Trasporto locale / Verso la consultazione dei lavoratori sull'accordo

I sindacati discutono: deve votare tutta 
la categoria o solo gli iscritti?

Una consultazione aperta a tutti gli autoferrotranvieri o solo agli iscritti? Un referendum vero e proprio o un'assemblea per alzata di mano? Cgil, Cisl e Uil non si sono divise al momento di firmare l'accordo sul rinnovo contrattuale del trasporto pubblico, ed è improbabile che si dividano sul modo di sottoporlo al voto dei lavoratori, ma il dibattito è fervido. Quel che è certo è che i sindacati dovranno individuare procedure il più democratiche possibile per presentare ai lavoratori del settore un accordo che a molti di loro non è piaciuto, in una situazione ancora delicata, costellata di scioperi a singhiozzo e precettazioni in molte città.

La Cgil, sia a livello di categoria sia a livello confederale, è orientata a fare un referendum tra gli "autoferro". Il segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari, afferma che "l’accordo per il rinnovo del biennio economico del contratto di lavoro degli autoferrotranvieri deve essere approvato attraverso un referendum da tutti i lavoratori del settore". Secondo Solari “tutta la vertenza, prima, durante e dopo l’accordo, è stata caratterizzata da una grande confusione di ruoli, fino al punto che alle parti sociali non è stato mai possibile svolgere fino in fondo il proprio ruolo nella trattativa”.  Per il sindacalista “il punto di equilibrio raggiunto risente pesantemente della grave crisi del settore, che non è mai completamente emersa per responsabilità delle istituzioni interessate e delle imprese. Sull’accordo - prosegue Solari – hanno pesato il precario equilibrio tra finanza pubblica e trasferimenti agli Enti locali, il federalismo incompiuto e l’assenza di protagonismo da parte delle imprese. Da questa vicenda – conclude il leader della Filt Cgil - è possibile uscire attraverso un’operazione chiarezza. I lavoratori hanno il diritto di essere informati fino in fondo attraverso una campagna straordinaria di assemblee, di discutere con i sindacati e di esprimere il loro giudizio attraverso il referendum. L’accordo prevede che la riserva deve essere sciolta entro il 31 gennaio, abbiamo quindi tutto il tempo necessario per avviare e portare a conclusione questo percorso democratico”.

Diversa l'opinione in casa Cisl. Secondo il segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, è ancora ''prematuro'' stabilire quale sara' la modalita' di consultazione, che "deve essere degli iscritti in primo luogo e poi di tutti i lavoratori con le assemblee. Privilegerei una consultazione finale - spiega Claudiani all'Ansa - attraverso una grande iniziativa unitaria come un'assemblea dei delegati. Non ci divideremo sulla consultazione - conclude - come non ci siamo divisi sul contratto''. Contrario all'ipotesi di referendum si e' detto pure il segretario confederale della Cisl Raffaele Bonanni: ''Credo che ogni organizzazione - afferma - debba fare la verifica all'interno del proprio ambito associativo''. 

Più aperto alle diverse possibilità il segretario generale della Uil, Sandro Degni, il quale ricorda che che sui contratti si e' sempre fatta la consultazione di ''tutti i lavoratori''. ''Si tratta di vedere - dice - se lo strumento sara' quello delle assemblee azienda per azienda o quello del referendum. Gli strumenti non ci spaventano, entro gennaio decideremo e metteremo in piedi la consultazione''. 

Per il referendum si sono espressi invece l'area di sinistra della Cgil e il sindacalismo di base. Quest'ultimo che ha chiesto un referendum ''vincolante'' gestito dalle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro e ha confermato lo sciopero contro l'accordo per il 9 gennaio.

(23 dicembre 2003)