La commissione Lavoro del Senato ha approvato la
delega previdenziale. La riforma approdera' nell'aula di Palazzo Madama giovedi' 29
aprile. Con un elemento di novità anticipato negli scorsi giorni, durante i lavori della
Commissione, e confermato nel testo finale della delega: regole e controlli saranno comuni
per tutte le forme di previdenza complementare. E' quanto prevede, infatti, un emendamento
della maggioranza alla riforma delle pensioni approvato dalla Commissione . In pratica, la
norma ha come obiettivo quello di equiparare fondi chiusi, aperti e polizze assicurative
individuali.
"Se non ci saranno cambiamenti dell'ultima ora, Governo e maggioranza daranno un
ulteriore colpo alla previdenza complementare". Questo il commento di Beniamino
Lapadula, responsabile economico della Cgil, che ha aggiunto: "Il pacchetto degli
emendamenti distrugge il quadro normativo della riforma Dini concordato nel 1995 da
sindacati, Associazioni imprenditoriali, Associazioni dei gestori e cancella le condizioni
per un sereno accesso dei lavoratori italiani alla previdenza complementare".
"Si sta cedendo senza ritegno - ha continuato Lapadula - a lobby rese più forti dai
conflitti di interesse che gravano su Palazzo Chigi. In nome del libero mercato si
vogliono: trasformare i fondi pensione, con il permesso alle Assicurazioni di gestirli con
i rami I° e V°, in mere scatole vuote, privandoli inoltre del diritto che oggi hanno di
gestire direttamente le rendite; vincolare, con le polizze, i lavoratori a prodotti
costosi con legami capestro che vincolano al completamento del piano pensionistico, pena
il pagamento di commissioni salatissime.
"Per raggiungere questo obiettivo - prosegue Lapadula - ci si rifà a schemi
individuali di tipo sudamericano fino ad interferire per legge nella libera contrattazione
tra le parti, prevedendo l'obbligo di collocare il contributo aziendale nelle polizze e
nei piani individuali -; depotenziare ulteriormente la COVIP (che viene lasciata senza
Commissari) trasferendo tutte le competenze sulle polizze previdenziali all'ISVAP.
Dietro a questi emendamenti - ha aggiunto il sindacalista - c'è solo la volontà di
scaricare sui lavoratori il costo dell'inefficienza delle reti distributive, costo che
alcune migliaia di cittadini stanno già pagando alle forme di collocamento multi-level
(catena dì Sant'Antonio) che per troppo tempo sono state tollerate dalle Autorità di
vigilanza. Se si pensa che il mondo del lavoro possa essere trasformato in un enorme
"parco buoi" ci si sbaglia.
"E' chiaro - ha concluso Lapadula - che gli interessi dei lavoratori non preoccupano
minimamente questo Governo. Se qualcuno nella maggioranza vuole veramente preoccuparsene
è ora che faccia sentire la propria voce e si dissoci da questa manovra. Il sindacato,
comunque, non se ne starà con le mani in mano e segnalerà con forza ai lavoratori questi
stravolgimenti".
Ecco le principali novita' contenute nella delega previdenziale che oggi ha ricevuto il
via libera dalla Commissione Lavoro del Senato
Lo scalino
Dal primo gennaio 2008 si potra' andare in pensione di anzianita' con 60 anni (61 per gli
autonomi) piu' 35 di contributi, oppure con 40 anni di anzianita' a prescindere dall'eta'
anagrafica. L'eta' anagrafica sale a 61 anni (62 per gli autonomi) dal 2010; dopo la
verifica del 2013 si vedra' se portarla a 63 anni (64 per gli autonomi).
Il terzo canale
Dal 2008 si potra' continuare ad andare in pensione con 57 anni piu' 35 di contributi ma
con una penalizzazione: il calcolo della pensione interamente col metodo contributivo.
Meno finestre
Passano da quattro a due quelle annuali per accedere alla pensione di anzianita'.
Superbonus
Chi raggiunge i requisii per la pensione di anzianita' entro il 31 dicembre 2007 e decide
di restare al lavoro si vedra' versare interamente in busta paga ed esentasse i contributi
previdenziali destinati all' Inps (32,7%). Previsti incentivi anche per chi, avendo
raggiunto i requisiti, sceglie di continuare a lavorare part time.
Certificazione
Chi entro il 31 dicembre 2007 avra' maturato i requisiti per l'anzianita' potra' chiedere
all'ente previdenziale di appartenenza un certificato che attestera' i diritti acquisiti
e, dunque, la possibilita' di andare in pensione in qualsiasi momento, indipendentemente
da ogni modifica della normativa successiva alla certificazione.
Silenzio - assenso
Il lavoratore avra' sei mesi di tempo dall'entrata in vigore dei decreti attuativi (o sei
mesi dall'assunzione per i neo assunti) per decidere se dire no all'uso del suo Tfr per la
previdenza complementare. In caso contrario il Tfr maturando andra' ai fondi pensione.
Equiparazione tra fondi
Previste regole e controlli comuni per tutte le forme di previdenza complementare, dai
fondi chiusi e aperti alle polizze individuali di assicurazione.
Via la decontribuzione
La norma che prevedeva il taglio da 3 a 5 punti dei contributi previdenziali e' stata
stralciata in vista del confronto con le parti sociali sul welfare e sul costo del lavoro.
|