| COMMENTO La nuova sfida della Fiom di Loris Campetti ("Il Manifesto" del 1 febbraio 2004). Sono stati anni importanti quelli che, dall'ultimo congresso, hanno
visto la Fiom in prima linea a sostenere una battaglia difficile, a volte in solitudine
rispetto all'insieme delle organizzazioni sindacali e nel silenzio della parte
maggioritaria della sinistra, sotto l'attacco concentrico dei padroni e del governo. Al
suo fianco, la Fiom ha sempre avuto la stragrande maggioranza dei lavoratori con i quali
ha condiviso le lotte e, persino, la sensibilità. Delle vecchie tute blu e dei giovani
precari. Spesso in solitudine ha dovuto fronteggiare le conseguenze di contratti e accordi
separati firmati con le controparti dagli altri sindacati di categoria. E l'ha fatto non
in chiave resistenziale, portando a casa qualcosa come 450 precontratti con altrettante
aziende metalmeccaniche. Oppure, ed è cronaca d'oggi, ha tenuto testa all'attacco
all'istituto stesso del contratto nazionale. Una volta avremmo scritto che la Fiom si
batte per l'insieme del mondo del lavoro e per la difesa della democrazia (ricordate il
principio una testa un voto?). Forse, in qualche misura, è vero ancora adesso. Infine, la
Fiom ha dovuto far fronte a una grave perdita, di quelle che lasciano il segno: Claudio
Sabattini. E' del tutto normale che il segretario Gianni Rinaldini abbia chiesto al suo
comitato centrale di anticipare la data del congresso nazionale. In un quadro radicalmente
modificato, con la fine della politica dei redditi e la cancellazione degli accordi del 23
luglio `93 per altrui volontà, la concertazione non esiste più. Secondo la maggioranza
della Fiom non avrebbe più ragion d'essere, non è riesumabile e bisogna invece costruire
le condizioni per arrivare nuove regole, a un nuovo patto condiviso. Mentre prosegue
l'attacco al contratto nazionale e si favoleggia di «moderne» gabbie salariali, la Fiom
pensa che questo istituto vada invece rafforzato perché solo così si può difendere il
principio di uguaglianza e solidarietà dei e tra i lavoratori. Senza dimenticare che nel
frattempo è passata la legge 30 che frantuma l'universo lavorativo e lo piega al primato
del mercato e ai diktat delle aziende. Senza dimenticare che la questione salariale è
diventata esplosiva. |