Cambiare la legge sul diritto di
sciopero nei servizi pubblici essenziali: l'aveva già proposto lo scorso dicembre, il
ministro del Welfare Maroni, quando impazzava la protesta degli autoferrotranvieri. Ieri
il ministro è tornato sull'argomento, sull'onda dell'agitazione Alitalia. Ma ha aggiunto
anche un'altra idea: da "riformare" ci sarebbe anche il meccanismo della
rappresentanza sindacale, aprendo maggiormente ai sindacati di base e a tutti quei
lavoratori - sostiene il ministro - che sfuggirebbero al governo dei sindacati
confederali. Dure le reazioni di Cgil, Cisl e Uil.
Maroni ha detto che la rappresentanza sindacale deve essere "aggiornata" e
"bisogna cominciare a tenere conto di quelle forme di rappresentanza che finora sono
state considerate ai margini". Secondo il ministro i sindacati di base e autonomi
"stanno dimostrando con il caso Alitalia e con il caso Melfi di essere più attivi e
più presenti tra i lavoratori, invece di sigle storiche che evidentemente, in queste
situazioni almeno, dimostrano di non essere pienamente in grado di governare la
situazione". Maroni ha sottolineato che "il conflitto continua nonostante gli
impegni presi dai sindacati. E' evidente - dice - che non riescono a governare i
lavoratori". "Dopo gli ultimi fatti, Melfi e in particolare Alitalia - prosegue
Maroni - abbiamo la forte preoccupazione che il tema della rappresentanza debba essere
ridiscusso e aggiornato perché quando i sindacati prendono un impegno di fronte al
governo di sospendere i blocchi e poi non riescono a mantenere questo impegno, perché i
lavoratori si organizzano e vanno al di là della gestione stessa di tutte le
rappresentanze sindacali, si pone un problema serio di rappresentanza". Per Maroni
"il rischio è che il sistema attuale non sia in grado di governare i
conflitti". Il ministro esclude un intervento legislativo ma invita le parti
interessate, da Confindustria alle sigle storiche del sindacato come Cgil Cisl Uil, a
riflettere sul fatto che "la rappresentanza deve essere continuamente
aggiornata".
Per quanto riguarda gli scioperi nei servizi pubblici essenziali, Maroni ha confermato che
il governo è tornato a prendere in considerazione l'eventualità di rivedere le regole.
Il ministero aveva annunciato nei mesi scorsi un'indagine sulle regole relative al diritto
di sciopero per verificare l'opportunità di cambiare le norme dopo gli scioperi nei
trasporti pubblici urbani tra la fine del 2003 e l'inizio di quest'anno. "L'abbiamo
fatta - dice Maroni -, l'avevamo temporaneamente accantonata, ma mi pare che il caso
di Alitalia riporti di attualità la questione".
Dura la reazione di Cgil, Cisl e Uil. Per le confederazioni le parole del ministro suonano
come una vera e propria provocazione. La Cgil nega problemi di rappresentanza sindacale:
se le proteste escono dal controllo è, invece, a causa della "mancanza di
risposte" da parte del governo.
Questa la replica del segretario organizzativo della Cgil, Mauro Guzzonato. "Per
quanto riguarda Cgil Cisl Uil - aggiunge Guzzonato - parlano costantemente le adesioni
alle manifestazioni, le elezioni delle rappresentanze sindacali e i dati del tesseramento,
visto che i sindacati confederali hanno superato complessivamente i 10 milioni e mezzo di
iscritti". Quella di Maroni "mi sembra la dichiarazione di un responsabile di
governo - commenta il sindacalista - in preda alla disperazione di non riuscire ad
affrontare e chiudere un solo problema e sul piano generale dimostra il fallimento di una
politica economica; il ministro non riesce ad affrontare una sola vertenza né vediamo una
sola idea di soluzione di una crisi aziendale o di sviluppo". Rispetto alle proteste
che questi giorni sono andate oltre le regole, "il governo dovrebbe riflettere sulla
profondità di una crisi di fiducia nei suoi confronti che provoca reazioni esasperate. Il
problema - afferma il segretario confederale della Cgil - è la mancanza di risposte; il
governo rifletta su questo invece di inventarsi scorciatoie o giustificazioni
assurde".
Per Savino Pezzotta, leader della Cisl, "il principale problema è che
Maroni è un ministro del governo che ha ritardato il confronto con il sindacato, che ha
creato problemi che sono quelli che abbiamo, per cui la più grande responsabilità di
ciò che sta avvenendo è sua e se la assuma fino in fondo. Sono sconcertato dalle sue
affermazioni". "Se il ministro Maroni - ha aggiunto - non vede la
responsabilità del sindacato e del sindacato confederale, che ha organizzato e gestito la
possibilità che all'Alitalia si tornasse a lavorare, mi sembra sia estremamente
miope". "Però se il ministro Maroni - ha aggiunto - vuole qualcosa in più, noi
siamo in grado di fare anche dell'altro, ci dica se vuole trovare la normalità o se vuole
invece il casino e lo faremo: decida quello che vuole".
Anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, respinge i rilievi del ministro
del Lavoro: "La rappresentanza sindacale dei delegati è garantita dalle elezioni
delle Rsu. Partecipa sempre l'80-90% degli aventi diritto. In nessuna consultazione
politica si vede una cosa del genere". Angeletti dunque dice di "non essere
angosciato" dalle affermazioni di Maroni. "E' un problema nostro", aggiunge
sottolineando che a suo avviso al momento non c'è nessuna necessità di rivedere i
meccanismi della rappresentanza sindacale. "Sarebbe preoccupante invece - dice ancora
il segretario generale della Uil - se Maroni volesse mettere mano ad una legge, perché in
Italia ce ne sono già 200.000 e c'è sempre qualcuno che si fa venire la tentazione di
risolvere le cose per via legislativa". |