La
stagione contrattuale 2002-05 del pubblico impiego non è ancora conclusa. Mancano
allappello i rinnovi, già scaduti, di settori rilevanti tra i quali quelli delle
dirigenze e quelli delle università e della ricerca, profondamente interessati da
processi di riforma dai contenuti fortemente centralistici e di attacco
allautonomia. Ma una prima valutazione non può mancare.
Il sistema contrattuale
Dopo 26 mesi dallinizio del quadriennio contrattuale ancora 280.000 lavoratori sono
senza contratto e tutti gli altri contratti sono stati rinnovati solo
nella seconda metà del 2003. La stagione era iniziata con la Finanziaria 2002 che
assumeva solo in parte il contenuto economico del Protocollo del 1993; iniziative di
lotta, culminate con lo sciopero generale di tutto il pubblico impiego indetto per il
febbraio 2002, avevano obbligato il governo a una marcia indietro sancita nel Protocollo
del febbraio 2002 che sanzionava il rispetto dellaccordo del luglio 1993 per quanto
riguarda la difesa del potere di acquisto delle retribuzioni e il ripristino del
sistema di relazioni sindacali e di titolarità della contrattazione messo in discussione
dallattività legislativa del governo.
Proprio quel sistema di regole e di contenuti era
ed è sotto tiro:
la costante sottovalutazione dellinflazione
programmata e la mancanza di risorse per la piena difesa del potere di acquisto delle
retribuzioni dei lavoratori rappresentano, unitamente alla violazione delle regole
contrattuali, lattacco più forte al sistema negoziale nei confronti dei lavoratori
pubblici e, per la rilevanza politica del comportamento del governo, dellinsieme del
mondo del lavoro.
Questo comportamento del governo, peraltro
ribadito con la Finanziaria 2004 e con tutte le iniziative legislative assunte
disattendendo gli impegni presi nel protocollo, mette chiaramente in evidenza
unidea politica: far cessare la pratica della concertazione in nome di un
sostanziale unilateralismo nelle decisioni e nellintervento sulle condizioni di
lavoro e di un pesante attacco al ruolo del sindacato confederale attraverso il ripristino
di una prassi legislativa che dà risposte alle lobbies e ai piccoli gruppi.
Rivendicare dal governo, come pure è
necessario, la ripresa di una politica di concertazione e di regole contrattuali
condivise, non significa certo ottenere il risultato.
Se questo è il tema delloggi, rispondere
come il governo sostiene modificando gli equilibri della contrattazione,
riducendo il peso del contratto nazionale e snaturando il ruolo della contrattazione di
secondo livello, facendole assumere la funzione di difesa del potere di acquisto,
significa aprire un conflitto generale nel paese.
Ma nello stesso tempo è necessario immaginare cosa
può succedere nei servizi pubblici: avremmo, senza un ruolo pieno del contratto
nazionale, condizioni strutturalmente diverse di offerta di servizi pubblici
(si pensi alla sanità o allassistenza), mentre affidare il recupero del
potere di acquisto delle retribuzioni alla contrattazione di secondo livello nel
pubblico impiego significherebbe far svolgere questa funzione ai singoli Comuni, alle
singole scuole o alle singole Asl, chiaramente laddove questo è possibile, gravando
sul bilancio delle amministrazioni e sui servizi offerti. Sarebbe il primo passo
verso le gabbie salariali, ma anche la scomparsa delluniformità delle prestazioni
relative ai diritti sociali e civili che lart.117 affida alla legislazione esclusiva
dello Stato: il federalismo contrattuale si accompagna alla devolution
leghista.
Il primo passo verso le gabbie
Tutto da dimostrare, poi, che in tal modo si darebbero risposte salariali diverse,
adeguate al diverso costo della vita nel nostro paese tra Nord e Sud: sia perché non è
scontato che laddove il costo della vita è più alto tale contrattazione aziendale
produrrebbe risultati più favorevoli, sia perché a quel punto la contrattazione di
secondo livello dovrebbe essere obbligatoria.
Qualcuno vuole renderla tale nel settore privato?
Se così non è, allora la tesi del governo significa la sparizione del sistema
contrattuale vigente per un meccanismo retributivo che non garantisce la difesa del potere
di acquisto delle retribuzioni in tutto il mondo del lavoro dipendente.
Ma accanto a ciò, un altro problema tutto politico
e di strategia: la difesa del potere di acquisto nelle singole realtà rischierebbe di
mettere in forte contraddizione lattività negoziale del sindacato indebolendo
il suo carattere confederale e la sua politica di alleanze con i fruitori dei servizi
pubblici, a iniziare dalle fasce deboli.
Un assunto politico del tutto inaccettabile che
dovrebbe far riflettere chi pensa che la differenziazione salariale per
rispondere al diverso livello del costo della vita sia unesigenza politica alla
quale piegare gli strumenti contrattuali, snaturando ruolo e funzione sia del contratto
nazionale sia della contrattazione di secondo livello.
Il problema politico oggi è come riconquistare una
politica dei redditi e aggiornare il sistema contrattuale definito con il protocollo del
93. Proprio lesperienza nel pubblico impiego è paradigmatica della
reale volontà del governo: quella di eliminare la politica dei redditi. Nessun
controllo su prezzi e tariffe; una politica fiscale che mette in crisi i servizi di
welfare ed esercita una funzione di redistribuzione verso gli alti redditi e le imprese;
un livello di inflazione programmata palesemente falsa e una distanza fra
programmata e reale notevole, che si accorcia solo a seguito di un accordo generale
(febbraio 2002) al quale si è pervenuti dopo ben 5 scioperi generali.
Per il rinnovo del biennio 2004-2005 siamo
esattamente allo stesso punto con unaggravante: mancano le risorse per la copertura
dello scostamento tra inflazione programmata e reale del biennio precedente. Le
organizzazioni sindacali hanno chiesto un incremento medio dell8 per cento.
Allora se il governo fa saltare la politica dei
redditi e il Protocollo del 1993 e mette in discussione il ruolo del contratto nazionale,
la nostra rivendicazione non può che essere quella della riconferma di un sistema
contrattuale basato sul diverso ruolo del contratto nazionale e della contrattazione di
secondo livello, ma anche di una politica salariale che difenda pienamente la
retribuzione dei lavoratori e ridistribuisca il reddito prodotto a livello nazionale,
anche in considerazione della scarsa ampiezza della contrattazione di secondo livello e
della produttività distribuita per il salario.
I contratti chiusi
La stagione contrattuale nel pubblico impiego si sta svolgendo nel pieno di una fase
di profonda destrutturazione del sistema contrattuale pubblico e della
contrattualizzazione del rapporto di lavoro. Unintensa e forte azione di contrasto
ha impedito a oggi disastri peggiori; ma molte iniziative sono andate in
porto,
La legge Frattini sulla dirigenza e sullo spoils
system ha pesantemente destrutturato non solo lassetto contrattuale dei dirigenti,
ma anche il sistema degli equilibri istituzionali e della distinzione dei poteri fra
politica e amministrazione; nelle leggi finanziarie il governo ha tentato, fin qui senza
riuscire totalmente nella sua opera, di portare avanti una politica di
decontrattualizzazione,di privatizzazione dei servizi.
Vi sono in discussione in Parlamento, tra gli
altri, due disegni di legge.
Con il primo si ripubblicizza il rapporto di
lavoro dei vigili del fuoco, che vengono fatti confluire nel comparto della polizia di
Stato. Nonostante le promesse del governo, solo dopo una straordinaria e urgente
iniziativa legislativa è stato firmato il contratto collettivo di lavoro per il cui
raggiungimento la Cgil ha mobilitato lintera categoria con le iniziative possibili e
necessarie in un settore così delicato per i diritti dei cittadini.
Con il secondo disegno di legge si torna
allantico stato giuridico degli insegnanti e si abrogano le Rsu; è
lanticamera del superamento del sistema contrattuale e dellautonomia della
didattica.
Consolidato il secondo livello
In questo quadro i contratti hanno difeso il sistema e lassetto
contrattuale dai numerosi interventi legislativi generali e settoriali (vedi la nuova
disciplina del contratto a termine; la nuova disciplina dellorario di lavoro); si
può anzi affermare che lesperienza contrattuale del pubblico impiego ha contribuito
a determinare come nel caso dellorario di lavoro soluzioni positive
rispetto al testo presentato dal governo.
Con i contratti sono stati introdotti alcuni
positivi elementi di consolidamento della contrattazione di secondo livello,
soprattutto nelle autonomie locali e, nonostante la contrarietà del ministro, nella
scuola; ma sono stati introdotti anche altri elementi di novità.
Tra questi sicuramente quanto definito in
tema di diritti contrattuali (mantenimento del previgente contratto di lavoro pubblico) in
caso di outsourcing: si tenta in tal modo di interrompere quella ricerca di
minori costi anche sul tema dei diritti contrattuali che soprintendeva alle
scelte di privatizzazione dei servizi. Presumibilmente si apriranno problemi di
altra natura relativi allappartenenza merceologica dei soggetti che assumono i
servizi privatizzati, ma almeno si interrompe un circuito dannoso che fa regredire la
qualità dei servizi pubblici e i diritti dei lavoratori dei settori da privatizzare.
Si sono poste le condizioni per affrontare un nuovo
assetto della contrattazione della classificazione professionale.
Alcuni problemi aperti
Rimangono aperti problemi non secondari che hanno bisogno di ulteriori definizioni.
Tra questi una forte iniziativa che contrasti
lestensione della precarizzazione nelle pubbliche amministrazioni, affrontando il
tema di una nuova disciplina degli accessi che non metta in discussione il vincolo
costituzionale, ma che impedisca che proprio per tale vincolo (il concorso) le
inadempienze delle pubbliche amministrazioni, che in altri settori determinano la
trasformazione del rapporto di lavoro da determinato a indeterminato, non siano
sanzionate. Nel solo 2001, vi sono nelle pubbliche amministrazioni almeno 210.000
attivazioni di lavoro atipico e precario, ad esclusione delle co.co.co. Il punto è
favorire la stabilizzazione senza violare la norma costituzionale.
In questa stagione contrattuale non si è
ancora posto il tema del rapporto tra il contratto collettivo nazionale di lavoro e
la riforma del Titolo V attuale e quella che potrebbe esservi qualora lo sciagurato
disegno di riforma della Costituzione proposto dal governo andasse in
porto. Confermiamo la competenza esclusiva della legge statale per quanto attiene le
tematiche relative al rapporto di lavoro, al sistema di contrattazione, al sistema
di rappresentanza e al meccanismo di validità erga omnes che rientrano nel campo
dellordinamento civile.
Questo assunto dovrà valere anche nel possibile nuovo quadro istituzionale, nel quale le
previsioni leghiste sul passaggio di istruzione, organizzazione sanitaria e polizia
locale, non possono mettere in discussione luniformità delle prestazioni garantite
dallo Stato e quindi lo stesso contratto nazionale che anzi assume una valenza unificante
sul piano delle regole contrattuali, dei contenuti normativi e retributivi che riguardano
gli addetti e i cittadini che fruiscono dei servizi; mentre la contrattazione
integrativa, come definita ad esempio nel contratto della sanità, dovrà essere
esercitata n modo da coniugare il ruolo del contratto nazionale con la competenza
esclusiva legislativa e regolamentare dei governi regionali e locali in tema di
organizzazione stabilita dallattuale Titolo V ; sempre in questo ambito il nuovo
equilibrio delle competenze tra Stato, Regioni e Autonomie locali, reclama lesigenza
di definire un sistema contrattualizzato di regole generali che riguardino la
ricollocazione delle competenze e delle risorse umane.
Considerazioni conclusive
La stagione contrattuale si è caratterizzata per una profonda unità sindacale
nelle proposte, nelle lotte e nella gestione dei tavoli contrattuali.
Sicuramente influisce il particolare meccanismo,
concordato tra le organizzazioni sindacali e definito nella legge, di accertamento della
rappresentatività (iscritti e risultati riportati nelle elezioni delle Rsu) delle
organizzazioni sindacali, ma anche di maggioranze necessarie per poter firmare
il contratto di lavoro. Ciò che rende forte il processo di unità sindacale è la
profonda condivisione del sistema contrattuale e dellidea politica sottesa: il
contratto nazionale come sede della solidarietà e delluniformità dei diritti dei
lavoratori e la contrattazione aziendale nella quale coniugare le esigenze degli addetti
con i diritti dei cittadini utenti ad avere servizi efficaci nelle prestazioni ed
efficienti nelle modalità.
Unidea alternativa
Unidea politica che è totalmente alternativa a quella espressa dal governo e che
rende forti e ben radicate le organizzazioni sindacali.
Nel corso di questa stagione contrattuale si procederà al rinnovo delle Rsu. Nel comparto
scuola ciò è già avvenuto, producendo un risultato che ha sconvolto antiche
credenze. Le liste confederali hanno avuto un successo e tra queste i lavoratori e
le lavoratrici hanno avuto fiducia nelle liste della Cgil scuola che hanno premiato
per la sua battaglia in difesa della qualità del sistema di istruzione pubblico e
dei dei diritti di lavoratori e lavoratrici della scuola messi pesantemente in discussione
dalla dissennata politica di destrutturazione del sistema formativo portata avanti dal
ministro Moratti.
Nuovi appuntamenti elettorali attendono ora
tutti gli altri comparti pubblici e, arriveranno positivi segnali di adesione dei
lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego alle politiche sindacali della Cgil e
dei sindacati confederali.
(Rassegna sindacale, n.9, marzo 2004) |