«Quello che sta
succedendo in questi ultimi giorni in Iraq purtroppo conferma la forza delle ragioni che
la Cgil e il popolo della pace hanno messo in campo in questo anno e mezzo. Malgrado le
letture strumentali e le forzature ideologiche, oggi la realtà testimonia il coraggio e
la giustezza della nostra impostazione». Inizia con un ragionamento sullIraq la
nostra intervista con Guglielmo Epifani. Messa in cantiere da tempo, per fare il
punto sulla situazione economico-sindacale in vista dellassemblea dei delegati della
Cgil, che si terrà a Chianciano il 13 e il 14 maggio, giocoforza, davanti alla
recrudescenza della situazione in Iraq, con una vera e propria guerra in atto a un anno
dalla fine «ufficiale» del conflitto, la prima nostra domanda non poteva che vertere
sulla drammatica situazione mediorientale e sul da farsi.
«Noi sosteniamo da tempo argomenta il segretario generale della Cgil
che questo terrorismo è un fatto nuovo e pericoloso, per i mezzi che impiega, la
distruzione di vite umane, gli atti di terrore e di violenza indiscriminata; e per i fini
che si propone, che sono opposti a quellidea di valori e di diritti di cui la Cgil
è portatrice. Proprio per le sue caratteristiche questo terrorismo deve essere affrontato
con un impegno fortissimo, ma non attraverso luso della guerra, che porta, nella sua
logica distruttiva, esattamente gli stessi disvalori di cui si nutre il terrorismo
fondamentalista islamico.
In più il ricorso alla guerra ha determinato tre
conseguenze, che avevamo predetto per tempo: labbandono di ogni ripresa di processo
di pace tra israeliani e palestinesi, che avrebbe dovuto essere per la comunità
internazionale la prima preoccupazione; la totale delegittimazione del ruolo e dellefficacia
delle Nazioni Unite; una recrudescenza, dopo la fine ufficiale del conflitto in Iraq, di
terrorismo, di fondamentalismo, di divisione etnica e religiosa che alimenta nella zona
più calda del mondo ulteriori tensioni e ulteriori drammi».
Rassegna Che cosa deve fare lItalia,
oggi, davanti alla ver a e propria guerra che è in corso?
Epifani I soggetti in campo non
sembrano in grado di esprimere unidea credibile di governo, o quantomeno di
fuoriuscita da questa situazione, e cè il rischio di ricadere sempre più nella
folle logica di una spirale tra guerra e terrorismo. Per questo cè bisogno
che lItalia dissoci immediatamente la propria responsabilità dalla presenza in
Iraq. Non per fuggire da una presunta responsabilità ma per assumere una responsabilità
più alta, e cioè quella di favorire unaltra strada rispetto a quella che si è
imboccata. Questo è il senso della nostra posizione. Per questo mi auguro che le forze
politiche che hanno con noi condiviso questa impostazione e si tratta praticamente
di tutte le forze dellopposizione, con dei dubbi molto forti anche allinterno
di qualche componente di governo facciano una battaglia limpida, da forza di
governo, sapendo indicare, anche attraverso questa via coraggiosa, unalternativa per
risolvere i problemi che altrimenti rischiano di incancrenirsi sempre più.
Rassegna Veniamo alla situazione
interna. I conti pubblici sono sempre più preoccupanti, il rischio di declino sempre più
una realtà concreta, ma il governo sembra impegnato soprattutto nella campagna elettorale
...
Epifani Ormai da tempo il governo non
effettua una verifica attenta delle condizioni del paese e dei risultati della produzione.
Non lo fa perché, se lo facesse, dovrebbe convenire con il giudizio che Cgil Cisl Uil
hanno dato nella piattaforma dellEur: e cioè che lazione del governo ha
fallito. Un giudizio impietoso, netto ma assolutamente vero. Abbiamo davanti la più lunga
stagnazione dal dopoguerra, lassenza di ogni politica industriale ed economica,
redditi che si sono allontanati tra di loro: quelli da lavoro dipendente e da pensione
sono cresciuti meno dellinflazione, quelli delle donne meno di quelli degli uomini,
quelli dei giovani meno di quelli degli adulti, quelli del Sud meno di quelli del
Nord. Il nostro paese è più diviso e, per una parte consistente, più povero.
Il governo vuole utilizzare la campagna elettorale
per dare una specie di «colpo a effetto». Cè il ritorno a una logica populistica,
con una riduzione generalizzata delle tasse, per rimettere assieme quel blocco sociale che
si è scompaginato per lassenza di una corretta politica economica. Lattuazione
della delega fiscale finirebbe per premiare in maniera scandalosa e del tutto inopportuna,
anche dal punto di vista dellefficacia su una politica di sviluppo, i ceti più
ricchi.
Loccasione elettorale si sposa con questa
impostazione, fino a far prevedere unanticipazione del Dpef al mese di aprile, con
il compito di provare in questo modo a recuperare il calo di consenso e di immagine che il
governo avverte. Solo che ancora una volta i risultati sono destinati ad andare nella
direzione opposta a quella che il governo spera: questa manovra, qualora fosse possibile
per le risorse finanziarie che richiede, sarebbe insieme uno spreco e lassenza di
ogni buon senso e maschererebbe, ma neanche più di tanto, la mancanza totale di ogni idea
innovativa di politica industriale e di sviluppo, finendo per rivelarsi come lennesimo
fallimento, con conseguenze però dannose nel rapporto tra classi sociali e sulleconomia
reale.
Rassegna Accennavi al tentativo da
parte del governo di ricompattare il blocco sociale che ne ha favorito lelezione.
Uno degli elementi fondamentali di quel blocco, e cioè Confindustria, pare avere, nella
nuova dirigenza, un atteggiamento molto freddo rispetto alle proposte del governo...
Epifani Se vogliamo stare alle reazioni
con cui lassemblea di Milano ha accolto la filosofia del presidente del Consiglio,
mi pare che siamo molto distanti dalle reazioni entusiastiche dellassemblea di
Parma. Pesano evidentemente le disillusioni e il malgoverno di questi tre anni. Lo avevamo
del resto già verificato in molte associazioni di impresa nei territori, quelle con le
quali abbiamo fatto accordi di grande valore, penso da ultimi a quelli in Emilia-Romagna e
in Toscana. E pesa il fatto che le aziende più innovative, quelle che capiscono che la
strada da percorrere è quella di investimenti in ricerca e innovazione, sono quelle che
da una riduzione generalizzata delle tasse non hanno nulla da guadagnare. Anche se una
parte di imprese e di ceti professionali può essere attirata dallidea di uno
sgravio molto forte delle tasse sui propri redditi, non credo però che questo riuscirà a
ricompattare quel blocco sociale. Servirà a galleggiare un altro po ma consegnerà
al futuro del paese problemi sempre più gravi.
Rassegna Nel frattempo la
mobilitazione nel paese continua a essere forte. Lo sciopero generale del 26 e poi la
manifestazione dei pensionati del 3 aprile sono stati due momenti straordinari...
Epifani Sì, nel paese si
allarga giorno dopo giorno la consapevolezza della gravità della situazione. Lo abbiamo
visto anche nella relativa facilità lo dico con tutto il rispetto necessario
con cui le nostre manifestazioni e i nostri scioperi incontrano il consenso delle
persone: non cè nulla che potrà oscurare la portata straordinaria della
manifestazione dei pensionati o le piazze piene dello sciopero generale del 26. Per
questo sono assai fiducioso per gli appuntamenti che abbiamo di fronte: i medici, gli
universitari, il pubblico impiego, e poi ancora il 25 aprile e il 1° maggio, nei quali
non ho dubbi che verificheremo ancora una volta la determinazione del mondo del lavoro,
dei giovani, degli anziani a difesa di unaltra idea di governo, di sviluppo e quindi
a sostegno delle proposte del sindacato. Ma qui sta il punto nuovo della fase che si apre.
Rassegna E qual è la novità che
vedi?
Epifani Mi par di capire che, di fronte
alla crescita di questa protesta e alla sua fondatezza, il governo abbia scelto
sostanzialmente di ridurre e di svuotare ogni tavolo di confronto con il sindacato. Questo
da un lato è il frutto di uno stato di necessità: le divisioni che crescono nel governo
rendono impossibile un punto di vista unitario e quindi assai difficile qualsiasi incontro
con i sindacati. Ma, se questo è il punto di partenza, di qui si sta costruendo invece
una filosofia esplicita che abbiamo già visto nel «confronto» avuto sulle
pensioni: il governo decide cioè di non dialogare, di non assumere nessuna
interlocuzione, di non offrire un vero e proprio tavolo di confronto.
È la prima volta che ciò avviene con queste
caratteristiche e non basterà certo a smentire questo atteggiamento una frettolosa
convocazione che dovessimo avere sul Dpef o a seguito delle nostre pressioni. Oggi in
sostanza si è rovesciato un certo modello di discussione criticato da alcuni per labbondanza,
a loro dire quasi eccessiva, di concertazione e di tavoli di confronto e lassenza di
conflitto. Oggi siamo esattamente in una situazione opposta: un«abbondanza» di
conflitto e unassenza di tavoli, frutto di una scelta del governo, che intende in
questo modo svuotare e svilire la forza di questo movimento. Su tutto questo lorganizzazione
deve riflettere. Perché è un fatto inedito che porta con sé molte conseguenze e
implicazioni.
Rassegna Vediamole...
Epifani Ce nè una innanzitutto
che riguarda le regole della democrazia. Noi sappiamo che questo governo sta tentando,
nelle sue scelte concrete, una grande semplificazione democratica e che una parte
importante della sua azione di questi anni è stata volta a ridurre il peso della
rappresentanza sociale, oltre che ad accentuare il conflitto interistituzionale tra Stato,
Regioni, Province e Comuni. Ma è la prima volta che tutto ciò avviene con questa forza.
La seconda conseguenza è che in questo modo il
governo prova a fiaccare liniziativa che si è messa in campo. E noi sappiamo che i
cicli dei movimenti e delle lotte non durano in eterno. E quindi dobbiamo esserne
consapevoli e governare la situazione con intelligenza e con rigore.
La terza conseguenza è che, quando al sindacato e
alle sue ragioni ma soprattutto alle ragioni di chi esso rappresenta non
offri la possibilità di trovare uno sbocco, un punto di accordo, è evidente che il ruolo
che queste persone conferiscono al sindacato diventa virtuale e quindi, attaccando il
sindacato, attacchi queste persone.
Sono temi inediti, almeno nella modalità con cui si
presentano oggi. E mi fanno dire, come prima risposta, che dobbiamo essere noi a incalzare
il governo e a pretendere in tutti i modi spazi di dialogo e di confronto.
Rassegna Sono temi importanti di
strategia su cui lassemblea dei delegati Cgil di metà maggio dovrà centrare la
discussione...
Epifani Abbiamo alle spalle un
movimento forte, un sindacato e una Cgil in buona salute, che dibatte liberamente al
proprio interno. Abbiamo assunto opinioni e costruito orientamenti: dal welfare alla
politica internazionale, dalla scuola alla riforma istituzionale, alle politiche
rivendicative e contrattuali. Lassemblea deve essere loccasione per aprire in
tutta lorganizzazione una discussione su un impianto unitario di proposte e di
ragionamenti, che tenga in conto le posizioni che abbiamo espresso, i problemi nuovi che
si aprono e il governo della fase che ci sta di fronte. Unoccasione seria e
importante che dobbiamo affrontare con la forza e la capacità di elaborazione
necessarie.
Rassegna A proposito di
strategia, è già iniziata la discussione congressuale dei metalmeccanici. Una
discussione che in qualche modo influenza anche quella della confederazione. Che
valutazione dai della scelta del congresso e della discussione?
Epifani Non ho mai nascosto nellultimo
anno di ritenere che sarebbe stata necessaria una discussione molto approfondita della
Fiom con i propri iscritti. Voglio dire con franchezza che avrei preferito una discussione
di tipo congressuale ma non un congresso vero e proprio. Perché la prima soluzione
avrebbe «liberato» la discussione, meno condizionata da questioni relative ai gruppi
dirigenti, avrebbe evitato il rischio di una chiusura della discussione della Fiom su
stessa e sarebbe stata unoccasione forte per una discussione a tutto campo sulle
questioni che la Fiom poneva a se stessa e a tutti. La Fiom ha scelto altrimenti. Ed
essendo una scelta impegnativa e responsabile, di essa occorre prendere atto e va
rispettata.
Da questo punto di vista la discussione della Fiom
si è aperta su due documenti, frutto di due orientamenti presenti nel gruppo dirigente,
che vengono ora sottoposti alle assemblee dei luoghi di lavoro. Io credo che, rispettando
questa discussione, la Cgil debba stare in campo con il complesso delle proprie proposte,
quelle che partono dal documento unitario del congresso di Rimini, si alimentano delle
posizioni assunte in questi anni, molte delle quali decise allunanimità, si nutrono
degli aggiornamenti che abbiamo fatto ad esempio in materia di politica
internazionale, di welfare e di nuova politica dei redditi in assemblee e comitati
direttivi dellorganizzazione. Questo è il modo con cui una grande organizzazione si
rapporta con la discussione che una parte importante di essa ha avviato.Per quello
che mi riguarda penso che la Cgil debba sottolineare, in questa discussione della Fiom,
alcune questioni.
Rassegna E cioè?
Epifani La prima è che la discussione
con i lavoratori deve avere al suo centro il tema della crisi dellindustria
italiana, e del settore metalmeccanico in particolare: una centralità, del resto, che i
processi reali purtroppo gli assegnano. Nei due documenti cè una parte rilevante di
questa impostazione. Ma vedo anche la tendenza a spostare la discussione sul terreno della
scelta redistributiva piuttosto che su quello dellanalisi della crisi, delle sue
caratteristiche, delle modalità per affrontarle sul terreno delle politiche generali,
settoriali e rivendicative.
Se questa tendenza dovesse prevalere sarebbe uno
sbaglio, perché si finirebbe per concentrare la discussione sulle modalità delle forme
redistributive attraverso il contratto o attraverso una nuova politica dei
redditi senza accorgersi che, se la situazione della produzione industriale,
a partire da quella metalmeccanica, restasse quella in atto, non avrebbe alcuna rilevanza
accettabile la scelta se assumere nel contratto nazionale una quota di produttività
o viceversa una quota del pil prodotto dal paese, come i fatti degli ultimi due anni
purtroppo testimoniano.
La seconda considerazione che mi sembra opportuno
fare è che, di fronte a una fase difficile per i lavoratori e per il sindacato, di fronte
a sfide interne ed esterne della portata di quelle di cui parlavo prima, lunità non
è una concessione a un rito invecchiato quanto un fattore di forza. Io penso, ad esempio,
che se il congresso della Fiom potesse, sulla base degli orientamenti che la Cgil ha
assunto in questi anni, concludersi unitariamente, sarebbe un risultato positivo, dopo una
discussione impegnativa che ha fatto emergere punti di vista diversi. Sarebbe un segno di
grandissimo valore per la Fiom e per tutta la Cgil.
Terzo, mi aspetto che il congresso della Fiom,
soprattutto quello nazionale, abbia come obiettivo quello di proporsi, pregiudizialmente e
con rigore, la riconquista del potere negoziale nazionale della categoria. Ci sono
scadenze che si avvicinano. Abbiamo alle spalle un risultato importante con i
precontratti. La saldatura tra questi e lavvio di una nuova stagione di
contrattazione di secondo livello in una parte consistente delle imprese del settore,
previi accordi sulla democrazia definiti con Fim e Uilm, deve essere una spinta al
congresso per proporsi lobiettivo di come ottenere, a partire dal prossimo biennio,
questo obiettivo. Ci sono discussioni da fare con Fim e Uilm, regole da stabilire, ma ci
vuole la forza e la determinazione necessaria. Poi, la Fiom può anche non raggiungere lobiettivo,
ma deve fare di tutto per provarci. Il fatto che la più grande categoria venga tenuta ai
margini del rinnovo dei contratti nazionali è unanomalia che non può durare a
lungo, pena laggravamento di una situazione di tensione molto forte.
Queste sono le opinioni con le quali credo che la
Cgil debba stare in campo, con rigore, con rispetto di questa discussione, guardando sia
alla fase dei congressi nei luoghi di lavoro sia a quelle successive, fino a quella
nazionale. |