| Darwin? «Una diceria». Secondo la signora Kathy Cox, responsabile
della pubblica istruzione dello Stato americano della Georgia, la teoria dell'evoluzione
«solleva reazioni negative» tra gli alunni. Di conseguenza il suo insegnamento «rende
più difficile il lavoro dei professori in prima linea». Quale linea? Quella della
demarcazione tra la scimmia e l'uomo, s'intende. Che per la destra oscurantista americana
è diventata un'autentica trincea. Risultato, lo scienziato britannico è scomparso dai
libri di testo della Georgia. Nel 2000 era toccato al Kansas, dove, oltre a Darwin,
anche la teoria del "big bang" venne cancellata dai programmi ministeriali. Le
frange più estreme della Chiesa metodista volevano sostituirla a pié pari con il Libro
della Genesi. Cose dell'altro mondo. Lo scrittore anglo-iraniano Sulman Rushdie
(condannato a morte da un altro, speculare, fondamentalismo) scese in campo, affermando
con amara ironia, che «la luna, anche quella del cielo del Kansas, non è fatta di
groviera». Poi, fortunatamente, ci fu un'indignata rivolta degli stessi insegnanti che
costrinse le autorità a ritornare sui propri passi. Ma una crociata è una crociata.
Così, in Alabama, nei compendi liceali la ricostruzione darwiniana viene definita
«un'ipotesi sostenuta da alcuni studiosi», mentre nell'Oahio i professori di biologia
sono obbligati ad insegnare le "prove" che certificano l'infondatezza di quella
ricostruzione e così via.
A destra di dio
E' una battaglia tenace, che viene da lontano, dal cuore del populismo religioso che
ribolle nell'America profonda, «più metodista che calvinista o presbiteriana, più
battista che anglicana. Non bisogna dimenticare che la stessa espressione
"fondamentalismo" nacque in California nel 1910 derivata dal nome della rivista
cristiana Fundamentalism», come scrive Patrice Higonnet in un bell'articolo pubblicato
dal quotidiano francese Libération, in cui però ne viene sottolineata la natura
minoritaria nella formazione culturale della nazione americana. Anche le ideologie più
regressive, che impastano nazionalismo e cristianesimo, populismo e fanatismo evangelico,
fin dai tempi di Tocqueville sono sempre rimaste sullo sfondo di un paese attraversato da
una forte anima liberale (in alcuni casi persino libertaria), postmoderna e progressista.
Incarnata dalle élites urbane di New york, Boston, San Francisco, Los Angeles, Seattle,
anche nel contraddittorio insieme di intellettuali contestatori e uomini d'affari, artisti
e ceto politico capitalista, classe dirigente democratica ma anche repubblicana. Un
ritratto antropologico che per tre secoli ha accompagnato la biografia
"nordista" della nazione relegando nel sottosuolo "sudista" le
pulsioni regressive e intolleranti della destra ultrareazionaria, la cui natura è rimasta
a lungo, per così dire, sovrastrutturale nel paesaggio nordamericano.
Ma ora queste tendenze consolidate sembrano subire un rovesciamento. Da alcuni decenni
il populismo religioso ha incontrato una sponda politica in grado di mettere in valore la
sua vocazione egemonica nella società. E la lotta alle teorie di Darwin è sempre stata
un terreno d'elezione per disputare la crociata. Se per le destre europee gli insegnamenti
dello scienziato costituivano "l'anticamera del marxismo", la guerriglia
spirituale dei loro omologhi americani vola molto più basso: il problema non è il
materialismo storico ma l'ateismo, l'irreligiosità delle dottrine evoluzioniste. Già nel
marzo del 1981, il candidato Ronald Reagan predicava l'insegnamento del racconto bibblico
come alternativa ai precetti dell'"Origine della specie". Nel 1999 George. W.
Bush, anch'egli in piena campagna presidenziale, ha ripreso il ritornello, sottolineando
la continuità "culturale" con il celebre ex presidente-attore. Per giustificare
il ritorno tra i banchi di scuola delle più ardite suggestioni creazioniste si parlò di
«pluralismo nell'insegnamento». I zelanti chierici del ministero dell'educazione hanno
colto l'occasione di radiare, con l'implicita benedizione di Washington, le scorie
evoluzioniste dai corsi impartiti alle nuove leve dell'America bianca, ma soprattutto
cristiana. Atti che suscitano l'indignazione di molti esponenti della comunità
scientifica, ma anche diffusi consensi tra le famiglie, a testimonianza che la
composizione ideologica del paese è radicalmente mutata, perché è mutato il rapporto di
forza.
La sponda politica
Un fenomeno che le attuali classi dirigenti hanno intercettato con estrema abilità. E
in fondo senza grandi sforzi, essendone culturalmente contigue. Alle ultime elezioni
presidenziali il comportamento dei "white evangelical protestant"(un terzo del
corpo elettorale statunitense) è stato significativo: se solo il 15 % dei suffraggi
raccolti dal candidato democratico Al Gore proveniva da quel bacino, la base elettorale
del texano Bush, schietto interprete della tradizione del fondamentalismo protestante, era
costituita da "white evangelical". Rifiuto della modernità, rigetto delle
conquiste civili degli anni '60, dalla liberalizzazione dei costumi sessuali
all'acquisizione dei diritti civili per gli afro-americani, passando per la sempreverde
vulgata anticomunista, la reciproca attrazione tra il vertice e la base si nutre di
elementi simili. Ma l'operazione del "clan Bush" non si ferma qui; alla Casa
Bianca non governa soltanto una casta di talebani invasati. Lo sguardo dei
"neocons" non guarda al passato come accade a tutte le avanguardie decadenti, ma
è rivolto verso l'avvenire. La guerra infinita, dichiarata unilateralmente dagli Stati
Uniti dopo l'11 settembre, riposa sì su un fondo oscurantista, ma allo stesso tempo
costituisce un tratto distintivo della modernità, presentandosi a casa dei malcapitati
destinatari con il volto della più raffinata tecnologia militare.
Il nuovo modello culturale americano tiene assieme, modernizzazione e regressione,
religiosità e pragmatismo politico. Non più dimensioni contrapposte della vita sociale e
politica, ma elementi complementari di un unico progetto egemonico. Che se nei sui punti
"alti" bombarda i crudeli saraceni, in quelli "bassi" o più domestici
propone il metaforico rogo per le letture colpevoli di allontanare la gioventù dalla
Verbo di Dio, Darwin in primis.
Come se l'involuzione della specie dovesse culminare beffardamente in una gara di
freccette tra cow-boy alticci in un saloon del Minesota. Con la fotografia di sir Charles
apposta sul bersaglio, come un Osama bin-Laden qualsiasi.
Daniele Zaccaria
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