Parabiago, 13 Marzo 2004

 

Cara CGIL,

 

Sono una lavoratrice operaia, da sempre iscritta al sindacato, a questo sindacato, e da più di 8 anni impegnata come delegata RSU.

Lavoro, come saldatrice, in una fabbrica dell’hinterland milanese, con una forza lavoro di 240 dipendenti, 80% operai, in cui la FIOM ha 80 iscritti ed espresso 4 delegati su 7 (2 FIM, 1 UILM) . Tutti i giorni provo sulla mia pelle l’unità sindacale, per ogni problema, per ogni vertenza piccola o grande.

Scrivo perché voglio che la CGIL sappia tutto ciò che succede ogni giorno, in fabbrica, a partire da una realtà come la mia, da un’esperienza come la mia.

Da quando m’iscrissi mi insegnarono, tra le prime cose, l’unità sindacale. Questo concetto lo ritrovo nei documenti, nei comunicati, nelle dichiarazioni, nei proclami ancora forte oggi.

Un altro concetto mi insegnarono Era la tutela ed il miglioramento della condizione lavorativa di tutti. Questo è ancora per me oggi  il valore primo, quello che ha determinato la mia adesione ieri ed il mio impegno oggi:

Oggi credo e vedo che questi due valori, a partire dal proprio quotidiano, dal proprio posto di lavoro, rischiano, o peggio, sono solo due proclami.

Penso a quando l’azienda eroga bonus, superminimi, passaggi di livello, premia i suoi fedelissimi, che non scioperano nè per il contratto, nè per le pensioni o l’art. 18. Noi nel frattempo ci battiamo per il riconoscimento di aumenti salariali che recuperino almeno quella che viene definita ‘inflazione reale’, tra mille difficoltà e la prima è quella che chiamano unità sindacale. CISL e UIL sono i primi ostacoli da affrontare in ogni trattativa, i primi da convincere, i primi che giocano al ribasso nel nome della produttività, della competizione, del mercato. Ma sono anche i primi a cedere in trattativa, i primi a non essere mai convinti delle battaglie approvate dagli stessi lavoratori, i primi a rinunciare alle prime difficoltà.

Unità sindacale? Ma a che prezzo e sacrificando cosa? Quanti sforzi tocca ‘spendere’ se non ‘sprecare’ per la ricerca di questa unità, mentre il padrone marcia imperterrito calpestando diritti, anche quelli che ci spettano per legge?

Io ho sempre creduto, e credo tutt’ora, che essere delegato significhi assumersi delle responsabilità, farsi carico dei problemi, sia generali ma anche quelli anche quelli quotidiani dei lavoratori. anche quelli meno evidenti. Ho sempre pensato, e continuo a pensarlo, che il delegato deve essere preparato, pronto, attento, ma anche riflessivo, disponibile, che sappia ascoltare, ma anche consigliare, suggerire e soprattutto agire.

Come si fa ad essere delegati della CGIL ed essere unitari, di fronte alla firma separata come quelle per il “Patto per l’Italia”, per i contratti a tempo determinato, per il Ccnl metalmeccanici. Come si fa ad essere credibili se da un lato difendiamo  l’art. 18 e la sua estensione, se diciamo di voler contrastare la precarietà, ma poi nei contratti ci si dichiara disponibili verso la lefe 30(es. CCNL Cemento, Chimici, fino all'accordo confederale sul contratto di inserimento)? Come si fa a trovare l’unità sulla riforma delle pensioni scioperare assieme se c’è poi chi è pronto a trattare comunque forme peggiorative?

Come si fa a parlare ancora oggi di concertazione, quando gli accordi nazionali, non recuperano nemmeno l'accordo del luglio ’93?

Siamo poi noi delegati in fabbrica a batterci per recuperare il potere d’acquisto perso dai CCNL ‘inventandoci’ premi di risultato. Ho visto intese siglate, anche dal nostro sindacato, in cui tra gl’indici c’erano i giorni presenza/anno, quando la CGIL ufficialmente è sempre stata contro tale ipotesi…

Troppa incoerenza, e noi che siamo in prima linea tra i lavoratori, non riusciamo più a spiegare le giravolte. Che fine hanno fatto le 5 milioni di firme raccolte nella campagna dei “2 si e 2 no”?

I lavoratori ci chiedono conto di quella campagna, della linea, ma soprattutto della coerenza. Ma quale linea, quale coerenza, se non si è ne carne ne pesce? Se si ondeggia e si persegue l’unità sindacale con chi svende i diritti dei lavoratori nel nome della modernità, firmando il patto per l’Italia e facendo CCNL al ribasso!

CISL e UIL le loro scelte chiare le hanno fatte e da tempo! Sono per la compartecipazione d’impresa, sono per comprendere la logica del mercato, la modernità, sono per gli stock option!

Non vogliamo gli enti bilaterali, ma poi zona per zona, azienda per azienda li accettiamo, vi partecipiamo.

Vogliamo essere come CISL e UIL, un sindacato dei servizi? Un sindacato degli iscritti? Quando loro firmano gli accordi e li fanno approvare ai loro aderenti, in FIOM leviamo gli scudi, ma in FILT facciamo esattamente la stessa cosa…

Diciamolo chiaramente da che parte si sta, diciamolo chiaramente a che modello sindacale si pensa, diciamolo chiaramente che ruolo devono avere i delegati!

Ho voluto scrivere questo perché voglio che il mio sindacato sappia cosa si prova ad essere delegati oggi, in una fabbrica qualsiasi, in catena di montaggio. Non aspetto il congresso per dire cosa sento e cosa penso.

Ada Micelli - Direttivo CGIL Milano