| RACCOLTA FIRME A DIFESA DEL DIRITTO DEL LAVORO
Come in altre aziende torinesi, come attivisti sindacali CGIL, promuoviamo una raccolta
firme contro la precarizzazione del rapporto di lavoro, contro la riduzione del lavoro a
merce e contro la cancellazione della contrattazione collettiva, in difesa del contratto
nazionale.
NO alla legge 30
NO alla precarietà
SI alla dignità del lavoro
SI alla solidarietà tra lavoratori
La logica del libero mercato da alcuni anni, in forme più o meno accentuate, è il
riferimento dei modelli organizzativi anche delle aziende municipali.
I processi di mercificazione dei servizi ai cittadini quali energia elettrica, gas, acqua
sono in atto.
La trasformazione lessicale che fa diventare "clienti" quelli che una
volta erano "utenti" è sotto questo punto di vista significativa.
La legge 30 approvata dal Governo rientra in una logica neoliberista che tende ad
assimilare il lavoro come una qualsiasi merce, così come sta già avvenendo con i servizi
essenziali per i cittadini. In questi ultimi anni, in alcune nostre aziende, il processo
di precarizzazione del lavoro ha avuto percorsi poco edificanti per i lavoratori ma molto
efficaci per le aziende, che hanno inteso usare questi strumenti per ridurre il
proprio costo del lavoro.
Il ricorso alla terziarizzazione e agli appalti è lo strumento di snellimento
attraverso il quale si sono spostati lavori e risorse dallinterno delle aziende di
servizi a imprese esterne di piccole dimensioni.
Tutto ciò ha dunque significato maggiori utili per le società pubbliche che si
vorrebbero privatizzare, a scapito di un peggioramento delle condizioni di lavoro, di una
riduzione complessiva delle retribuzioni, della sicurezza sui posti di lavoro e, in
definitiva, di una riduzione ulteriore dei diritti dei lavoratori dipendenti delle piccole
imprese che risultano già oggi, per il loro dimensionamento e la loro frammentazione,
meno garantiti.
In questo contesto si inserisce la legge 30, introducendo, ove non fosse già presente,
ulteriori forme di precarietà che inevitabilmente trascinerebbero verso unincivile
concorrenza i lavoratori che operano nello stesso ciclo produttivo.
Il nostro appello:
Sta entrando in vigore il decreto attuativo della legge 30 che introduce molte forme di
lavoro precario, mette in concorrenza tra loro i lavoratori per avere o per mantenersi un
lavoro a costi più bassi, rende gli avviamenti al lavoro un mercato a cui possono
concorrere migliaia di soggetti come i Comuni, le Scuole, le Università, le Associazioni
sindacali e quelle dei padroni, le imprese private accreditate.
Il lavoro non è una merce, per questo, come lavoratrici e come lavoratori, oltre che
come cittadine e cittadini che aspirano ad una società solidale e più giusta, ci
impegniamo a combattere ogni modalità affaristica o clientelare degli avviamenti al
lavoro ed a evitare lapplicazione di quelle forme di rapporto di lavoro che lo
rendono indecente sul piano civile ed etico, che tendono ad individualizzare il rapporto
di lavoro e a negare il ruolo collettivo della contrattazione sindacale.
Chiediamo alle Istituzioni Pubbliche, a chi ha una funzione di rappresentanza politica,
assessori, sindaci, consiglieri, parlamentari e a chi si prepara nella prossima campagna
elettorale a chiedere il voto per governare, di impegnarsi pubblicamente di fronte agli
elettori affinchè non venga applicato quanto previsto dalla legge 30 in
difesa del mondo del lavoro e in particolare:
1. Optando perché i centri per limpiego mantengano il compito di far incontrare
l offerta e la domanda di lavoro, contro la certificazione dei contratti
individuali e contro ogni logica mercantile, affaristica e clientelare.
2. Rifiutando di fare ricorso alle forme di rapporto di lavoro più precarie e
indecenti come il lavoro a chiamata, il contratto di lavoro somministrato a vita, il
lavoro a progetto.
3. Respingendo luso delle nuove norme del lavoro in appalto e della cessione di
ramo dazienda per liberarsi di lavoratori eludendo larticolo 18 dello Statuto
dei Lavoratori e per metterli in ulteriore concorrenza tra loro.
Aderiscono e sostengono la raccolta firme: Rodondi Dario, Amateis Dario,Degiovanni
Carlo, Milone Giorgio, Nacci Gaetano, Brunelli Stefano, Braschi Massimo, Amato Nino,
Rubella Mauro, Renato Favro, Mello Giovanni, Usai Giovanni, Giacobbe Fabrizio.
Giovanni.Mello@aem.torino.it
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