Europa: il lavoro all’opposizione
di Giorgio Cremaschi
Nonostante le posizioni opposte assunte sulla guerra in Iraq, nonostante l’appartenenza a schieramenti politici alternativi, Blair, Berlusconi, Chirac e Schroeder, vivono il comune destino della batosta elettorale. Le politiche economiche di stampo liberista e il crescente rifiuto di esse da parte dei lavoratori e dei cittadini, sono la ragione principale di questa comunanza di sorti. In Francia i lavoratori dell’energia e quelli della sanità stanno utilizzando forme di lotta radicali, come quelle degli autoferrotranvieri o dei lavoratori di Melfi, per dire no alla privatizzazione dei servizi e dei diritti sociali. In Germania il sindacato confederale Dgb e quello dei metalmeccanici, Ig Metall, partecipano al movimento di lotta che contesta l’”Agenda 2010” del governo socialdemocratico, con i suoi tagli profondi allo stato sociale. In Gran Bretagna sono sempre di più le organizzazioni sindacali che rompono, o sospendono, i tradizionali rapporti con il partito laburista e decidono di contrastarne le politiche economiche e sociali. Ovunque ne abbiano la forza, e siano rappresentati da sindacati sufficientemente autonomi, i lavoratori in Europa sono all’opposizione.

Tutto il mondo del lavoro è in realtà all’opposizione rispetto all’Europa di Maastricht, del Patto di stabilità, delle privatizzazioni e dello smantellamento dei diritti sociali. Questa Europa crea solo sfiducia e crisi della democrazia, come ben vediamo in particolare nei paesi dell’Est, appena entrati nell’Ue. In Italia, nonostante la batosta, il governo pare voler andare avanti sulla linea liberista fin qui seguita. Da più parti, però, vengono suggerimenti per un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, fino a un fantomatico ritorno alla concertazione. Ma la sostanza non cambia molto. Si vorrebbe coinvolgere il sindacato nella riduzione dei diritti. Così come ha ben spiegato recentemente il commissario europeo Monti, quando ha detto che la concertazione in Europa è necessaria, perché solo con l’accordo dei sindacati è possibile ridurre le pensioni e privatizzare.

La nuova presidenza della Confindustria vorrebbe anch’essa concertare, dando però per acquisita la Legge 30 e tutta la legislazione berlusconiana sui diritti e sul lavoro. E aggiungendo l’obiettivo di ridimensionare ancora i contratti nazionali. La Cisl a sua volta si mette di nuovo ad esaltare, come esempio di concertazione, quell’assoluto fallimento che è stato il Patto per l’Italia.
E invece ci vuole una svolta vera. Se si vuole costruire una vera Europa democratica, e se in Italia si vuole davvero sgombrare il campo da questo governo e dalle politiche liberiste, occorre costruire un’alternativa vera, quella che ci chiedono i
17 giugno 2004