Proposte di CGIL CISL UIL
costruiamo il futuro
Assemblea dei delegati
10 MARZO 2004
PER COSTRUIRE IL FUTURO
CGIL CISL UIL vogliono cambiare
l'agenda politica e sociale. Il Paese ha urgenza di uscire dalle
difficoltà di un'economia stagnante, di un'occupazione che stenta, di investimenti che
diminuiscono, di consumi bloccati, di peggioramento delle condizioni materiali dei
lavoratori dipendenti e dei pensionati. Si dimostra in ciò il fallimento
della politica economica del Governo fondata su ricette quali meno tasse, meno vincoli,
tagli alle pensioni come soluzioni di tutti i problemi. La situazione resa più grave
dall'abbandono della politica dei redditi e della concertazione, ha favorito la crescita
delle disuguaglianze, inciso negativamente sul potere d'acquisto di salari e pensioni,
lacerato il Paese ormai in crisi di fiducia, bloccato
nella crescita depotenziato nella competitività più povero e più diviso. CGIL CISL UIL, rivendicano lavoro e
sviluppo di qualità, un fisco equo e redistributivo, un welfare inclusivo adeguato ai
nuovi bisogni. CGIL CISL UIL vogliono dare voce alle
grandi capacità del Paese di uscire dalle difficoltà producendo proposte, indicazioni,
per contrastare la politica economica del Governo e rimettere al centro dellattenzione
lo sviluppo ed il lavoro. Va creato un clima, una tensione
ideale, morale e propositiva per cui le persone, le lavoratrici, i lavoratori, i
pensionati ed i giovani non si sentano soli e quindi possano pensare al futuro come
orizzonte possibile, per il quale vale la pena impegnarsi, rischiare e lottare,
rivendicare diritti ed esercitare doveri. La
proposta di CGIL CISL UIL è raccolta con chiare priorità su tre grandi temi: la politica
economica, la politica dei redditi, le politiche sociali. LA POLITICA ECONOMICA
Politiche industriali,
innovazione ricerca
Contro il declino industriale occorre
un ruolo attivo del governo, anche ripensando gli strumenti di indirizzo, per progettare un nuovo futuro per lItalia,
un modello che irrobustisca i punti di forza e di valore che restano nella grande impresa,
rafforzi e trasformi, aiutandole a farsi sempre più sistema, le realtà della piccola e
media impresa, specializzandole nelle funzioni strategiche ed innovative. La progettualità non potrà essere
che di lungo e ampio respiro, dovendosi affrontare i nodi di una scarsa capacità di
ricerca e di innovazione, di strutture proprietarie rigide, di servizi pubblici e privati
insufficienti, della specializzazione del paese su prodotti maturi e a bassa crescita di
domanda. Occorre porre lobiettivo
esplicito del riposizionamento strategico del nostro modello di specializzazione
produttiva e ripensare lintero sistema degli incentivi alle imprese in funzione
della via alta alla competitività. Occorre, a tal fine, aumentare la
spesa nazionale in ricerca e sviluppo, come sottolinea il documento sottoscritto a giugno
2003, con Confindustria, sui temi della competitività e dello sviluppo e rendere
operativa una politica per la ricerca e linnovazione, che coinvolga parti sociali
imprese, utenti, territori, pubblica amministrazione e crei sinergia con una aumentata
partecipazione anche delle imprese a tale politica. Va sostenuta una politica
territoriale che migliori sostanzialmente le condizioni di competitività ed attrattività
dei distretti industriali e dei sistemi produttivi territoriali. E pressante lesigenza
del
coinvolgimento delle regioni per attuare una politica per i distretti industriali, con
ampia valorizzazione dei patti territoriali e della concertazione. Occorre promuovere, a
livello di settore e territorio, contratti di localizzazione per favorire linsediamento
dinvestimenti esteri, di produzione e ricerca e attivare un circuito di
trasferimento dei risultati della ricerca e di tecnologie nel sistema dimpresa a
livello regionale. Come raccomandato dallUE, vanno
avviate e praticate anche politiche di settore, ma tenendo conto del cambiamento di orizzonti e del cambiamento delle coordinate
della divisione internazionale del lavoro e delle loro specificità. Si tratta di
valorizzare al massimo i punti di forza del sistema industriale, che costituiscono il peso
prevalente del sistema desportazione (meccanica, tessile e tutto il Made in Italy); di rafforzare settori in cui il
patrimonio di ricerca e conoscenze costituisce la leva fondamentale
(chimico-farmaceutico); di rafforzare la produzione agricola, di favorire la crescita dei
settori innovativi, considerando, con grande attenzione, lo sviluppo dei settori in cui
già esistono punti deccellenza internazionale o strategici per il futuro (ICT,
spazio, robotica, biotecnologie, energia rinnovabile). Le cospicue riserve di lavoro e di
imprenditorialità di cui disponiamo vanno valorizzate al massimo attraverso politiche
formative a livello di azienda e di territorio, con gli strumenti regionali ed unazione
efficace dei nuovi Fondi interprofessionali per la formazione continua, che comprendano
formazione per la tutela della salute. Occorre attivare strumenti produttivi
ed innovativi per prevenire le crisi finanziarie d'impresa e intervenire nelle imprese in
difficoltà con un ruolo attivo delle parti sociali. Gli
interventi sulla politica industriale devono collocarsi entro il modello europeo che si
basa su regole sedi e strumenti della corporate governance, lintroduzione dorganismi
di vigilanza, lesercizio dei diritti dinformazione e consultazione a livello dazienda
e di territorio. Occorre, inoltre, consolidare
una rete di solide istituzioni economiche e di regole affidabili per la trasparenza dei
bilanci, lattendibilità delle informazioni economiche, la fiducia dei risparmiatori
verso gli investimenti azionari non speculativi. IL MEZZOGIORNO
Vi è oggi
più che mai una questione meridionale che si intreccia con lallargamento della
unione europea ed il futuro spazio di libero scambio nel mediterraneo. La crescita del
Mezzogiorno si è fermata nonostante le risorse straordinarie ingenti previste da Agenda
2000. LItalia non può trovare naturale che unintera area del proprio
territorio sia affetta da sottosviluppo, carenza di dotazione infrastrutturale e dei
servizi, una presenza ancora oggi pervasiva della criminalità; non può rassegnarsi al
fatto che il denominatore comune sia la precarietà del lavoro e dell'impresa, piuttosto
che linnovazione e la crescita qualitativa dimpresa, un ruolo trainante dellamministrazione
pubblica, il miglioramento del capitale umano attraverso la formazione. Le risorse per il
Mezzogiorno sono state progressivamente ridotte: da 36.906 milioni di euro, stanziati nel
bilancio di previsione dello Stato del 2001, a
32.240 nel 2002, ed a 31.094 nel 2003. Ma il problema di fondo è che gli impegni di spesa non si traducono, nei
fatti, né in nuovi cantieri, né in investimenti, ma in residui. Il Sud ha
grandi opportunità da valorizzare. Lo sviluppo del Sud può ripartire dalla promozione delle risorse esistenti: dal turismo alla cultura, dai servizi allindustria.
La competitività del Mezzogiorno richiede interventi nel campo delle politiche
industriali, della ricerca e dellinnovazione, del credito, dellistruzione e
della formazione; politiche da seguire con rigore e continuità. Temi sempre più decisivi
se si vuole invertire lattuale tendenza alla deindustrializzazione, al cedimento di
interi comparti storicamente strategici delleconomia meridionale. Va invertita la
tendenza alla riduzione della spesa per le infrastrutture e occorre conseguire lobiettivo
di una quota della spesa in conto capitale destinata al Mezzogiorno pari al 45 %. Il
sistema agevolativo nazionale va sottoposto a verifica, razionalizzandolo per renderlo
più selettivo e più efficace nel compito di spingere il sistema industriale meridionale
verso iniziative innovative e che trainino i sistemi locali. Deve essere svolta, con
interventi di sistema, una forte azione di promozione per favorire la localizzazione al
Sud degli investimenti produttivi, interni ed esteri, attraverso una politica razionale di
attrazione e un rilancio di azioni territoriali di sviluppo locale. La programmazione
negoziata deve tornare ad essere un asse strategico e vanno valorizzate, anche con una
chiara definizione della missione, alcune
strutture finalizzate allo sviluppo del Mezzogiorno, a partire da Sviluppo Italia. Le
condizioni di sicurezza in cui si svolgono la vita civile e lattività economica del
Mezzogiorno devono essere migliorate e bisogna riprendere
una lotta al sommerso capace di risultati concreti ed evidenti. Al Sud,
come nelle altre regioni, vanno rafforzati i controlli ed attuata una politica che
condizioni le provvidenze pubbliche di qualsiasi tipo al
pieno rispetto di comportamenti corretti sul piano legislativo, contributivo e contrattuale. Va valutato che oggi
è più stretto lintreccio tra economia formale ed informale per la crescente
esternalizzazione delle attività di impresa in lunghe filiere, necessaria una
strumentazione ampia e diversificata, centrata su quattro grossi capitoli: piena
affermazione di una cultura della legalità; semplificazione delle normative ed efficienza
della PA; potenziamento e maggiore efficacia dei servizi ispettivi; sostegno allo sviluppo
locale. Politiche del lavoro Il lavoro
è una risorsa che va valorizzata e che non può essere considerata alla stregua di un
costo variabile per limpresa. Sulla scia di quanto previsto al vertice europeo di
Lisbona, occorre puntare sulla qualità del lavoro, investendo per la crescita del
capitale umano attraverso la formazione e lapprendimento continuo, nella convinzione
che un mercato del lavoro forte e tutelato è fattore di competitività e di sviluppo
qualitativo. I lavoratori a tempo determinato
e quelli parasubordinati, che rimangono a lungo in una condizione di precarietà e di
incertezza, come coloro che lavorano in impieghi di bassa qualità, tendono a restare
catturati in una condizione da cui difficilmente sono capaci di uscire da soli. Si
determina, infatti, un rischioso circolo perverso tra precarietà e dequalificazione, che
colpisce inevitabilmente le potenzialità professionali degli occupati. Questi soggetti
conoscono spesso condizioni di lavoro più penose e maggiori rischi per la salute e la
sicurezza rispetto agli altri lavoratori. Occorre
realizzare un sistema articolato di ammortizzatori sociali per il quale prevedere la
necessaria copertura economica. Ripristinare negli incentivi al lavoro criteri di
selettività che privilegino quelli finalizzati alla stabilizzazione occupazionale come
vanno raccordati i cambiamenti di lavoro tra formazione, sostegno ai periodi di non lavoro
e tempi di passaggio tra un lavoro allaltro. Così come vanno fiscalizzati gli oneri
contributivi del lavoro a più bassa qualifica. Occorre in sintesi dotare di tutele e
certezze per il futuro alle flessibilità contrattate riducendo l'area della precarietà. Una
rivisitazione completa, insomma, delle politiche incentivanti ed agevolative che tengano
conto dei cambiamenti intervenuti nel lavoro, nella sua qualità, nei suoi connotati
anagrafici e di genere, nella pari opportunità.
Bisogna anche migliorare laccesso alloccupazione per coloro che sono
svantaggiati, come i portatori di disabilità, o difficoltà nella conciliazione vita
lavoro oppure hanno unesperienza di lavoro ridotta. Al fine di
garantire la prevenzione in tema di infortuni, sicurezza e malattie professionali va
totalmente rivista la delega in materia. Politica energetica
E forte lesigenza di una
politica che riduca complessivamente i costi dellenergia ed il grado di dipendenza
dallestero. Nella politica energetica di
medio periodo, occorre ridurre drasticamente gli sprechi denergia con misure per
migliorare lefficienza energetica negli edifici, nella produzione, nei flussi di
persone e di merci sul territorio; bisogna riconsiderare lapporto del carbone
mediante tecnologie pulite e delle fonti rinnovabili al mix di fonti primarie in un
contesto che punti alla sostenibilità ambientale di breve e lungo periodo. Occorre
superare linstabilità ed il mancato coordinamento di un sistema elettrico,
costituito ormai da numerosi ed autonomi soggetti, ciascuno dei quali a responsabilità
limitata, con problemi acuiti da un processo di liberalizzazione che non ha tenuto
abbastanza conto della complessità del sistema energetico. Buona parte delle centrali
elettriche va rinnovata con investimenti adeguati e occorre invertire la tendenza delle
aziende a ridurli nella ricerca esasperata della redditività a breve, che aumenta la
dipendenza dallestero, Politica dellambiente
Le politiche ambientali si sono
sostanzialmente indebolite negli ultimi anni, con finanziamenti inferiori al 50 % della
media europea e una carenza drammatica di strategia e di coordinamento degli interventi.
Su vari aspetti rimane, poi, un grave stato di incertezza rispetto ai controlli ed alleffettiva
spesa delle somme stanziate. Permangono le carenze istituzionali per il mancato
potenziamento delle strutture del sistema delle Agenzie per lAmbiente, sia nazionali
che regionali, e per lincapacità ad attivare un dialogo con tutti i soggetti
coinvolti e le stesse associazioni ambientaliste. Le tematiche ambientali devono,
invece, essere sempre più integrate nei sistemi di produzione e di consumo, avere unimportanza
crescente per soddisfare la domanda di risorse naturali pregiate, dallacqua alle
fonti di energia, e per rendere sostenibile, socialmente, ecologicamente ed
economicamente, lo sviluppo. Il Paese rischia la paralisi e larretramento produttivo
se la politica ambientale non recupera la credibilità di misure basate tutte sulla
partecipazione, la trasparenza, il confronto leale e responsabile di tutti i soggetti in
causa. Le scorciatoie tecnocratiche e autoritarie sono controproducenti e portano alla
paralisi di qualsiasi decisione, come insegna la vicenda di Scanzano Jonico. A tale
scopo: ·
vanno aumentate le risorse per le
politiche ambientali e per la loro integrazione nelle politiche di sviluppo; ·
vanno ripresi sistematicamente i
confronti a livello nazionale e decentrato con le parti economiche e sociali per lindividuazione
delle priorità e delle modalità di intervento. Le politiche dei trasporti Scontiamo
una prolungata assenza di una effettiva politica dei trasporti e di strutture di sostegno.
La crescita del Paese è legata anche alla modernizzazione delle strutture per la
mobilità nazionali e internazionale, che deve, quindi, tradursi in incisivi progetti
strategici. Questi non vanno visti come la somma algebrica di una serie di realizzazioni
infrastrutturali, ma rilanciando lidea di programmazione contenuta nel Piano
Generale dei Trasporti come una politica articolata sullintegrazione vettoriale,
sulla logistica, sul ridisegno dei flussi di traffico per creare un equilibrio tra i
centri gravitazionali di scambio del nord Europa e quelli dellarea mediterranea. A tal fine
è necessario abbandonare ogni suggestione propagandistica legata allelencazione di
un numero esorbitante di progetti, la cui realizzazione resterà incerta, soprattutto a
causa di ambiguità e reticenze sul volume di risorse effettivamente disponibili o
attivabili in funzione di volano per lavvio delle opere. Ciò che si impone è un confronto
serio, che coinvolge le forze sociali, i sistemi di impresa e le Regioni, per valorizzare,
attraverso le necessarie scelte di priorità, gli assi di investimento strategico,
privilegiando il trasporto collettivo urbano ed extraurbano e diversificando il trasporto
merci dal gommato al ferro e alle autostrade del mare . Coordinando tempistica e strumenti
finanziari per ottimizzare sugli obiettivi irrinunciabili le disponibilità di
finanziamento dovunque allocati (bilancio comunitario e priorità alla rete europea dei
trasporti (TEN); fondi strutturali; interventi BEI; bilanci nazionali e regionali; piani
di investimento delle aziende di settore; concorso finanziario dei privati). Resta fermo che una moderna politica
dei trasporti deve tradursi in interventi ad ampio spettro capaci di dar vita da una parte alla salvaguardia di interessi
strategici nazionali e dallaltra a
liberalizzazione regolata ed efficiente, nel quadro di reciprocità con altri Paesi; di
far crescere nuovi modelli dimpresa offrendo servizi di qualità a costi contenuti;
di saper trasformare le tradizionali imprese monopoliste senza disperderne il patrimonio di conoscenze,
affidabilità, i livelli di sicurezza che debbono essere ulteriormente implementati; di
non smarrire il principio di servizio pubblico, garantendo servizi anche in aree o settori
a limitato ritorno economico, proprio per sostenere e anticipare i necessari processi di
sviluppo. LA POLITICA DEI REDDITI
CGIL, CISL, UIL rivendicano una nuova
politica dei redditi concertata, finalizzata alla crescita, allo sviluppo, al lavoro di
qualità attraverso una politica fiscale equa e redistributiva, il governo delle dinamiche
dei prezzi e tariffe al centro e in periferia, fornendo così un quadro di riferimento
certo per la politica contrattuale con lobiettivo di salvaguardare e incrementare i
redditi da lavoro dipendente. In tale contesto va affrontato il tema della rivalutazione
del potere di acquisto delle pensioni. La politica dei prezzi e
delle tariffe
Il Governo deve avviare
tempestivamente un tavolo di concertazione con le parti sociali, le Regioni, gli Enti
locali, per: ·
disincentivare e sanzionare gli
aumenti speculativi; migliorare la concorrenza
anche attraverso la realizzare di processi di liberalizzazione; rendere più trasparenti i
prezzi; intervenire sulle filiere dalla produzione alla vendita al dettaglio, a partire
dal settore agroalimentare; introdurre opportune ed efficaci misure di incentivi mirati al
contenimento dei prezzi; occorre una politica fiscale selettiva orientata al contenimento
dellinflazione con incentivi per gli operatori disponibili a concordare e congelare
per un determinato periodo i prezzi di un paniere di beni e servizi fondamentali e con
disincentivi (aumenti del prelievo rispetto alla media dello studio di settore, a fronte
di aumenti abnormi dei prezzi); ·
concordare una politica tariffaria
antinflazionistica a livello nazionale, regionale, locale e
introdurre, per tutti i servizi, tariffe sociali fondate sullo strumento
dellISEE (Indicatore situazione economica equivalente); L'ISEE va in tal senso
accuratamente monitorato e sottoposto a controlli; ·
rendere più efficaci il ruolo e lintervento
delle Autorità di vigilanza e regolazione, preservandone lautonomia ed estendendo
il controllo a settori attualmente non regolati (servizi idrici, trasporti); ·
riattivare le Commissioni per il
costo della vita centrale e decentrate con la partecipazione degli attori
sociali, per un controllo sulla qualità delle rilevazioni; promuovere e sostenere un
potenziamento dellattività degli uffici statistici comunali. Occorre altresì
rendere espliciti e trasparenti i passaggi che intercorrono tra la scelta del campione dei
consumi monitorato e l'indice sintetico finale valido per l'intera collettività
nazionale. A tal fine l'Istat dovrebbe mettere a punto specifici indici relativi a
specifiche tipologie familiari per la definizione delle politiche sociali. La politica fiscale
CGIL, CISL e UIL ritengono
fondamentale, per una politica economica sociale equa e coesa di piena garanzia di pari opportunità per lesercizio
dei diritti di cittadinanza, lutilizzo
intelligente della politica tributaria. Una politica fiscale fondata sulla
progressività, in cui ciascun cittadino partecipi allo sviluppo del Paese in base al
reddito posseduto, non concordato, né condonato. Una politica fiscale che sceglie con
le detrazioni, non con le deduzioni, gli obiettivi su cui orientare la solidarietà,
soddisfare i bisogni, indirizzare i consumi. Tutti elementi che hanno motivato il
nostro rifiuto alle decisioni enunciate nella delega fiscale varata dal Governo e che
ribadiamo, convinti che un sistema fiscale con solo due aliquote e con le deduzioni
decrescenti mai potrà coniugare i principi di equità e giustizia sociale con sviluppo e
progresso che debbono caratterizzare un sistema fiscale, come avviene in tutti i sistemi
dei paesi occidentali. Per il sindacato occorre, quindi: ·
Non applicare la delega fiscale
rielaborarne i principi riaffermando la progressività e lutilizzo delle detrazioni; ·
Assumere la lotta allevasione
ed al lavoro nero ristabilendo luso della tenuta obbligatoria della documentazione
fiscale al fine di ridare valore allo strumento dei controlli; ·
Realizzare il federalismo fiscale
senza aggravi alla pressione fiscale per il lavoro dipendente ed i pensionati. ·
introdurre selettività sulla base
della qualità dell'investimento all'intero sistema di incentivi alle imprese; ·
rivedere l'aliquota di imposta sulle
rendite finanziarie armonizzandola con la tassazione europea; ·
ripristinare l'imposta di successione
sui grandi patrimoni; ·
assumere la famiglia come soggetto
centrale della redistribuzione del reddito; ·
confermare le clausole di
salvaguardia a cominciare e introdurre con valore retroattivo quella sul TFR; ·
ripristinare il recupero integrale del drenaggio fiscale e la parità di imposizione
di base tra pensionati e dipendenti, prevedere
, inoltre, l'innalzamento della quota di
reddito esente ed il ripristino delle specifiche detrazioni per gli ultra
settantacinquenni.. I contratti pubblici
Dopo 26 mesi dalla decorrenza dei
contratti e, nonostante gli impegni assunti dal Governo con il Protocollo del febbraio
2002, non sono stati ancora rinnovati i contratti di lavoro per circa 280.000 lavoratori,
tra i quali le aree delle dirigenze, i medici, i dipendenti delle Università e degli Enti
di ricerca. Le risorse
economiche stanziate con la Legge Finanziaria per il 2004 per i rinnovi contrattuali del
pubblico impiego (circa 3,6%) rappresentano la metà delle risorse sufficienti a garantire
il potere di acquisto delle retribuzioni. Il Governo, ignorando palesemente la politica
dei redditi, ha disatteso limpegno a corrispondere il differenziale del tasso di
inflazione sul precedente biennio, ad adeguare linflazione programmata alla realtà,
a finanziare la contrattazione integrativa. Devono ancora essere onorati gli impegni in
ordine a vari aspetti, come: la realizzazione dei fondi di previdenza complementare; la
definizione del confronto sindacale sul tema del TFR, la conclusione degli accordi
istitutivi dei fondi; larmonizzazione della legislazione sul mercato del lavoro; la
soluzione del problema del precariato. Le Confederazioni respingono nel merito e nel
metodo l'iniziativa del Governo tesa a definire un disegno di legge per la riforma dellordinamento
del lavoro e della dirigenza pubblica e ribadiscono la volontà di proseguire nella
contrattualizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici contro i tentativi di
ripubblicizzazione in corso a partire dalla pretesa di definire per legge lo status dei
docenti della scuola e di abolire le RSU e anche contro il tentativo da respingere di
superare lARAN. CGIL, CISL, UIL chiedono quindi al
Governo un confronto su tutti questi rilevanti temi per giungere ad un accordo che
innanzitutto permetta la conclusione dei contratti 2002/2003 ancora aperti, sulla base
delle scelte già assunte negli altri contratti, di aprire la stagione contrattuale
2004/2005 di far partire i fondi di previdenza complementare, di definire un accordo
quadro sul mercato del lavoro; di definire misure che consentano di restituire alla
dirigenza l'autonomia dal potere politico nella responsabilità della gestione
amministrativa, nonché la pienezza contrattuale su tutti gli aspetti del rapporto di
lavoro e degli incarichi. LE POLITICHE SOCIALI
La Sanità
Nel settore sanitario e
socio-sanitario la questione delle risorse, della qualificazione della spesa e degli
equilibri di bilancio vive una fase assai critica. In assenza di una netta inversione di
tendenza nella politica economica del governo, si rischia il collasso. Occorre, allora,
anziché tagliare i finanziamenti, incrementare le risorse per la sanità e le prestazioni
sociali, attribuendo al modello socio-sanitario la valenza di investimento produttivo
anche come fattore generatore di sviluppo economico e di qualità della vita. Il Fondo
sanitario nazionale deve essere progressivamente, ma in tempi certi, adeguato alla media
della spesa sanitaria europea e deve seguire i criteri distributivi della quota capitaria
ponderata. Una parte delle risorse aggiuntive deve essere destinata a riequilibrare i
bilanci sanitari regionali. Unaltra
quota, concertata con il sindacato confederale, deve essere finalizzata alle azioni di
solidarietà responsabile e cioè a un piano straordinario di riorganizzazione del sistema
sanitario nelle aree più deboli del paese, a partire da quelle meridionali, negoziate e
verificate in sede di Conferenza Stato-Regioni. In generale, la spesa sanitaria va
indirizzata soprattutto a favorire processi di riorganizzazione dei servizi e innovazione
tecnologica. Tra le immediate priorità da affrontare si indicano: lattuazione in
tutto il territorio nazionale dei Livelli
Essenziali di Assistenza (Lea); il recupero della cultura della prevenzione e della
riabilitazione, qualificando e ridistribuendo gli investimenti necessari; lintroduzione
di elementi di qualità nella efficacia e nella efficienza delle strutture, a partire da
una più forte centralità del territorio. Una nuova politica
socio-assistenziale
Il processo di qualificazione delle
politiche socio-assistenziali, su cui CGIL, CISL, UIL si sono fortemente impegnate nellambito
della riforma del welfare, è motivato dalla volontà di dare risposta, attraverso un
sistema universalistico e solidaristico, alla crescente
domanda di prestazioni e servizi alla persona ed alla famiglia, a partire da quellarea
sempre più ampia in condizioni di povertà e disagio. Contrastiamo,
pertanto, una politica di contrazione dei servizi attraverso
il taglio delle risorse agli enti locali e linadeguato finanziamento del Fondo
nazionale, perché ciò comporta la messa in crisi di ogni politica di coesione sociale. Vanno pertanto promosse politiche di
inclusione che valorizzino le esperienze di vita e le energie umane, superando ogni
visione compassionevole e caritatevole; che superino lesistente frantumazione degli
interventi che hanno prodotto risultati insufficienti ed inefficaci; che - partendo dallapplicazione
su tutto il territorio nazionale della Legge di riforma 328/2000, valorizzando la concertazione con gli attori
sociali - definiscano i livelli essenziali di assistenza sociale, quali diritti di
cittadinanza universali; che realizzino interventi di sistema incrementando le risorse
finanziarie al Fondo nazionale per le politiche sociali; che riordinino e valorizzino le professioni sociali. In particolare vanno attivati
strumenti di sostegno alle famiglie ed alle persone impedendo il ritrarsi del pubblico
dallerogazione di servizi. Occorre, viceversa, implementare qualità e quantità dei
servizi; utilizzare in maniera non sostitutiva trasferimenti monetari; costruire reti e misure che consentano di
conciliare i tempi di vita e di lavoro. Rappresentano priorità assolute la
costituzione di un Fondo nazionale a sostegno delle persone non autosufficienti e la
definizione di strumenti di lotta alla povertà ed allesclusione, attraverso misure
generalizzate e non assistenzialistiche. Le politiche per il nucleo familiare
Le risorse finanziarie a favore delle
famiglie continuano ad essere del tutto marginali: meno dell1% del Pil, contro una
media del 2,2% esistente nei paesi dellunione Europea; ne risultano maggiormente
sfavorite le famiglie del Mezzogiorno e quelle più numerose; del tutto iniquo nelle
modalità di erogazione e peraltro inadeguato nelle quantità il bonus una tantum previsto
dalla legge finanziaria per il 2004 per i figli secondogeniti in poi; continuano ad essere
penalizzate le famiglie monoreddito. La risposta ai nuovi bisogni dati
dall'invecchiamento della popolazione, dalla frammentazione delle famiglie e riduzione del
tempo e delle risorse per il lavoro di cura, dalle tante e diversificate forme di disagio
sociale e di povertà, non può essere trovata nella sola generalizzazione dei bonus né
tanto meno nel modello assicurativo ma attraverso una rete efficiente di servizi pubblici
alla famiglia. In prospettiva, una politica tesa a
recuperare tali limiti deve tendere a realizzare, in modo coerente, principi fondamentali
come: equità sociale, e riduzione delle disuguaglianze attraverso l'ampliamento dei
servizi pubblici e una più equa redistribuzione del reddito; universalismo nei
beneficiari; selettività nella partecipazione ai costi dei servizi a domanda individuale,
sulla base di quanto previsto nell'ISEE. Nel quadro di realistiche possibilità della
finanza pubblica, si tratta di avviare una riforma che riporti a maggiore unitarietà gli
attuali vari spezzoni di interventi a sostegno delle responsabilità familiari,
rivalutando tutti gli istituti attualmente in essere a partire dall'aumento degli importi
e dei limiti di reddito; che costituisca una prima e generalizzata base di interventi a
livello nazionale, lasciando agli enti locali decisioni di ulteriori integrazioni. La Scuola e la Formazione
Le scelte di politica scolastica del
governo stanno penalizzando e impoverendo la scuola pubblica statale, con la riduzione
delle risorse finanziarie e degli organici e la progressiva spinta verso il precariato di
tutto il personale. L'attuazione di una riforma non condivisa, che ha prodotto una grande
mobilitazione non solo del personale ma anche delle famiglie, degli studenti e delle
organizzazioni professionali, destruttura gli attuali modelli di istruzione e formazione,
a partire dal tempo pieno e le esperienze organizzative e pedagogiche, con gravi effetti
sullautonomia scolastica, sulle professionalità degli addetti, sulla qualità dellofferta
formativa. In questo contesto, inoltre, si segnalano gravi proposte legislative tendenti a
colpire e limitare le libertà contrattuali e sindacali nella scuola, che il sindacato
confederale intende respingere con fermezza. La proposta di devolution nella scuola è una minaccia per la sua
identità pubblica e pluralista, per il suo carattere unitario, nazionale, autonomo,
perché determina frammentazione nell'offerta formativa, disuguaglianza nei diritti,
negazione delle pari opportunità per tutti i cittadini. E urgente, invece,
riportare alcune priorità irrinunciabili nellalveo della primaria responsabilità
dello Stato, che non è in contrasto con le competenze costituzionali delle Regioni. Nel confermare il dissenso al primo
decreto attuativo CGIL, CISL e UIL chiedono al Governo lapertura di un tavolo di
confronto con la partecipazione dei soggetti sociali e delle istituzioni regionali e
locali al fine di garantire leffettivo esercizio di autonomia organizzativa e
didattica. CGIL CISL e UIL rivendicano inoltre di: ·
definire livelli essenziali delle
prestazioni, un sistema unitario di standard formativi nazionali, regole per la
certificazione e spendibilità dei titoli; ·
rendere concretamente esigibile il
diritto dovere allistruzione e alla formazione per almeno 12 anni o fino al
conseguimento di una qualifica; ·
aprire il confronto sui decreti
attuativi della secondaria superiore; ·
prevedere un sistema nazionale di
formazione continua dei lavoratori e di educazione permanente che assicuri la operatività
immediata dei Fondi interprofessionali bilaterali. ·
Investimenti certi ed adeguati per la valorizzazione del sistema
pubblico di istruzione e formazione e del suo personale. La Casa
Lattuale emergenza abitativa,
particolarmente evidente nelle grandi aree metropolitane, deve essere affrontata, in tempi
brevi, con interventi quali: il rifinanziamento del Fondo nazionale di sostegno ai canoni;
il superamento del doppio canale previsto nella 431/98,
mantenendo solo quello concertato; interventi fiscali da parte degli Enti
locali e delle Regioni che incentivino laffitto; la disponibilità delle risorse
già stanziate, e non attivate, per dare una prima, se pur debole, risposta alla
necessità di abitazioni per laffitto. A questa prima fase va affiancata liniziativa
legislativa che modifichi strutturalmente il settore. E necessario rilanciare ledilizia
abitativa pubblica/sociale coprendo lattuale domanda di oltre un milione di case.
Inoltre, occorre realizzare un patrimonio abitativo compatibile con possibilità delle
famiglie a reddito intermedio prevedendo affitti con impegno di futura vendita, abbattendo
i costi di investimento attraverso la disponibilità delle aree, riducendo i costi di
urbanizzazione. Si tratta di offrire abitazioni a basso costo e nel contempo assicurare
rendimenti che favoriscano finanziamenti privati. La Previdenza
Solo un tasso di sviluppo adeguato e
la crescita del lavoro di qualità consente di affrontare, in modo corretto, la
riqualificazione di un welfare capace di tutelare vecchi e nuovi bisogni sociali evitando
di ricercare soluzioni in una logica regressiva. La scelta
fatta dal governo, nella manovra finanziaria 2004, di
intervenire sui requisiti richiesti per il pensionamento di anzianità al fine di tagliare
la spesa previdenziale,con la finalità di fare cassa per lo stato, e inaccettabile nonostante i pur
significativi risultati ottenuti sui restanti contenuti della delega che dimostrano la
correttezza dei nostri rilievi e la validità delle nostre proposte.
Inoltre il giudizio che abbiamo dato
sulle decisioni del governo deriva anche dal fatto che: ·
ha penalizzato i lavoratori a regime
contributivo con lintroduzione del requisito anagrafico minimo per il pensionamento
senza peraltro eliminare la verifica del 2005; ·
non ha previsto il completamento
della separazione tra spesa previdenziale e spesa assistenziale prima dellintervento
correttivo e non dopo lattuazione dei tagli. A ciò si aggiunge la
indisponibilità manifestata dal governo circa il riequilibrio dei carichi contributivi
fra lavoro dipendente e lavoro autonomo e al completamento del processo di armonizzazione
dei trattamenti pensionistici. La
maggiore dinamicità della condizione lavorativa e laumento dellaspettativa di
vita media della popolazione ripropongono, al contrario di quanto prevede il governo, lesigenza
di una maggiore flessibilità di accesso e della liberalizzazione delletà del
pensionamento, confermando e rafforzando le innovazioni contenute nelle riforme degli anni
90. Sistema che va rafforzato, anche
superando ogni tipo di privilegio residuo, per rispondere ai crescenti fabbisogni
previdenziali derivanti dalla massiccia
diffusione dei contratti di lavoro atipici, flessibili, temporanei o parziali, per i quali
ribadiamo lesigenza di realizzare nuove e maggiori tutele con la totalizzazione della contribuzione versata a diversi Enti, con
contribuzione figurativa per il lavoro di cura
e per la discontinuità coniugata ad una
riorganizzazione degli ammortizzatori sociali.
Riforme istituzionali Sul versante istituzionale destano
preoccupazione le iniziative del Governo per le conseguenze sulle politiche di coesione
sociale. CGIL CISL e UIL non condividono le disposizioni che ripropongono la
cosiddetta devolution che intervengono direttamente su diritti
costituzionali quali la sanità, la scuola e la polizia locale delineando un processo di disarticolazione riguardo alla garanzia di universalità delle tutele e dei diritti
essenziali per i cittadini. CGIL CISL e UIL ribadiscono la loro
opzione per un federalismo cooperativo e solidale, sono impegnate a contrastare la
disgregazione del sistema paese e chiedono un incontro al Governo per la rilevanza che le
riforme istituzionali rivestono per il mondo del lavoro. |