).
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