| Denunciata la mancata sicurezza delle
ferrovie.
In
quattro perdono il posto.
Licenziati
per aver parlato. A Report
da Liberazione di Castalda Musacchio
Sette provvedimenti disciplinari che si sono conclusi con quattro licenziamenti. A perdere
il posto quattro ferrovieri "rei" di aver collaborato alla realizzazione della
trasmissione Report per quel servizio sulla carenza di sicurezza delle ferrovie italiane
andata in onda su Raitre il 7 ottobre scorso che scatenò una serie di reazioni e
polemiche pesantissime accompagnate da una richiesta danni da parte di Trenitalia di 26
milioni di euro. I lavoratori colpiti sono un macchinista di Savona, un capotreno di
Imperia che lavora a Genova, un altro macchinista del capoluogo ligure e un capotreno di
Acqui, questi ultimi due dipendenti del compartimento di Torino. La notizia è finita ieri
in prima pagina sul Secolo XIX. Diffusa dalla mailling list di "ferrovie in
lotta" e da "Indymedia" riguarda provvedimenti presi più di un mese fa. La
motivazione ufficiale di Trenitalia contro i lavoratori "epurati" è quella di
aver violato le norme di sicurezza. I ferrovieri sarebbero accusati di aver fatto salire
sui locomotori senza autorizzazione giornalisti e "telecineoperatori" di Report,
di aver rallentato il convoglio per consentire le riprese televisive dentro una delle
tante gallerie incriminate (la Torino-Savona), di aver ritardato o addirittura bloccato il
convoglio che ospitava i giornalisti di Raitre. Sta di fatto che il servizio di Report era
girato con l'uso di voci "criptate", con immagini sfocate per non consentire
l'identificazione dei ferrovieri testimoni del reportage. Per "pescare" proprio
quei ferrovieri, l'azienda ha avviato un vero lavoro di investigazione interna.
Addirittura, per riuscire a scovarli - come fa notare il giornalista Marcello Zinola del
Secolo XIX - «come nel caso delle immagini della Savona-Torino, gli 007 delle ferrovie
hanno riconosciuto il tipo di "materiale rotabile nel modello Ale 724" che
percorre due volte al giorno la linea e il personale di servizio». «Incredibile», è il
primo commento di Raniero Casini del Sult-ferrovie. «Dietro i licenziamenti c'è solo un
preciso disegno strumentale che mira a reprimere ogni forma di dissenso. Per il 20 abbiamo
già in conto quattro ore di sciopero in Toscana dalle 11 alle 15 e inseriremo anche
questi licenziamenti tra i vari motivi della nostra mobilitazione. Ma proporremo alle
altre organizzazioni sindacali uno sciopero nazionale contro decisioni assurde e
paradossali». «Le motivazioni aziendali sono molto imprecise - aggiunge Giulio Moretti,
segretario generale aggiunto dell'Orsa -. Stiamo valutando le iniziative da prendere e, se
il tutto è avvenuto come sembra, saremmo di fronte a un vero e proprio atto repressivo e
inaudito». Dai "ferrovieri in lotta" circolano altre notizie e anche precise
accuse. «La Filt Cgil - si legge in un comunicato diffuso dalla rete - è a conoscenza da
tempo della cosa ma non l'ha mai divulgata». La replica della Filt Cgil è affidata a
Guido Fassio dalle pagine del Secolo XIX. «La trasmissione ha denunciato fatti e
situazioni che sono all'ordine del giorno delle iniziative sindacali. I lavoratori non
sono soli. Abbiamo investito della vertenza le segreterie nazionali». Da Trenitalia
sarebbero partite ben 13 lettere di licenziamento per altrettanti ferrovieri
"colpevoli" di aver rilasciato dichiarazioni e interviste ai giornalisti di
Report. Lo conferma un ex Rsu ora purtroppo "messo a tacere" da altre
intimidazioni aziendali. «Ormai è chiaro l'atteggiamento adottato da Trenitalia. Si
tratta di una vera rappresaglia e con quel che è accaduto - dice l'ex sindacalista -
viene attaccata non solo la libertà d'espressione ma anche quella sindacale. Il problema
che nessuno denuncia è un altro: questo è solo uno dei tanti risultati delle politiche
di privatizzazione dei servizi. Come gli incidenti numerosi che continuano a verificarsi.
Dietro la privatizzazione ci sono interessi enormi sui quali ferrovieri e cittadini non
possono intervenire. Ci sono 25 società di trasporto private pronte a scendere in campo
sulla rete ferroviaria nazionale. E chi ci rimetterà? Naturalmente i lavoratori e la
sicurezza». Milena Gabanelli, conduttrice della trasmissione di Raitre, aggiunge:
«Comprendo che un'azienda non ami che i suoi dipendenti rilascino dichiarazioni contro di
lei. Ma in ballo c'è una questione ben diversa che è la sicurezza. Gli incidenti sulla
nostra rete ferroviaria si verificano o no? E ai lavoratori licenziati è stato contestato
quanto riferito in trasmissione? No. E' stato contestato il fatto che hanno fatto entrare
in cabina una giornalista. Ma non è vero che sono stati loro a farla entrare. Giovanna
Corsetti (l'autrice del servizio, ndr) è una professionista ed è entrata spontaneamente
in quella cabina facendo solo il suo mestiere: delle domande, tutto qui».
vendredi 9 janvier 2004
:
REPORT RAI LICENZIA 13 FERROVIERI

la Filt -
Cgil (almeno in Liguria) è a conoscenza da tempo della cosa ma non l'ha mai divulgata ed
ovviamente si è guardata bene dal chiamare i lavoratori alla lotta, contando forse di
interne.
Questa
mattina abbiamo saputo da una compagna dell'assistenza a terra di Genova Brignole che 2
colleghi (un capotreno di Acqui Terme e un macchinista di Asti) sarebbero stati posti, da
Trenitalia, in...sospensione indeterminata ( !) per aver rilasciato interviste nel
corso della trasmissione Report di qualche mese fa.
Ci siamo
immediatamente attivati ed abbiamo scoperto che :
1 - dal
Gruppo FS sono partite 13 lettere di licenziamento per altrettanti ferrovieri
"colpevoli" di aver rilasciato interviste nel corso della trasmissione
Report ;
2 - che la
Filt - Cgil (almeno in Liguria) è a conoscenza da tempo della cosa ma non l'ha mai
divulgata ed ovviamente si è guardata bene dal chiamare i lavoratori alla lotta, contando
forse di risolvere il problema per vie interne.
Le
rappresaglie del Gruppo FS contro i lavoratori continuano ed anzi aumentano di intensità
ed in gravità. La posizione dei sindacati di stato - in primis della Filt - Cgil - è
cercare di minimizzare, coprire, mediare, in ogni caso non mobilitare, come dovrebbero ben
fare, i ferrovieri.
La rete dei
Ferrovieri in lotta si è mossa per tempo denunciando l'insostenibilità della situazione,
costituendo un osservatorio sui provvedimenti disciplinari e proponendo le casse di
resistenza. E' chiaro che i ferrovieri non hanno altra scelta, di fronte all'odiosa
repressione aziendale ed all'irresponsabilità (per essere benevoli...) dei sindacati di
stato, che l'autorganizzazione. L'anno nuovo è cominciato e per noi si annuncia già come
un anno di lotta dura. Gli autoferro stanno conducendo una battaglia esemplare, ci
insegnano come si fa. Noi dobbiamo costruire l'autorganizzazione, così come abbiamo
cominciato a fare il 4 dicembre.
E'
necessario contattare i colleghi colpiti, divulgare al massimo la notizia dei 13
licenziamenti, organizzare scioperi e presidi, convocare conferenza stampa, chiedere
interrogazioni parlamentari. Fare tutto quanto è in nostro potere per contrastare questi
provvedimenti infami.
Da
lUnità del 9 gennaio 2004 pagina 13
Accusa
paradossale: avrebbero violato proprio le norme di sicurezza. In particolare, un
macchinista avrebbe fatto rallentare il treno per facilitare le riprese
Quattro lavoratori cacciati per aver denunciato a «Report» la scarsa sicurezza delle
ferrovie
Tre su quattro sono iscritti al sindacato Secondo lazienda avrebbero anche alterato
la «scatola nera»
Corsetti, la giornalista che ha realizzato la puntata: «È solo una scusa per tagliarli
fuori tutte le accuse sono inventate»
La curatrice del programma Gabanelli: «Quelle lettere di licenziamento sembrano un
dispaccio del Ventennio»
ROMA Sbattuti fuori per aver fatto salire a bordo di un treno i giornalisti e operatori di
Report - la trasmissione di Raitre diretta da Milena Gabanelli - per realizzare uninchiesta
dedicata al trasporto ferroviario trasmessa poi il 7 ottobre scorso. La puntata - firmata
da Giovanna Corsetti e Sandro Tomà - era intitolata «Puntuale come un treno». Proprio
come linequivocabile raccomandata con lettera di licenziamento - «per giusta
causa» secondo lazienda - che Trenitalia ha fatto recapitare a suoi 4 ferrovieri:
un macchinista di Savona, un capotreno di Imperia che dipende dal compartimento di Genova,
un macchinista di Alessandria e un capotreno di Acqui, entrambi del compartimento di
Torino. Dei quattro licenziati, tre sono iscritti alla Cgil e alla Cisl. La notizia è
stata anticipata ieri dal Secolo XIX di Genova. Ma i «tagli» risalirebbero a dicembre: i
sindacati avrebbero scelto il basso profilo per cercare una mediazione con lazienda.
La sicurezza delle opinioni
Il verdetto di Trenitalia, dopo un«indagine» iniziata allindomani della
messa in onda, recita: violazione delle norme di sicurezza. Già: Trenitalia non punta
contro le testimonianze rese dai suoi dipendenti davanti alle telecamere, a descrivere gli
empasse del sistema binario dItalia - segnali invisibili, gallerie buio pesto, come
ripreso da Report. No, i capi daccusa si aggrappano alle «infrazioni» commesse dai
ferrovieri, che avrebbero fatto salire sui locomotore senza autorizzazione i giornalisti e
i teleoperatori. Il convoglio - le riprese sono state effettuate il 10 luglio - sarebbe
poi stato fatto fermare in un paio di occasioni, per permettere le riprese televisive,
compresa una serie di immagini girate in un tunnel della linea Torino-Savona. Immagini in
cui si registrava linutilizzabilità dei sistemi antincendio e telefonici di
allarme. I cameramen in quelloccasione sono scesi direttamente sui binari.
Ciliegina, secondo Trenitalia: per coprire tutte queste infrazioni i ferrovieri avrebbero
anche alterato la scatola nera.
Solo una scusa
«È allucinante - commenta Giovanna Corsetti - Loro non mettono in dubbio la veridicità
dellinchiesta, in nessunmodo. La prendono a scusa per licenziare dei professionisti
mentre sanno benissimo che nessun treno è stato fermato e che le loro accuse sono
inventate. Quando questi macchinisti, che riescono a lavorare anche in condizioni
proibitive perché hanno grande esperienza e che sono il vero tesoro di quellazienda,
andranno in pensione o saranno licenziati, è facile prevedere che gli incidenti
aumenteranno. Noi abbiamo preso spunto dal dossier di Cimoli del 1997 che denunciava le
carenze in tema di sicurezza e che ha dato vita ad una task force. Da quel giorno quasi
niente è cambiato».
Il balletto Trenitalia
Reagiscono ovviamente anche i sindacati. «Unazione del genere è davvero singolare
- commenta il segretario generale della Fit-Cisl Liguria e coordinatore dei ferrovieri,
Mario Pino - . È quanto mai strano che Trenitalia attacchi persone con alta
professionalità, molti anni di lavoro alle spalle e proprio sulla sicurezza, mentre per
ogni ferroviere la sicurezza dei passeggeri viene sempre al primo posto». «Il 16 ottobre
lazienda ha avvertito di aver dato mandato ai legali di studiare eventuali passi
volti alla tutela dell'immagine dell'azienda e la correttezza dellinformazione -
continua Pino - ma non si accennava alla sicurezza. Invece il primo dicembre è arrivata
la lettera in cui Trenitalia contestava il fatto che la sicurezza sarebbe stata messa in
pericolo», in quanto il macchinista avrebbe fatto rallentare il treno per permettere alle
telecamere di riprendere meglio un tratto poco sicuro. «Il macchinista a dicembre rispose
per scritto che si era limitato a condurre il treno, mentre il secondo di macchina faceva
il suo dovere - conclude Pino - , ora il licenziamento». E mentre Ugo Boghetta,
responsabile lavoro di Prc, chiede uninterrogazione urgente a Lunardi («liniziativa
di Trenitalia appare contemporaneamente un'azione contro i lavoratori e una nuova censura
ai programmi televisivi scomodi») e il presidente della Regione Liguria Biasotti parla
del licenziamento come «decisione grave», restano le famiglie dei 4 ferrovieri. Lasciate
in mezzo a una strada, seppure ferrata.
Virginia Lori
La curatrice del programma Gabanelli: «Quelle lettere di licenziamento sembrano un
dispaccio del Ventennio»
ROMA «Non si possono scrivere cose del genere. Più che una lettera di licenziamento
sembra un dispaccio delle Ferrovie del ventennio».
Milena Gabanelli è esterrefatta, non sa spiegarsi come Trenitalia e Rfi possano aver
scritto falsità tali per arrivare a licenziare 4 persone e chiedere 26 milioni di euro di
danni a Report. Come pensa di rispondere alla richiesta di danni e ai licenziamenti
"causati" dalla vostra inchiesta?
«Loro si comportino come meglio credono. A me non interessa cosa pensano sia giusto fare
per tutelare l'immagine di Trenitialia e Rfi, ma il punto è questo: in quella inchiesta
si dicono delle balle o vengono mostrati dei fatti veri e verificati? Se non riescono a
dimostrare l'infondatezza di quello che abbiamo mostrato non capisco come possano reagire
in questa maniera assurda».
Nella lettera di licenziamento si parla di macchinisti che hanno lasciato entrare le
telecamere in cabina, di treni fermati per fare delle riprese...
«Non è assolutamente vero. Nessuno è entrato in cabina, la porta d'entrata era aperta
come sempre d'estate perché sennò li dentro si crepa dal caldo. In più nessun
macchinista ha parlato a Giovanna Corsetti mentre stava guidando il locomotore, solo il
capotreno. Non è stato fermato alcun treno, né messa a repentaglio la sicurezza dei
passeggeri per fare delle riprese. Queste sono tutte falsità».
È paradossale che i ferrovieri siano stati licenziati per aver messo a repentaglio la
sicurezza quando l'unica cosa che hanno fatto è denunciarne la mancanza. «I ferrovieri
non sono stati licenziati per quello che hanno detto. Le loro denunce non sono mai state
messe in discussione anche perché riprendono pari pari il dossier sicurezza che Cimoli
aveva commissionato nel 1997 a cui non è stato dato alcun seguito, come noi abbiamo
documentato. Non mi sembra per niente una giusta causa per licenziare delle persone».
Nelmontaggio dell'inchiesta ricorda di aver fatto dei tagli? All'azienda era stata data
l'opportunità di replicare?
«Sì, diciamo che abbiamo fatto dei tagli pietosi per non aggravare l'immagine dell'
azienda. Durante la lavorazione abbiamo incontrato più volte gli uffici stampa di
Trenitalia e Rfi, spedendo loro i filmati che mostravano i problemi e chiedendo di
replicare punto su punto. Le risposte, tutte, sono quelle mostrate nell'inchiesta. Ben
poco, ma la possibilità gliela avevamo data anche più di una volta».
La reazione dei sindacati è parsa molto "morbida". Voi nell'inchiesta
attaccavate anche loro. Che cosa ne pensa?
«Aspettiamo di vedere come si comporteranno. Certo, noi ci siamo mossi fuori da quegli
schemi: è il nostro modo di lavorare».
Massimo Franchi
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