Lattività centrale di unorganizzazione
sindacale è quella legata ai risultati della contrattazione. Per ottenere una conclusione
del negoziato con un giudizio positivo da parte dei lavoratori, è indispensabile un buon
rapporto unitario tra le organizzazioni sindacali confederali. Una pratica contrattuale
con una rappresentanza sindacale divisa e frammentata non ha mai prodotto risultati
positivi per i lavoratori. La fase attuale, pur in presenza di qualche timida novità sul
fronte dei rapporti tra le confederazioni, mette in evidenza tutti i limiti delliniziativa
sindacale. Sullargomento, bisogna prendere insegnamento dal sempre attuale Vittorio
Foa, che in una recente intervista ha sostenuto che lunità sindacale nasce dalla
differenza, affermando testualmente: Se io cerco di costruire qualcosa assieme agli
altri, non posso solo ottenere dagli altri, devo anche concedere. Questo non significa che
io non sia convinto di ciò che penso; al contrario, sono convinto che la ricerca dellunità
è un modo di confermare la propria identità: io sono sicuro di me soltanto se mi sento
di affrontare il confronto.
Un nuovo modello contrattuale
Per realizzare una contrattazione positiva è necessario avere un modello rispondente allattuale
situazione socio-economica. Sono ormai passati quasi undici anni dallaccordo del 23
luglio. Quellintesa ha rappresentato un interessante governo della politica dei
redditi, che ha risanato leconomia del nostro paese e, contemporaneamente, è
riuscito a difendere i salari e le pensioni dei cittadini italiani. Ora, a seguito delle
profonde modifiche intervenute nel mondo del lavoro e nellattività produttiva,
necessita di un aggiornamento. Il sindacato confederale deve sempre adeguare la sua
iniziativa se vuole essere un soggetto politico. Per questo non sono da condividere quelle
posizioni che tentano di difendere lattuale modello con la motivazione che
questo governo non è affidabile. Non è consentito a un soggetto sindacale escludersi,
per un qualsiasi periodo, più o meno breve, dal confronto sui temi che costituiscono lattività
principale per unorganizzazione di rappresentanza degli interessi dei lavoratori e
dei pensionati. Il sindacato ha lobbligo di negoziare con qualsiasi controparte, sia
istituzionale, sia imprenditoriale, per cercare di migliorare le condizioni dei soggetti
che rappresenta. Per questo motivo, è necessario costruire una proposta, meglio se
unitaria, per gli effetti che si hanno sulla contrattazione. Il cuore dellaccordo
del 23 luglio 93 è rappresentato dalla politica dei redditi. Il contenimento degli
aumenti salariali dentro gli indici inflattivi reali regge se esiste contemporaneamente un
contenimento di prezzi e tariffe. Se questi ultimi corrono oltre linflazione reale,
è evidente che i salari non riescono a mantenere il potere dacquisto.
Non solo. Un accordo regge se i soggetti che lo hanno sottoscritto simpegnano
a rispettarne i contenuti. Oggi, sia il governo che Confindustria sono per non rispettare
la politica dei redditi, vogliono avere mano libera per modificare in peggio le condizioni
dei lavoratori e dei pensionati. A maggior ragione, il sindacato confederale deve
rivendicare un nuovo accordo sul modello contrattuale. Sbaglia chi vorrebbe una politica
delle relazioni tra le parti senza regole. Il confronto si tradurrebbe in una forte
conflittualità, con conseguenze gravi per la convivenza civile, in particolare in quei
settori dei servizi o del pubblico impiego, dove a subire il conflitto è un soggetto
terzo, il cittadino utente. Nellambito della materia contrattuale, esiste
comunque un problema salariale, dovuto in particolare al mancato rispetto della politica
dei redditi. La coerenza del sindacato confederale ad avanzare richieste salariali in
linea con gli accordi pattuiti non ha avuto dallaltra parte una identico senso di
responsabilità. Anzi, prezzi e tariffe hanno avuto una tendenza al rialzo, senza
rispettare gli indici programmati dinflazione. Accanto a questo problema, ne esiste
uno tutto sindacale: allinterno della scala dei valori professionali bisogna
ricercare un nuovo equilibrio che tenga conto delle innovazioni nel ciclo di produzione e
delle nuove figure professionali. Oggi i contratti nazionali distribuiscono in modo
solidaristico gli aumenti complessivi per due strade: tra i territori e tra le
professionalità. Questa distribuzione, che ha retto negli ultimi dieci anni, oggi sta
provocando un forte malessere. Il sindacato deve avere più coraggio nel rispondere
contrattualmente alle figure professionali, che rappresentano il punto centrale dellorganizzazione
del lavoro. Spingersi verso questa direzione significa rimescolare i pesi dentro le
organizzazioni sindacali, con il risultato positivo di rappresentare in modo equilibrato
tutte le figure oggi presenti nel ciclo produttivo delle categorie, siano esse
industriali, dei servizi o del pubblico. Il sindacato deve impegnarsi a praticare
politiche contrattuali inclusive. Sono molti i soggetti professionali che sfuggono alla
contrattazione collettiva.
Una contrattazione su due livelli
Lattuale modello contrattuale si basa su due livelli di contrattazione: quello
nazionale e quello aziendale o territoriale. Bisogna superare le divisioni ideologiche tra
il contratto nazionale e quello territoriale, evitando di assegnare le etichette di
sinistra o di destra a seconda se difendi il contratto nazionale o quello territoriale.
Nessuno in Cgil ha oggi in testa il superamento del contratto nazionale. Esso può ancora
vivere ed essere rafforzato se esiste una contrattazione decentrata territoriale esigibile
e rispondente alla richiesta dei lavoratori. In tutta sostanza, si deve ricreare un nuovo
equilibrio tra i due livelli contrattuali, con soluzioni flessibili da applicare nelle
diverse realtà categoriali. Avanzare la richiesta della distribuzione della produttività
media di settore nel contratto nazionale rappresenta un evidente impedimento allo
svolgimento della contrattazione integrativa di secondo livello. Questultima, per
poter vivere, ha bisogno di risorse finanziarie legate alla produttività che si è
sviluppata nelle imprese. In particolare, per le realtà produttive di piccola dimensione
è necessario sommare la produttività allinterno del territorio. Una contrattazione
territoriale, quindi, che renda esigibile ai lavoratori la distribuzione di una parte di
produttività in quelle situazioni lavorative che oggi sfuggono alla pratica contrattuale.
Il ruolo della concertazione
Per affermare una politica dei redditi è indispensabile una pratica delle relazioni
sindacali basata sulla concertazione. I soggetti che intervengono nello svolgimento della
contrattazione sono tre: le istituzioni, le imprese, il sindacato. Oggi la concertazione
è in crisi, perché basta che uno dei tre soggetti richiamati non la pratichi per
renderla inefficace. In particolare, è il livello nazionale che non risponde
positivamente alla pratica concertativa. Questo livello ha una funzione negativa, quella
di riprodurre a tutti i livelli inferiori un sistema di relazioni tra le parti non
concertativo. Questo non significa che la concertazione devessere abbandonata: anzi,
da parte del sindacato devessere sempre ricercata, in modo da rendere efficace lo
svolgimento delle relazioni industriali. Nel nostro paese esiste una diffusa pratica di
relazioni sindacali che non si attesta solo al livello nazionale. Esistono i livelli
decentrati, con un ruolo importante delle istituzioni locali nelle materie di loro
competenza. La politica dei redditi richiama interventi nella contrattazione, per
migliorare il cosiddetto Welfare locale. Per difendere i redditi dei lavoratori e dei
pensionati, le risoluzioni ai tavoli triangolari concertativi rivestono unimportante
attività delle relazioni sindacali. Non bisogna dunque demordere nella scelta strategica
della concertazione, con iniziative a tutti i livelli per farla vivere in modo diffuso. |