I°
Maggio a Milano
MAYDAY MAYDAY
La precarietà del lavoro, del reddito e della vita sta diventando la condizione sociale
tipica del nostro tempo. Una condizione che colpisce ogni fase della vita degli uomini e
delle donne, a prescindere dal colore della pelle e del passaporto. Il risultato è sotto
gli occhi di tutti e tutte: impoverimento di milioni di lavoratori, insicurezza sociale
crescente, sottrazione dei diritti e negazione di un futuro da costruire.
La questione del reddito si pone oggi in maniera impellente e non più rinviabile perché
parla di un futuro più lungo di qualche settimana, e degno di essere vissuto. Quanti
partecipano in maniera intermittente alla produzione sociale, reclamano giustamente forme
monetarie e di accesso ai servizi che li sottraggano al ricatto costante della
disoccupazione e dell'accettazione di un lavoro "pur che sia", al nero,
sottopagato... Quanti dispongono di un "posto fisso" sono legati a un salario
che ormai non è tutelato in alcun modo dal carovita, e quindi non è né dignitoso né
sufficiente. La rivendicazione del reddito, nelle sue diverse accezioni, riunisce oggi
condizioni sociali molto diversificate e, infatti, ha traversato lotte significative, come
da ultima quella degli autoferrotranvieri.
La precarietà frantuma e atomizza, non investe in modo univoco la pluralità di soggetti
che ne sono coinvolti, che per sua stessa natura mira a dividere. Giovani, donne,
migranti, lavoratori e lavoratrici una volta detti "garantiti" sono direttamente
coinvolti in questo processo in varie forme e più livelli.
Ricercare terreni comuni, che uniscano i soggetti sociali che la precarietà divide è
oggi una priorità.
La lotta per servizi di welfare di qualità, accessibili e pubblici, con quote
significative di gratutità, costituisce certamente un punto di incontro con gli altri
soggetti, ma non ne esaurisce le specificità. Cosi come le donne che svolgono il lavoro
di cura e di riproduzione si collocano in un punto particolare delle relazioni sociali,
notevolmente aggravate dalle "politiche familiste" di questi ultimi anni, che
pongono il problema della coniugazione del reddito con pratiche affermative della propria
concreta indipendenza.
Un percorso che interseca in modo contraddittorio la condizione dei/delle migranti che
erogano lavoro precario e spesso sottopagato che sostituisce l'assistenza e i servizi alla
persona progressivamente privatizzati. Le migranti e i migranti vessati da un contratto di
soggiorno, previsto dalla legge Bossi-Fini, che subordina il permesso di soggiorno ad un
contratto di lavoro di una durata almeno annuale vivono un vero e proprio circuito
infernale nella ricerca di lavori temporanei in balia di agenzie, cooperative ed
intermediari. I migranti, come sostengono i sans papiers francesi, stanno diventando il
"prototipo del lavoratore precario". Un "circuito" che può essere
spezzato solo con la concessione incondizionata del permesso di soggiorno.
Le lotte sul reddito e sul salario esprimono oggi due percorsi che devono stare uniti e
che possono unire. Ma non basta. La legge 30, detta legge Biagi, oggi rappresenta un salto
di qualità che fa impallidire lo stesso "pacchetto Treu" che in Italia aprì le
porte alla precarietà. La legge 30 eleva la precarietà a norma per tutto il mercato del
lavoro, teorizza e pratica la flessibilità infinita - in entrata, in uscita e durante lo
svolgimento di un qualsiasi lavoro. La sua applicazione va ostacolata e boicottata. La sua
abrogazione è uno dei compiti prioritari per ricercare un terreno comune di iniziativa
tra le molteplici soggettività e condizioni precarie. E insieme a essa va cancellata la
legge Bossi-Fini, xenofoba e razzista nello spirito, lucidamente padronale nella sua
concretezza normativa.
Questi contenuti pensiamo debbano vivere anche nella MayDay Parade il 1° Maggio a Milano;
l'appuntamento contro la precarietà che l'anno scorso ha rappresentato la più
partecipata mobilitazione del 1° Maggio in Italia e che quest'anno si preannuncia ancora
più significativo anche perché può concretamente porsi come momento di incontro e
visibilità delle molte espressioni di resistenza sociale alla precarietà che in questi
mesi hanno percorso i nostri territori.
Proponiamo a tutte le realtà sociali e di movimento che condividono questi contenuti a
renderli visibili nella MayDay 2004, come primo passo per articolare e coordinare meglio
la mobilitazione comune e permanente contro quella precarietà del lavoro che si traduce
sempre più nella precarietà dell'esistenza.
info e adesioni tent-attivi@libero.it
Circolo Precari Bologna
Coordinamento Collettivi Universitari "La Sapienza" Roma
Collettivo Femminista "La mela di Eva"
C.S.O.A. Zona Bandita Venezia
Gruppo Immigrazione Social Forum Brescia
Lavoratori/trici Precari/e licenziati/e Telecom Bologna - Seat Pagine Gialle Torino
Libera Università Contropiani Bologna
Ostello Occupato Bari
RAP - Rete AntiPrecarietà Roma
Sincobas
Tavolo Migranti dei social forum vicentini
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