ALCUNE OSSERVAZIONI DEL COORDINAMENTO RSU SUL DIBATTITO IN FILT CGIL:

La lettura del documento conclusivo della Filt Cgil sul contratto del Trasporto pubblico locale non fa che confermare quanto sia stato un'errore da parte della Cgil la decisione di apporre la sua firma a quell'accordo. Nessuno degli elementi utilizzati per giustificare questa decisione riesce convincente. Si dice che si è difeso il contratto nazionale ma nello stesso tempo si ammette che questo rinnovo non ha coperto neppure l'inflazione programmata. Si afferma di aver tutelato il diritto alla contrattazione di secondo livello ma la si riduce al semplice obiettivo di recuperare ciò che non si è ottenuto col rinnovo contrattuale. A conti fatti l'unica giustificazione che regge è quella di aver scelto di privilegiare il rapporto con Cisl e Uil, ma a scapito del merito contrattuale e dei compiti che derivavano dal mandato che i lavoratori avevano indicato. Anche il riferimento allo stato generale di difficoltà del settore non può essere utilizzato a giustificazione perchè tanto varrebbe affermare ed accettare che sono possibili deroghe contrattuali (locali, aziendali, regionali ecc) per cui il minimo garantito (tutela dall'inflazione) che i sindacati affermano essere stata la grande conquista della concertazione può essere non applicabile e garantito. Quello che si insiste a non comprendere è che l'accordo firmato non è solo un brutto accordo ma anche un pericoloso precedente e cedimento sul quel modello contrattuale che le controparti vogliono fare saltare da destra, verso soluzioni, appunto, aziendalistiche e territoriali e verso modelli di ulteriore divisione, compressione e subordinazione salariale all'interesse di impresa.

Non possiamo inoltre non domandarci dove sia finita la sinistra sindacale in Cgil. Il suo silenzio è imbarazzante e la "comprensione" comunque delle scelte fatte dalla Filt Cgil pone seri dubbi sulla capacità degli apparati della sinistra sindacale di essere coerenti rappresentanti di quel documento congressuale che poneva la battaglia per un cambiamento di rotta della Cgil come questione centrale e strategica. Non basta qualche balbuziente critica alle scarse quantità salariali e la richiesta di un referendum tra i lavoratori (cose per altro assunte anche dalla maggioranza). Il compito della sinistra sindacale in Cgil dovrebbe essere quello di denunciare la deriva pericolosa che si è aperta sul modello contrattuale anche grazie a questo accordo e lottare perchè la Cgil ritiri la sua firma da quell'accordo.

 

DOCUMENTO CONCLUSIVO

COMITATO DI SETTORE NAZIONALE FILT-CGIL

TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

(Roma, 30 dicembre 2003)

 

Il comitato di settore del TPL della Filt Cgil riunito a Roma il 30 dicembre 2003 per discutere della situazione sindacale esistente nel settore, a seguito dell’ipotesi di intesa sottoscritta il 20 dicembre ’03, a conclusione della discussione esprime le seguenti valutazioni e assume le conseguenti decisioni.

Nel corso della vertenza e nelle sue conclusioni sono venute in grande evidenza le enormi contraddizioni prodotte dalle scelte del Governo.

In un settore come il nostro la mancanza di una qualsiasi traccia di politica dei trasporti, l’affossamento definitivo del PGT e di tutto quello che aveva messo in campo come azione programmatica nei trasporti e nel trasporto locale in particolare, ha prodotto la crisi drammatica che ancora non trova ipotesi di soluzione.

La cancellazione di qualsiasi sede di confronto di concertazione con le parti sociali e l’attacco alla contrattazione portata da governo e Confindustria ha fatto il resto.

I due anni passati senza che si attivasse un tavolo di negoziato, la mancata risposta del governo alle reiterate richieste di intervento da parte delle Federazioni di categoria e delle Confederazioni sono l’esempio chiarissimo della prova che si è fatta in questo settore, con la distrazione colpevole delle istituzioni locali.

La grave responsabilità delle imprese e delle amministrazioni locali è stata quella di essersi prestati a questo attacco alla concertazione, al contratto nazionale, attraverso una operazione politica assolutamente fallimentare.

Il comitato di settore considera grave e non più sostenibile la situazione di crisi esistente nel TPL in conseguenza delle inadempienze del Governo, delle Regioni e degli Enti locali e della irresponsabile gestione della fase da parte delle aziende e delle loro associazioni di rappresentanza.

La crisi del settore ha condizionato pesantemente la conclusione della vertenza e può produrre danni ulteriori. 

La Filt e le altre organizzazioni sindacali hanno denunciato da molto tempo  i rischi conseguenti all’interruzione del processo di riforma.

Abbiamo chiesto a tutti di intervenire.

In molti hanno fatto finta di non sentire, lo ha fatto il Governo e lo hanno fatto le Regioni e gli Enti locali.

I problemi posti da noi erano veri,  lo stato delle cose nel settore sembra, oggi, finalmente abbastanza chiaro a molta gente che non aveva voluto sentire.

Abbiamo posto all’avvio della vertenza le due grandi questioni che hanno caratterizzato la nostra iniziativa di questi due anni: regole e risorse.

La questione delle regole è stata  posta al Governo, alle Regioni e agli Enti locali.

La questione delle risorse è stata posta agli stessi soggetti con la rivendicazione di interventi strutturali atti a garantire stabilità e certezza di flussi finanziari.

Sul trasporto locale, negli ultimi due anni,  si sono scaricate tutte le contraddizioni con le quali si è sviluppato il federalismo in materia di trasporti dopo il trasferimento di competenze dallo stato alle regioni: lo Stato ha inteso liberarsi del problema, le Regioni e gli Enti locali, stretti dalla generale carenza di risorse, hanno scelto le priorità di spesa e tra queste sicuramente il trasporto locale non è stato al primo posto.

Negli ultimi due anni, con il fallimento di tutte le promesse miracolistiche del Governo sullo sviluppo economico del paese e la conseguente mancanza di risorse per sostenere la crescita, tutto si è molto aggravato.

Non ci sono soldi e per un settore che vive, per grande parte, di trasferimenti pubblici le conseguenze sono pesantissime.

I trasferimenti dallo Stato alle regioni, che continuano a coprire la grande parte dei costi, sono fermi da cinque anni, le tariffe non  possono essere aumentate in proporzione alla carenza dei trasferimenti per il loro diretto effetto inflattivo e per il fatto che più le tariffe sono elevate più si allontanano fasce di utenza.

L’interruzione del processo riformatore, la carenza di risorse, l’assenza di una sede  di discussione sul futuro del settore hanno prodotto il risultato di una vera crisi, mai esplicitamente dichiarata.

Si è affermata una forma di federalismo incompiuto, conflittuale tra le istituzioni, figlio di una necessità politica, poco convinto e privo di regole di funzionamento efficaci.

In questa situazione le Regioni, Gli Enti locali e le Imprese del settore, hanno tentato con diverse modalità, di agire sulle due leve fondamentali che questo federalismo incompiuto ha consentito: il contenimento del costo del lavoro e il taglio dei servizi.

Il caos è ulteriormente aggravato dalla confusione esistente in Parlamento sulle regole per la messa a gara dei servizi, frutto delle contraddittorie pressioni delle lobby che rappresentano i diversi interessi in campo.

Il comitato di settore denuncia, ancora una volta l’estrema gravità della situazione e considera le Imprese e le loro associazioni primi responsabili del disastro.

Per troppo tempo, anziché sostenere un processo  che doveva cambiare in profondità il sistema imprenditoriale nel settore, hanno fatto prevalere le logiche di conservazione dell’esistente, dietro una  finta adesione al progetto di riforma.

In realtà le azioni di lobbing nei confronti del Governo, delle Regioni e dei Comuni sono state fortissime, con l’obiettivo di rallentare e se possibile far naufragare definitivamente il processo di riorganizzazione del settore.

Si tratta di una crisi vera che se non affrontata e risolta può portare al fallimento molte aziende, in tutto il paese.

L’ipotesi di accordo del  20 dicembre ’03 è maturata in questa straordinaria situazione di difficoltà dell’intero settore del trasporto locale.

La vertenza si è conclusa senza che vi sia stato negoziato tra le parti sociali.

Per due anni le imprese hanno negato la trattativa sostenendo l’impossibilità di concludere senza un intervento del Governo.

L’accordo si è concluso attraverso una specie di lodo, non richiesto dalle parti sociali, che il Governo ha deciso di proporre sotto la pressione delle Regioni e dei Comuni, finalmente usciti dal silenzio, dopo gli scioperi che hanno bloccato le città.

Il costo del rinnovo del biennio è coperto dall’accisa di 1.7 centesimi di euro per litro di benzina.

Non ci sono altre risorse per gli investimenti e per la stabilizzazione dei flussi di trasferimento, necessari per fare uscire il settore dalla crisi.

Il comitato di settore, considerate le condizioni esistenti all’atto della sigla dell’ipotesi di accordo, e la necessità di sviluppare l’iniziativa nel settore a seguito della conclusione del secondo biennio,ritiene necessario approvare l’intesa per le seguenti motivazioni:

·          l’accordo respinge l’attacco al contratto nazionale e ne conferma il ruolo nel cambiamento che interessa il trasporto locale;

·          l’accordo,  che risente delle parziali risposte del Governo, pur non realizzando per intero l’obiettivo della piattaforma,  riconosce a tutti i lavoratori del settore il secondo biennio del contratto;

·          in molte aziende, quelle piccole e quelle in difficoltà gravi di bilancio, senza il contratto nazionale non ci sarebbero state altre soluzioni possibili a tutela del reddito;

·          l’accordo si è fatto senza che le imprese abbiano previsto un intervento diretto a copertura dei costi contrattuali e questo apre spazi alla contrattazione aziendale, a partire dalle aziende che hanno dichiarato questa disponibilità;

·          dopo la conclusione dell’accordo si può aprire immediatamente la vertenza per il rinnovo del contratto quadriennale, in scadenza al 31 dicembre 2003 e questo rappresenta un successo perché è stato definitivamente respinto il tentativo delle aziende di trasferire tutto sul rinnovo contrattuale, azzerando il secondo biennio;

·          la conclusione di questa vertenza e i tanti problemi che rimangono aperti nel settore devono finalmente costringere tutti i soggetti interessati ad aprire una discussione vera sul futuro del settore, sulle regole sulle condizioni per lo sviluppo, sulle tutele del lavoro.

 

Per queste ragioni,che sono decisive per il futuro, occorre chiudere la vicenda del secondo biennio e proporre un terreno di discussione che porti in prima evidenza i problemi strutturali del settore e gli interventi necessari.

 

1.      Il comitato di settore chiede alla segreteria nazionale della Filt Cgil di promuovere immediatamente il confronto unitario con le Fit e Uilt e con le Confederazioni per avanzare a tutti i soggetti istituzionali interessati e alle controparti la richiesta dell’apertura del tavolo di confronto, previsto dall’intesa del 20 dicembre, sugli interventi di carattere strutturali necessari  per dare stabilità al settore e garanzia ai cittadini di un servizio corrispondente alle necessità, nelle grandi aree urbane e nel resto del paese.

Dalla crisi si esce se finalmente si mette mano alle regole, per dare certezza e omogeneità di comportamenti e se si stabiliscono flussi finanziari adeguati.

 

2.      Il comitato di settore considera l’apertura immediata della discussione unitaria e la tempestiva presentazione della piattaforma contrattuale per il rinnovo del quadriennio 2004/2007 la principale iniziativa da assumere per dare compimento a quanto realizzato con l’intesa del 20 dicembre, anche come sostegno di natura rivendicativa al tavolo con le istituzioni sugli assetti dl settore.

Il comitato di settore rinvia ad una successiva riunione la discussione di merito sui contenuti della piattaforma e indica le questioni principali che devono formare oggetto delle prime valutazioni unitarie:

consolidamento del ruolo del contratto nazionale nel settore, con le caratteristiche di contratto della mobilità che abbiamo affermato nel precedente quadriennio, respingendo tutti i tentativi di disarticolazione del contratto attraverso pericolosi tentativi di contratti regionali o territoriali;

 

inserimento nella piattaforma contrattuale delle rivendicazioni  che devono dare trovare la sede di discussione  di merito con le controparti, impedita dalla irresponsabile gestione del secondo biennio fatta da ASSTRA  e ANAV;

assunzione del problema retributivo delle fasce dei lavoratori più giovani come punto centrale della nuova piattaforma;

la rivendicazione contrattuale relativa agli aspetti normativi deve porre  particolare attenzione agli orari di lavoro;

rivendicazione economica che deve anche tenere conto del fatto che le controparti non hanno mai voluto discutere con il sindacato sul secondo biennio e si sono affidate all’intervento del Governo.

3.                   Il comitato di settore sollecita tutte le strutture aziendali e territoriali ad avviare, in tutte le aziende, a partire dalle grandi aree metropolitane, le vertenze aziendali di 2° livello. La conclusione del secondo biennio è avvenuta con modalità assolutamente straordinarie, le imprese si sono chiamate fuori dalla trattativa e le risorse per la conclusione del contratto sono tutte derivanti dall’accisa sulla benzina. Nello stesso tempo, considerato che  molte aziende, che non hanno impegnato risorse proprie per la copertura del secondo biennio hanno dichiarato disponibilità agli accordi aziendali,le vertenze vanno aperte subito.

4.      Per quanto riguarda la consultazione il comitato di settore ritiene indispensabile attivare una campagna straordinaria di assemblee in tutti i posti di lavoro per consentire a tutti i lavoratori di esprimere il proprio giudizio a seguito di una discussione approfondita, che faccia il massimo di chiarezza sui contenuti dell’accordo, sulle condizioni che hanno determinato la sigla dell’ipotesi d’intesa e sulle prospettive dell’intero settore.

La Filt deve proporre a Cisl e Uil questo impegno straordinario per organizzare  le assemblee e impegnare in tal senso tutte le proprie strutture territoriali.

 

5.      La consultazione si deve concludere, prima della data del 31 gennaio 2004, con il referendum.

L’espressione del voto dei lavoratori è indispensabile per affermare i contenuti dell’accordo, consolidarli e consentire di sviluppare tutte le iniziative che devono essere messe in campo nelle prossime settimane.

 

Il comitato di settore invita la segreteria nazionale a verificare con Fit e Uilt le condizioni per promuovere il referendum, che deve essere  una grande occasione  di discussione, di trasparenza e di democrazia, dopo un accordo straordinariamente difficile.

Il referendum deve essere anche una risposta a tutti coloro che vogliono usarlo come elemento di attacco alla coesione unitaria che ha caratterizzato tutta la vertenza.

Il comitato di settore respinge tutti i tentativi di trasformare la discussione intorno alle modalità di validazione in una preventiva palestra per tutti i nemici dell’unità sindacale.

Si discuta del merito e si consenta ai lavoratori di discutere attraverso assemblee partecipate e democratiche.

La grande difficoltà della vertenza e le condizioni di esasperazione che hanno caratterizzato la fase conclusiva, richiedono  il massimo impegno   e l’assunzione di responsabilità da parte di tutti.

Per queste ragioni il comitato di settore della Filt Cgil chiede a tutti i lavoratori di partecipare alle assemblee, di discutere, di farsi la propria opinione e infine di esprimere il giudizio sull’ipotesi di accordo avendo a disposizione gli elementi di valutazione necessari per  l’espressione di voto.

Approvato  con 1 voto contrario e 5 astenuti