| Sulle tv italiane rimbalzano immediatamente le immagini di Silvio
Berlusconi in visita lampo sabato scorso ai soldati italiani di stanza a Nassiriya. Una
prontezza e capacità che stride con il vuoto totale di immagini sia fotografiche che
video o semplici registrazioni sonore sui fatti del 6 aprile: lo scontro a fuoco tra gli
italiani e gruppi di ribelli sciiti che occupavano i tre ponti a sud della città. Un
vuoto preoccupante, che sa troppo di "censura di guerra". Ricordiamo come in
quegli scontri sono morti alcune decine di iracheni, non solo civili armati, in gergo
definiti miliziani, ma anche donne e bambini, oltre al ferimento di molti altri insieme ad
una dozzina di soldati italiani. In quegli scontri sono stati distrutti quattro nostri
mezzi militari, beni pubblici andati in fumo come anche i trentamila proiettili
(umanitari) di ogni calibro sparati dai nostri soldati nel corso di 7 ore di battaglia
vera e propria e oltre 12 ore di assedio al terzo ponte mai definitivamente conquistato.
Quella operazione di "ordine pubblico" il cui scopo era solo quello di
sgombrare tre ponti da "occupanti abusivi" che intralciavano il traffico si è
tramutata in uno scontro a fuoco che si può paragonare solo in parte alla "battaglia
del pastificio", il check point Pasta, a Mogadiscio, il 2 luglio del 1993 e che
costò la vita ad alcuni italiani e alcune decine di morti e un centinaio di feriti tra i
civili somali.
Undici anni fa le "antiquate" strutture di comunicazione mediatiche dello
Stato Maggiore dell'Esercito fecero arrivare nel giro di due ore le immagini: i nostri
soldati che si ritirano a piedi riparandosi dietro i mezzi, alcuni feriti che sparano
sotto un piovere di pietre e proiettili di kalashinov, mentre arretrano davanti ad una
folla tumultuante decisa ad impedire la scelta assurda degli italiani (richiesta dal
comando americano) di voler occupare il Pastificio, semidiroccato, situato al centro di
uno dei quartieri più popolosi e fedeli ad Aidid.
Di quello scontro che durò poco meno di un'ora gli italiani seppero tutto
immediatamente al contrario di oggi, in cui speriamo nei fotogrammi carpiti da qualche Ts
araba.
Da chi dovrebbe essere stata filmata questa operazione se tutti gli standard operativi
collaudati in tredici anni di operazioni "umanitarie" da parte dell'Esercito
Italiano sono stati rispettati?
Innanzitutto dagli operatori video militari che sono direttamente al comando del
generale Chiarini, comandante della Task Force di stanza a Nassiriya. I loro video e le
immagini fotografiche sono stati inviati in tempo reale attraverso il satellite di
Comunicazioni militari italiano Sicral (entrato in funzione nel febbraio 2001) presso lo
Stato Maggiore Esercito e da lì al Ministero della Difesa. Conoscendo l'esperienza del
generale Chiarini, già ex Capo di Stato Maggiore del Comando di Armata di Reazione rapida
della Nato, ex comandante della brigata nazionale Sud-Est di Mostar nella missione Sfor in
Bosnia ed ora comandante della missione italiana a Nassiriya non possiamo credere che una
volta preparata l'operazione "Ponti liberi" non abbia inviato al seguito dei
soldati l'apposito reparto di operatori video al suo comando, procedura che ha sempre
eseguito sul territorio ex yugoslavo.
Ricordiamo come presso il compound White Horse sono attivi ben tre collegamenti
satellitari: due mediante il sistema Sicral (militare) ed uno di back-up tramite la rete
commerciale Eutelsat. Inoltre presso tutti i reparti vi sono terminali Sicral e come anche
alcuni dei mezzi blindati Vm-90 abbiano in dotazione antenne Sicral rendendo possibile
allo Stato Maggiore Esercito a Roma di essere virtualmente presente sul campo di
operazioni.
Inoltre vi erano gli elicotteri Hh-3F del 6° Roa dell'Aeronautica Militare che
seguivano e coordinavano dall'alto. Questi velivoli dovrebbero aver filmato tutto, non
solo con le videocamere portatili in dotazione agli equipaggi, ma anche grazie alle
telecamere fisse ad alta definizione di cui sono stati dotati per la missione Babilonia. I
filmati dovrebbero essere reperibili presso la base dell'Am a Tallil, 20 Km da Nassirya, e
comunque dovrebbero essere già giunti attraverso il satellite Sicral allo Stato Maggiore
dell'Aeronautica a Roma ed anch'essi presso il Ministero della Difesa.
Un altro reparto che secondo resoconti giornalistici ha preso parte all'operazione è
il Rgt San Marco, reparto scelto della Marina Militare, di stanza a Brindisi. Di esso
sappiamo come curi accuratamente la documentazione fotografica di ogni evento, sia esso un
addestramento o cerimonia od operazione reale. Riteniamo che anche in questo caso immagini
video e registrazioni sonore degli ordini impartiti per radio da parte dei vari comandi
siano state così acquisite da "Supermarina" e a disposizione del ministero
della Difesa.
L'aver usato i carri Centauro del 132° Rgt Ariete come "Soluzione Finale" ci
dà anche la sicurezza che le videocamere installate sul Carro Comando del raggruppamento
utilizzato oltre quelle automaticamente sincronizzate al sistema di sparo dei cannoni da
105 mm (capaci di filmare in condizioni di assoluta oscurità) abbiano registrato
accuratamente tutte le fasi dell'operazione. A meno di qualche disgraziato
"incidente" che ne provochi la distruzione, questi filmati dovrebbero presto
giungere, per lo meno in copia, presso il comando del 132° Rgt Carri sito a Cordenons
(Pordenone) e presso la Caserma Leccisi di Orcenigo Superiore (Pordenone) sede Comando
dell'11° Rgt Bersaglieri.
Infine, sui filmati dei "Servizi" c'è ben poco da dire, sappiamo la loro
mania nel riprendere ogni singolo manifestante noglobal in Italia, figurarsi in quella che
doveva essere la controrisposta ai tumulti del giorno prima che avevano portato al
ferimento di tre carabinieri e alla distruzione di alcuni blindati dei Cc.
Ci sarà qualcuno che vorrà mai rendere pubbliche quelle immagini o il timore che
possano sconvolgere un'opinione pubblica che vive nell'idea dei nostri soldati come
portatori di pace, distributori di caramelle, che dissetano e rifocillano l'umanità
dolente impedirà la nostra voglia di conoscenza senza limiti e censure?
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di Brindisi
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