Sull'accordo interconfederale sul telelavoro.

E' stato strombazzato come il primo frutto delle nuove relazioni sindacali (leggi concertazione) legate al nuovo corso confindustriale targato Montezemolo.

Ma questo frutto si riduce al solo fatto che l'accordo è stato firmato da tutti, senza eccezioni, compresa la Cgil. Infatti il testo non è altro che la copia pressocché letterale dell'Accordo Quadro Europeo del 16 luglio 2002 firmato dalla CES (con qualche marchiana incompatibilità con la normativa nazionale, quale l'installazione di apparecchi di controllo subordinati alla sola
normativa antinfortunistica e non allo statuto dei lavoratori e le modalità di controllo
da parte degli organi di vigilanza) e allegato all'accordo stesso.

Unica reale aggiunta al documento europeo è la possibilità di "adeguare" e "integrare" l'accordo (art. 11 1° comma) ad ogni livello contrattuale (si parla di livello competente).

Nella sostanza, questo frutto del nuovo corso dà formale cittadinanza ad un'ulteriore forma di flessibilità, giustificandolo con un presunto interesse di particolari segmenti di lavoratori (guarda caso in primo luogo le donne) lasciando trasparire una riedizione dell'antico e
terrificante lavoro a domicilio che si fondava sul fare carico al lavoratore della stessa organizzazione di lavoro e nella pervasione del tempo del lavoro nei tempi di vita (certamente non il contrario!).

Naturalmente se si parametra il telelavoro ad attività particolari e con contenuti professionali medio-alti  la cosa potrebbe apparire di qualche interesse per alcune di queste figure (ma questo valeva anche per il lavoro interinale .....: andatevi a leggere il testo del pacchetto Treu, in proposito!), ma per la stragrande maggioranza dei lavori organizzabili col telelavoro risulta evidente la preoccupazione di un ritorno e di una estensione dello sfruttamento a domicilio come fenomeno diffuso di semplice manovalanza a basso costo e senza tutele.

Preoccupa peraltro il campo di applicazione - del resto fissato nell'accordo europeo - che definisce il telelavoro "una forma di organizzazione e/o di svolgimento del lavoro che si avvale delle tecnologie dell'informazione ...".
Quel e/o, rendendolo ammissibile anche nella sola organizzazione del lavoro che si avvale delle tecnologie informatiche, spalanca le porte ad ogni uso ed abuso del cosiddetto telelavoro.

Severo Lutrario