Sincobas

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ATA ex enti locali: il naso della CGIL scuola è sempre più lungo

 

Fa un certo effetto vedere come alcuni sindacati della scuola, incuranti delle proprie responsabilità nell’annosa vicenda degli ATA ex enti locali, possano, senza pudore, raccontare bugie sui loro siti internet facendo leva sulla disinformazione che essi stessi hanno alimentato per coprire le proprie malefatte.

Tra tutti, su questa vicenda,  si distingue in particolare la CGIL che, commentando l’ennesima sentenza che restituisce il diritto al riconoscimento integrale dell’anzianità maturata negli enti di provenienza,  ha la sfrontatezza di scrivere “Avevamo ragione noi”!!.

 

Siamo costretti, nostro malgrado, a tornare sulla questione per la semplice ragione che i 76.000 ATA trasferiti dal 1.1.2000 dagli enti locali allo Stato sono ancora in attesa di vedere risolta la vicenda che ha regolamentato quel passaggio.

 

Senza ricostruire nel dettaglio tutti i passaggi, vogliamo fissare alcuni elementi essenziali che smascherano l’ipocrisia di chi (Confederali e SNALS) vuole giocare contemporaneamente a fare il ladro e il poliziotto.

 

1 gennaio 2000: 76.000 ATA in servizio presso gli enti locali vengono trasferiti in modo coatto allo Stato in applicazione della legge 124 del 1999. All’art. 8 detta legge prevede che al personale interessato dal trasferimento venga garantito il riconoscimento giuridico ed economico dell’anzianità maturata nell’ente di provenienza.

 

20 luglio 2000: CGIL-CISL-UIL e SNALS firmano un accordo sindacale che “stravolge” il dettato legislativo e, grazie ad un “creativo” meccanismo (la cosiddetta temporizzazione”), riconosce agli ATA in questione una minore anziantità rispetto a quella effettiva. Una decurtazione che, nel caso di lavoratori con una consistente anzianità, va anche oltre i 10 anni.

 

Fine luglio 2000 : Il Sincobas denuncia la truffa sottesa all’accordo che confederali e SNALS “spendono” come un grande risultato e che comunicano ai lavoratori accompagnadolo con esclamazioni del tipo: FINALMENTE! ERA ORA!

 

Erano gli anni dei Governi di centro-sinistra, per la precisione del II° governo Amato con Tullio De Mauro all’Istruzione. Anni in cui, in ossequio alla politica del “contenimento della spesa pubblica”, Confederali e SNALS decidono di “sacrificare” il diritto dei 76.000 ATA a vedersi riconosciuta integralmente la propria anzianità.

Un bel risparmio per le casse dello Stato, una perdita salariale secca per gli ATA che da una parte perdono la produttività collettiva che avevano da contratto negli enti locali di appartenenza (anche più di 3 milioni di lire all’anno) oltre a numerose indennità non presenti nel contratto della scuola (turno, rischio, mensa,  ecc.)  e dall’altra vengono inseriti negli scaglioni di anzianità più bassi di quelli corrispondenti all’anzianità effettiva in difformità da quanto previsto dalla legge.


In termini più espliciti, CGIL-CISL-UIL e SNALS nel luglio 2000 firmano un accordo sindacale in violazione di una legge dello Stato con grave danno economico proprio per i soggetti che sarebbero tenuti a tutelare al tavolo delle trattative: gli ATA.

Non paghi di questa incredibile truffa, si rifiutano di far votare l’accordo alle lavoratrici e ai lavoratori. Una pratica già diffusa in molti comparti ed oggi diventata ormai la regola. La recente vicenda degli autoferrotranvieri in questo senso è da manuale.

Nei mesi seguenti il Sincobas invita i lavoratori interessati a non arrendersi e comincià così la lunga marcia che porta alla  contestazione dell’accordo truffa nelle aule dei tribunali.

 

5 marzo 2002: 270 ATA di Milano e provincia, difesi dagli avvocati del Sincobas, vincono la prima causa collettiva a livello nazionale. Il Tribunale di Milano riconosce nei fatti l’illegittimità dell’accordo sindacale del 20 luglio 2000 sulla base del quale le varie scuole avevano elaborato i decreti individuali di inquadramento nel nuovo comparto “sacrificando” parte dell’anzianità dovuta PER LEGGE.

 

La sentenza di Milano riapre la speranza dei 76 mila ATA: sia di quelli in attesa di sentenza che di quelli che non avevano fatto ricorso perché timorosi di perdere.

 

Il moltiplicarsi delle cause e la pressione degli stessi iscritti ai sindacati firmatari della truffa inducono in particolare la CGIL, ma gli altri seguiranno a ruota, a cambiare le carte in tavola.

Un ulteriore elemento, non irrilevante, permette di cogliere meglio il senso di tutta questa “sorprendente” vicenda. Ha a che vedere con l’approccio politico-ideologico che caratterizza i sindacati confederali e autonomi a seconda del colore dei governi in carica. Nel 2001 infatti il governo “amico” in particolare della CGIL, ma non solo, era stato sostituito dal governo di centro-destra di Berlusconi.

Quello che si era concesso al Governo Amato non necessariamente doveva a quel punto essere concesso anche al nuovo governo che si stava rivelando un po’ meno “amico”.          

Con una “originale” inversione di rotta, anche la CGIL comincia così a presentare alcune cause (cosiddette pilota) senza mai ammettere le proprie responsabilità dirette nella vicenda.

 

La bandiera degli ATA ex enti locali viene così raccolta da terra ma ancora una volta, per salvare capra e cavoli, si continuano ad ingannare i lavoratori per non ammetere una scomoda verità. I sindacati firmatari della truffa presentano cause per conto dei “truffati” ma non tolgono la loro firma dall’accordo che quella truffa ha originato.  

 

La faccia tosta di questi signori è tale che giungono ad affermare, come detto sopra: “Avevamo ragione noi”!!!. E questo proprio commentando una recente sentenza che “disapplicando l’accordo sindacale del 20 luglio” ripristinava il diritto al riconoscimento dell’anzianità effettiva nei confronti degli ATA ricorrenti.

 

E’ notizia di questi giorni:  il 3 febbraio è stato respinto l’Appello del Ministero dell’Istruzione contro la sentenza del Tribunale di Milano-Sezione Lavoro del 5 marzo 2002 e confermato il diritto dei  270 Ata ricorrenti al riconoscimento integrale dell’anzianità maturata nel loro ente di provenienza con pagamento degli arretrati a decorrere dall’1.1.2000.

 

La conferma in appello della sentenza è un segnale positivo per proseguire nell’affermazione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici troppo spesso calpestati dai vecchi come dal nuovo governo.

 

Il Sincobas, nel ribadire la propria autonomia da partiti e da governi di qualsiasi colore, intende proseguire nel sostegno degli ATA che, forti di questa ultima decisione, intendessero avviare solo ora la causa.

Al tempo stesso ritiene che un coordinamento dei 76.000 lavoratori interessati alla vicenda e la costruzione di iniziative sindacali autogestite dal basso che ripropongano in termini sindacali il problema potrebbe essere un valido supporto, se non proprio un’alternativa, al ricorso alle aule dei Tribunali. Uno sciopero vero, costruito scuola per scuola, potrebbe riportare alla ribalta la questione. I confederali e lo SNALS non lo proporanno mai. Tocca ai lavoratori interessati decidere se vogliono diventare i veri protagonisti dell’iniziativa sindacale o se si accontentano di “sperare” che chi li ha fregati trovi per loro la soluzione.  

 

Sincobas-Comparto Scuola