SEMINARIO NAZIONALE LAVORO SOCIETA’- cambiare rotta FLAI CGIL

 

DOCUMENTO CONCLUSIVO SUL DECLINO DEI REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE, ALCUNE RIFLESSIONI SUL FUTURO MODELLO CONTRATTUALE E SULLE POLITICHE DELLA FLAI

 

Alla luce delle analisi e del dibattito che si sono sviluppate nei due giorni del seminario, le compagne ed i compagni dell’area programmatica Lavoro Società intendono, con il presente documento, dare un contributo di analisi e proposte per la individuazione di un modello contrattuale che deve necessariamente superare l’impianto contenuto nell’accordo del 23 luglio ’93 e su alcune importanti questioni della categoria.

Gli anni ’90 hanno rappresentato un progressivo impoverimento delle retribuzioni che non hanno retto il confronto con l’aumento del costo della vita.

Ad essere penalizzati sono stati soprattutto le fasce più deboli del Paese a partire dalle professionalità più basse e dai settori produttivi da sempre ritenuti, a torto, marginali (agricoltura, forestazione, ecc.).

Il nuovo modello contrattuale deve, pertanto, mettere al centro le politiche salariali e deve avere la seguente articolazione:

1.      riconferma dei due livelli di contrattazione, ribadendo la centralità del contratto nazionale e il suo rafforzamento;

2.      individuare un meccanismo automatico di recupero tra l’inflazione programmata e quella reale uguale per tutti;

3.      prevedere un recupero della produttività a livello nazionale. 

Il secondo livello di contrattazione (oltre ad estenderlo per i comparti oggi scoperti) deve prevedere il consolidamento di quote dei premi attuali.

Inoltre, nei prossimi rinnovi degli integrativi, i parametri di riferimento per la determinazione dei premi, non devono essere vincolati alla redditività e ad altri indici di bilancio che non possono essere controllati, preferendo ad essi parametri  legati alla produttività. Infine non devono esserci quote di premio legate alla presenza.

Diventa sempre più decisiva la questione della democrazia. I lavoratori vanno chiamati al voto sui contratti e sugli accordi che la CGIL stipula.

Durante il seminario sono emerse profonde preoccupazioni anche in merito all’attacco che il governo intende portare al sistema pensionistico italiano. Pertanto la CGIL deve subito chiedere a CISL e UIL di proclamare un nuovo sciopero generale per fermare il Governo. Nel caso non si raggiunga un coinvolgimento delle altre due confederazioni, la CGIL deve decidere, nel suo prossimo comitato direttivo nazionale (16-17 febbraio), la proclamazione dello sciopero generale anche da sola.

Sulle forme di lotta la CGIL deve aprire una riflessione sul proprio modello organizzativo al fine di individuare anche nuove forme  che le consentano di reggere il duro scontro in atto. 

Nella seconda giornata sono stati affrontati temi più specifici della categoria.

Le compagne ed i compagni di Lavoro Società chiedono alla FLAI un profondo impegno su alcune questioni che ritengono di centrale importanza per l’Organizzazione e per le sue politiche contrattuali.

In particolare, dalle riflessioni sui dati, è emersa la necessità di aggredire una situazione consolidata nell’agricoltura fatta di una grande diffusione del lavoro nero e di sotto salario. Occorre riportare il lavoro al centro del dibattito della categoria. La FLAI deve lanciare una straordinaria campagna di radicamento nelle imprese agricole fatta di adesione diretta tramite delega sindacale di tutti i lavoratori e di elezioni di RSU in tutte le aziende agricole.

Partire con un obiettivo minimo per quest’anno:  TRE  NUOVE  RSU  elette per ogni territorio.

Occorre poi darsi un altro obiettivo di lungo termine: riportare il Contratto nazionale con aumenti salariali uguali per tutti e i Contratti provinciali al loro originale e vero ruolo di integrativi. Questo obiettivo si raggiunge nel tempo, aprendo spazi negoziali e contrattuali dal basso nei luoghi di lavoro, utilizzando come leva proprio le elezioni delle RSU e il radicamento.

Rilanciare su vasta scala la lotta al caporalato.

Il fenomeno della immigrazione di lavoratori ha ormai assunto per la nostra categoria proporzioni rilevanti soprattutto nel settore primario, ed è destinato a crescere ulteriormente in considerazione della sempre crescente difficoltà al reperimento di manodopera locale e al progressivo invecchiamento della stessa. Ciò fa della nostra categoria una delle più esposte al fenomeno, va, pertanto accolta favorevolmente la decisione della segreteria nazionale che ha provveduto in questi giorni alla nascita del dipartimento dei migranti. Un primo passo importante per sensibilizzare e coordinare su tutto il territorio del paese, l’azione fondamentale che la Flai potrà esprimere per la realizzazione di corrette e coerenti politiche migratorie, e per attivare azioni che aiutino i processi di convivenza con i lavoratori stranieri.

Nell’industria alimentare, dopo i casi Cirio e Parmalat, bisogna ormai prendere atto che ci si trova di fronte ad un sistema nel quale vi è un perverso rapporto industria-finanza che induce la crescita dimensionale delle aziende senza spendere un centesimo.

Ci troviamo di fronte ad un capitalismo senza capitali, pericolosissimo per l’apparato industriale italiano. La FLAI deve cominciare a denunciare con forza questo sistema, facendolo pesare anche sul piano del confronto con le aziende.

La veloce crescita delle aziende ha delle inevitabili ricadute sulle organizzazioni e più in generale sul lavoro. Le RSU devono riappropriarsi del controllo dell’orario, dei carichi e ritmi di lavoro. Devono riappropriarsi della loro titolarità nella contrattazione anche a livello di gruppo. Va abbandonata la pratica della “ristretta” infinita con la quale si svolgono intere contrattazioni.

Occorre, infine, impegnare le aziende alla responsabilità etica e sociale estendendo, anche tramite contrattazione, la loro adesione alla certificazione SA8000.

Nel comparto della forestazione occorre privilegiare gli aspetti relativi alle politiche salariali, in quanto i redditi del settore risultano tra i più bassi d’Europa, e nei contesti territoriali del Mezzogiorno pongono i nuclei familiari degli operai idraulico-forestali al di sotto della soglia di povertà. Riteniamo, inoltre, che l’attività protettiva, intesa come difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, acquisti maggiore valenza nelle politiche forestali del comparto, prevedendo per i lavoratori percorsi formativi innovativi, e soprattutto il superamento delle rilevanti fasce di precariato che  ancora caratterizzano il settore.

Riccione 5 febbraio 2004           LAVORO SOCIETA’ – cambiare rotta FLAI - CGIL