Il governo prepara il Testo Unico / Grosso favore alle imprese

Deregulation e depenalizzazione. 
Arriva la ricetta della destra 

di Diego Alhaique
alhaique@mail.cgil.it

Come cospiratori nel loro nascondiglio. Così al Ministero del lavoro stanno preparando il Testo Unico su salute e sicurezza, il nuovo provvedimento legislativo che riordinerà la normativa in materia sulla base della delega ottenuta dal Governo nel luglio 2003. Un anno di tempo per attuarla, con un’elaborazione avvenuta nel chiuso delle stanze ministeriali, negando al sindacato qualsiasi consultazione e aprendola invece – nascostamente, è ovvio - alla parte imprenditoriale. 

Ma, nonostante il clima di segretezza, qualcosa è ora trapelato: si tratta del documento di “indicazioni metodologiche” sul riassetto legislativo in corso, con cui il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi ha illustrato alle Regioni come sta procedendo la stesura del Testo unico. E’ un documento illuminante e noi lo pubblichiamo, perché tutti devono sapere come il Governo sta effettivamente “cospirando” per affossare i diritti dei lavoratori in tema di salute e sicurezza, dietro la copertura di una legge che lo delega alla semplificazione (Art. 3, legge 29 luglio 2003, n. 229). 

Deregulation e depenalizzazione della normativa
Il riordino, infatti, è tutto all’insegna di una deregolamentazione che, nella sostanza, deresponsabilizza i datori di lavoro e indebolisce la tutela dei lavoratori. A questo fine, la tecnica legislativa utilizzata nel Testo Unico è quella di derubricare tutti gli obblighi di legge – tranne quelli fondamentali e di natura organizzativa e comportamentale – a norme di “buona tecnica” e a “buone prassi”, compresi i principi generali di sicurezza, estraendole dall’articolato e inserendole negli allegati (ben sedici). Ciò comporta una conseguenza assai appetitosa per i datori di lavoro, perché l’osservanza delle norme di “buona tecnica” e delle “buone prassi”, così come chiaramente le definisce il documento in parola, non è obbligatoria e quindi non si commette “reato contravvenzionale” (punibile cioè con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda) a non applicarle, come invece avviene attualmente. A meno che non intervenga l’autorità ispettiva con una disposizione ad hoc, che poi non venga rispettata. Ma non si possono affidare gli standard di sicurezza all’occasionalità della funzione ispettiva. 

Una depenalizzazione della normativa a tutto tondo, quindi, così come volevano gli imprenditori, sotto la cui dettatura il Testo Unico appare conformarsi. 

Largo agli enti bilaterali. Il sistema pubblico si chiama fuori
Ma il Ministero del lavoro e i suoi tecnici e consulenti (che chissà come sono sempre i soliti noti, che passano indenni da una Legislatura all’altra) non si fermano qui. C’è dell’altro. Si distorce il sistema di garanzia e tutela, affidando agli organismi bilaterali il compito assolutamente improprio di certificare il rispetto della normativa da parte delle aziende fino a cento dipendenti, in seguito a istanza del datore di lavoro e a sopralluoghi di verifica. Il sistema pubblico si chiama fuori. Lo Stato non è più il garante del diritto alla salute, così come afferma la Costituzione. 

Lavoratori atipici: per loro niente obblighi
Ancora: vengono esclusi dal computo dei lavoratori, ai fini della determinazione del numero dal quale il Testo Unico fa discendere determinati obblighi (bazzecole quali il documento di valutazione dei rischi, ad esempio), i lavoratori in prova, i lavoratori sostituti, i lavoratori a domicilio, i volontari, i lavoratori socialmente utili, gli obiettori di coscienza, i telelavoratori, i lavoratori a progetto e i co.co.co, gli occasionali e quelli con contratto di lavoro accessorio. Come a dire che queste figure atipiche non corrispondono a lavoratori aventi gli stessi diritti degli altri, ma a lavoratori “usa e getta”, come si conviene ad una merce. 

La deresponsabilizzazione, poi, si allarga ai preposti, poiché si riducono drasticamente le fattispecie contravvenzionali a loro carico, mentre sono queste figure di sovrintendenza alle lavorazioni quelle che hanno la responsabilità più diretta affinché siano applicate le misure di prevenzione. Aumenta inoltre fino a cinquanta (oggi il limite è di trenta) il numero di addetti delle aziende per le quali il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. 

Indebolito il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Un’altra perla: anche la partecipazione dell’Rls viene impoverita, alla faccia del principio affermato dalla direttive europee, poiché la riunione periodica di prevenzione diventa una “buona prassi”, cioè non è più obbligatoria, mentre è stata direttamente eliminata la possibilità di farne richiesta nelle aziende che occupano meno di quindici addetti. 

Anche sul piano delle competenze istituzionali viene soddisfatto il bisogno di controllare che salute e sicurezza non intralcino i profitti imprenditoriali, poiché viene istituito il coordinamento da parte del Ministero del lavoro delle attività di prevenzione attuate dall’Inail, dall’Ispesl e dall’Iims. 

In sintesi, la lettura del documento di indicazioni metodologiche fa chiaramente capire che siamo di fronte ad una vera e propria controriforma della disciplina. Quali possibilità esistono perché non si compia questo disegno di cancellazione di diritti fondamentali? Solo un’ampia unità delle forze sane della prevenzione può tentare di impedire uno scempio. A cominciare dalle tre Confederazioni, che devono integrare pienamente nelle loro politiche il tema della salute e sicurezza, insieme con le Regioni che sono maggiormente attive e sensibili in questo campo e alle associazioni scientifiche e professionali. Ma occorre recuperare il tempo perduto, mentre una tetra notte sta calando sulla salute e sicurezza dei lavoratori.

(26 aprile 2004)