E' ormai certo che la Cgil scuola riuscirà anche quest'anno ad evitare di proclamare uno sciopero generale contro la riforma Moratti.

di Michele Corsi - Rsu scuola Cgil Milano

A volte, quando incontriamo un individuo dai comportamenti paradossali, siamo indecisi sull'atteggiamento da tenere. Sgomitiamo al nostro vicino e mormoriamo: "ma quello: c'è o ci fa?". Se il tipo in questione ha una qualche responsabilità sulla nostra esistenza, la domanda potrebbe prendere un'intonazione un po' angosciata. Accade ad esempio quando la domanda riguarda la più grande organizzazione sindacale della scuola, la Cgil. Ci sentiamo come un passeggero che vede il proprio autobus completamente fuori strada rispetto al percorso e alle fermate che ci si attendono. All'inizio pensiamo si tratti di una furbissima mossa per ingannare il traffico, e arrivare prima di tutti. Poi però ci accorgiamo che il giro s'è fatto un po' largo: siamo fuori città. Ci alziamo cortesi (non si deve innervosire troppo l'autista, alla fin dei conti, siamo tutti sullo stesso autobus) e gli chiediamo: amico, non sei un po' fuori mano? Ci rassicura che siamo su un autobus ultimo modello, lui guida da non so quanti decenni: tranquilli, sa bene dove dobbiamo arrivare. Guardo fuori dal finestrino: siamo in aperta campagna. Poi guardo l'orologio: siamo in ritardo pazzesco. E dunque mi domando: c'è o ci fa? Avrei voglia di dargli uno spintone, ma lui è gentile, mi sorride: sono in difficoltà.

La Cgil scuola (parlo di questa organizzazione perché vi sono iscritto, non posso prendermela con autobus su cui non salgo o quando salgo non pago il biglietto) sta facendo, da circa tre anni, pazzeschi sforzi per NON proclamare uno sciopero generale contro la "riforma" Moratti. Incredibile a dirsi, ci sta riuscendo anche in quest'anno scolastico, dopo mesi di mobilitazioni senza precedenti, dopo che la questione organici sta ridisegnando la scuola anche senza decreti attuativi. E ci sta pure facendo la parte di quella che si è battuta davvero contro la Moratti: dobbiamo dire che questo genere di parte le sta riuscendo meglio che firmare buoni contratti. L'autista non va all'obiettivo: ma sulla strada ci sa fare, non c'è che dire, tira su un sacco di gente, distribuisce strette di mano, fa bei discorsi. Solo che non si si sa bene dove stia portando tutta quella gente: dice, con grande sicurezza, che le porta da una certa parte. Però va da un'altra.

Da settembre 2003 gli iscritti cgil chiedevano con più forza del solito uno sciopero generale contro la riforma Moratti. Un mese dopo sono stati fatti scioperare contro la finanziaria: "come: non volete scioperare contro la finanziaria? La scuola sarà tra le principali parole d'ordine!" Invece non era nominata nemmeno su mezzo volantino. Poi c'è stata la manifestazione nazionale di novembre: "finalmente abbiamo agganciato anche cisl e uil, questo è il passo prima dello sciopero, tranquilli: ne parleremo dal palco". Dal palco non l'abbiamo sentito, ma è pur vero che ci eravamo allontanati un momento a far pipì. Poi c'è stata la seconda manifestazione nazionale del 17 gennaio. Abbiamo detto: fantastico, poi però faremo lo sciopero, è il momento, la Moratti tentenna, ci vuole ora un'acceleratina, una sterzata, o almeno un colpettino di clacson. Da Milano l'unanimità dei delegati e l'unanimità del direttivo Cgil chiedeva di NON fare una manifestazione nazionale MA uno sciopero generale contro la riforma Moratti. E invece ecco la terza manifestazione nazionale, quella di febbraio: "non siete contenti? Quando mai la Cgil ha fatto tre manifestazioni nazionali?" Bello, se non fossero state anche il pretesto per NON fare lo sciopero. Siamo stati accontentati il 26 marzo: sciopero contro la riforma ... pensionistica. "Ma si parlerà anche della scuola" ci hanno assicurato. Ci abbiamo creduto e a Milano eravamo, come scuola, metà del corteo. Poi ci siamo seduti davanti alla tv: e nessun dirigente sindacale ha parlato di scuola. Poi: sciopero dell'università il 23 aprile contro la riforma Moratti. E perché contro la Moratti dell'università sciopero, e contro quella della scuola no? Guardate che sono la stessa persona! Si arriva infine al delirio di maggio: la Cgil sostiene la manifestazione nazionale contro la riforma del 15 a Roma, e ANCHE, sei giorni dopo, un'altra manifestazione nazionale a Roma che dovrebbe portare la' la stessa gente, in occasione dello sciopero del pubblico impiego e della scuola per il rinnovo del biennio contrattuale, un tema del quale nella scuola non si sta preoccupando nessuno, tant'è che la stessa Cgil sull'argomento non ha organizzato una sola assemblea. E' fantastico, guinness dei primati! I lavoratori della scuola potranno dire a tutto il mondo, senza alcuna speranza di essere creduti, che quest'anno hanno realizzato TRE scioperi, NESSUNO dei quali aveva al suo centro la scuola, e soprattutto la riforma che li massacrera'. Infine, sempre a maggio, la Cgil scuola promuove una serie di agitazioni regionali contro i tagli agli organici, come se questi fossero cosa locale e non appiccicati all'intera riforma. Un assai acuto intervento dirigenziale sul sito giustificava il tutto sostenendo che tagli agli organici, contratto e riforma erano legati e per questo... occorrevano lotte separate! Se le vicende sono intrecciate: questa è esattamente la ragione per cui l'iniziativa deve essere una sola, e forte. In realtà, di nuovo, tutta questa "articolazione" delle lotte, serve ad evitare lo sciopero generale. L'autobus va, gira, corre, e gli unici posti che non tocca sono le fermate obbligatorie, dove tutti vorrebbero scendere o salire. Ma se un autobus non si ferma dove ci si aspetta che si fermi, forse toccherebbe consigliare al conducente di fare un altro mestiere. O di farsi meno canne.

A Milano c'è un gruppo di dirigenti scolastici della Cgil che fino all'altro giorno erano considerati in maniera molto positiva dal movimento, tanto che quasi quasi ci avevano fatto dimenticare i tempi in cui volevano selezionarci con un bel concorsone dividendoci in docenti di serie A e di serie B, facendoci esercitare lo stesso lavoro e insegnare agli stessi studenti, prendendo però gli uni il doppio di stipendio degli altri. Noi passeggeri abbiamo la memoria corta, sempre distratti da quel che vediamo dai finestrini. Eravamo contenti di questa unità di intenti contro il traffico e il maltempo: alla fin dei conti, tutti facciamo degli errori nella vita. A chi non è capitato di sbagliare strada? Poi siamo rimasti un po' perplessi quando hanno cominciato a scrivere che "non tutto il tempo pieno è uguale", che c'è quello buono e quello meno buono. E abbiamo scoperto che quello "buono" a loro dire sarebbe fatto di improbabili giochetti a incastro tra ore, alunni, maestre e funzioni, sotto l'occhio vigile, ovviamente, di un qualche dirigente illuminato. Figura quest'ultima, com'è noto, diffusissima sul suolo nazionale. Poi hanno cominciato a scrivere che dire "no al tutor" (posizione della Cgil, ma, evidentemente, non dei dirigenti scolastici Cgil) era una "sterile contrapposizione ideologica" e che sarebbe stato meglio "cogliere l'occasione per una riflessione sulle modalità di attuazione di queste funzioni." Sì, ci siamo rimasti un po' male. Abbiamo sempre mantenuto un occhio di riguardo per coloro che devono sopravvivere in questo duro mondo, soprattutto per i prossimi due anni, ci dispiace però quando, da queste sgradevoli necessità, se ne fanno derivare prediche e annessi tentativi di farci passare per pirla.

Ma il nostro autista ci rassicura. "Tranquilli, la posizione della Cgil è chiara: noi siamo proprio contro il tutor, e punto". Siamo contenti: e bravo l'autista! L'autobus lo guida a capocchia, ma almeno dice le cose giuste. Poi, perplessi, ci grattiamo la testa, e domandiamo: i dirigenti scolastici Cgil la pensano diversamente, e quel che è peggio, FARANNO diversamente, eppero' viaggiano anche loro su questo stesso autobus. Non sarebbe il caso di dir loro qualcosa? Chesso', tipo: chiudete il finestrino che fa freddo. L'autista però fischietta come se nulla fosse. Non ci sente? I passeggeri sono nervosi, infreddoliti, ma lui è allegro, e non si capisce il perché. Forse ci porta tutti in gita.