Come cospiratori nel loro
nascondiglio. Così al Ministero del lavoro stanno preparando il Testo Unico su salute e
sicurezza, il nuovo provvedimento legislativo che riordinerà la normativa in materia
sulla base della delega ottenuta dal Governo nel luglio 2003. Un anno di tempo per
attuarla, con unelaborazione avvenuta nel chiuso delle stanze ministeriali, negando
al sindacato qualsiasi consultazione e aprendola invece nascostamente, è ovvio -
alla parte imprenditoriale.
Ma, nonostante il clima di segretezza, qualcosa è ora trapelato: si tratta del
documento di indicazioni metodologiche sul riassetto legislativo in
corso, con cui il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi ha illustrato alle Regioni
come sta procedendo la stesura del Testo unico. E un documento illuminante e noi lo
pubblichiamo, perché tutti devono sapere come il Governo sta effettivamente cospirando
per affossare i diritti dei lavoratori in tema di salute e sicurezza, dietro la copertura
di una legge che lo delega alla semplificazione (Art. 3, legge 29 luglio 2003, n.
229).
Deregulation e depenalizzazione della normativa
Il riordino, infatti, è tutto allinsegna di una deregolamentazione che, nella
sostanza, deresponsabilizza i datori di lavoro e indebolisce la tutela dei lavoratori. A
questo fine, la tecnica legislativa utilizzata nel Testo Unico è quella di derubricare
tutti gli obblighi di legge tranne quelli fondamentali e di natura organizzativa e
comportamentale a norme di buona tecnica e a buone prassi,
compresi i principi generali di sicurezza, estraendole dallarticolato e inserendole
negli allegati (ben sedici). Ciò comporta una conseguenza assai appetitosa per i datori
di lavoro, perché losservanza delle norme di buona tecnica e delle
buone prassi, così come chiaramente le definisce il documento in parola, non
è obbligatoria e quindi non si commette reato contravvenzionale (punibile
cioè con la pena alternativa dellarresto o dellammenda) a non applicarle,
come invece avviene attualmente. A meno che non intervenga lautorità ispettiva con
una disposizione ad hoc, che poi non venga rispettata. Ma non si possono affidare gli
standard di sicurezza alloccasionalità della funzione ispettiva.
Una depenalizzazione della normativa a tutto tondo, quindi, così come volevano gli
imprenditori, sotto la cui dettatura il Testo Unico appare conformarsi.
Largo agli enti bilaterali. Il sistema pubblico si chiama fuori
Ma il Ministero del lavoro e i suoi tecnici e consulenti (che chissà come sono sempre i
soliti noti, che passano indenni da una Legislatura allaltra) non si fermano qui. Cè
dellaltro. Si distorce il sistema di garanzia e tutela, affidando agli organismi
bilaterali il compito assolutamente improprio di certificare il rispetto della normativa
da parte delle aziende fino a cento dipendenti, in seguito a istanza del datore di lavoro
e a sopralluoghi di verifica. Il sistema pubblico si chiama fuori. Lo Stato non è più il
garante del diritto alla salute, così come afferma la Costituzione.
Lavoratori atipici: per loro niente obblighi
Ancora: vengono esclusi dal computo dei lavoratori, ai fini della determinazione del
numero dal quale il Testo Unico fa discendere determinati obblighi (bazzecole quali il
documento di valutazione dei rischi, ad esempio), i lavoratori in prova, i lavoratori
sostituti, i lavoratori a domicilio, i volontari, i lavoratori socialmente utili, gli
obiettori di coscienza, i telelavoratori, i lavoratori a progetto e i co.co.co, gli
occasionali e quelli con contratto di lavoro accessorio. Come a dire che queste figure
atipiche non corrispondono a lavoratori aventi gli stessi diritti degli altri, ma a
lavoratori usa e getta, come si conviene ad una merce.
La deresponsabilizzazione, poi, si allarga ai preposti, poiché si riducono drasticamente
le fattispecie contravvenzionali a loro carico, mentre sono queste figure di
sovrintendenza alle lavorazioni quelle che hanno la responsabilità più diretta affinché
siano applicate le misure di prevenzione. Aumenta inoltre fino a cinquanta (oggi il limite
è di trenta) il numero di addetti delle aziende per le quali il datore di lavoro può
svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione.
Indebolito il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Unaltra perla: anche la partecipazione dellRls viene impoverita, alla faccia
del principio affermato dalla direttive europee, poiché la riunione periodica di
prevenzione diventa una buona prassi, cioè non è più obbligatoria, mentre
è stata direttamente eliminata la possibilità di farne richiesta nelle aziende che
occupano meno di quindici addetti.
Anche sul piano delle competenze istituzionali viene soddisfatto il bisogno di controllare
che salute e sicurezza non intralcino i profitti imprenditoriali, poiché viene istituito
il coordinamento da parte del Ministero del lavoro delle attività di prevenzione attuate
dallInail, dallIspesl e dallIims.
In sintesi, la lettura del documento di indicazioni metodologiche fa chiaramente capire
che siamo di fronte ad una vera e propria controriforma della disciplina. Quali
possibilità esistono perché non si compia questo disegno di cancellazione di diritti
fondamentali? Solo unampia unità delle forze sane della prevenzione può tentare di
impedire uno scempio. A cominciare dalle tre Confederazioni, che devono integrare
pienamente nelle loro politiche il tema della salute e sicurezza, insieme con le Regioni
che sono maggiormente attive e sensibili in questo campo e alle associazioni scientifiche
e professionali. Ma occorre recuperare il tempo perduto, mentre una tetra notte sta
calando sulla salute e sicurezza dei lavoratori. |