Una nuova imposta per lo sviluppo e lo stato sociale

 

Bruno Bosco, Università Bicocca Milano - Roberto Romano, CGIL Lombardia

09/11/2003

 

La situazione economica e finanziaria del Paese e l’accresciuta divergenza economica tra l’Italia e la media dell’Ue, insieme alla difficoltà evidente del governo di destra nel proporre credibili misure di politica economica indirizzate alla crescita e allo sviluppo, dovrebbero avviare a sinistra una discussione su come costruire un insieme di misure alternative aventi ad oggetto le nuove forme e i nuovi contenuti dell’intervento pubblico nell’economia.

Tra gli altri possibili aspetti vale la pena di sottolineare, in particolare, quanto segue.

1)      L’enorme diffusione della piccola e media impresa in Italia crea il presupposto di una condizione divergente dalla media dei paesi europei con maggiore difficoltà ad affrontare l’integrazione dei mercati e il rinnovamento tecnologico.

2)      La struttura produttiva ha inoltre determinato un’insufficiente capacità allocativa degli investimenti fissi lordi del Paese da parte del sistema produttivo. Nonostante gli investimenti siano in linea con quelli europei, il tasso di produzione è esattamente della metà; con un tasso di utilizzo degli impianti significativamente più basso in ragione della “polverizzazione della struttura produttiva”. Sostanzialmente gli investimenti non generano quel valore aggiunto che sarebbe lecito attendersi.

3)      La specializzazione produttiva del Paese rappresenta un vincolo economico e di prospettiva. Un vincolo economico perché l’Italia è “condannata” a crescere meno dei Paesi europei perché opera sostanzialmente nei settori dei beni di consumo che hanno minori tassi di crescita, mentre l’Ue opera sui beni intermedi e di investimento che hanno tassi di crescita doppi rispetti ai beni di consumo. Ciò implica che l’Italia è costretta ad attendere l’innovazione che si realizza negli altri paesi prima di incorporarla nei propri processi produttivi con un’implicita rinuncia a orientare lo sviluppo ed a beneficiare dell’occupazione che si crea in questi settori.

4)      La specializzazione produttiva del paese determina ed è a sua volta determinata in modo negativo dalla pochezza degli investimenti in innovazione, sviluppo e formazione di qualificazione elevata.

5)      Le politiche di bilancio sono state inadeguate tanto sul versante dei “fallimenti allocativi del mercato” quanto sul fronte della ripartizione del prodotto sociale tra le classi. Più in generale, la macchina pubblica è stata privata di strumenti finanziari e industriali preziosi per assolvere al suo ruolo funzionale-.

 

Il complesso delle riforme fiscali varate dai precedenti governi di centro sinistra aveva rappresentato un tentativo in parte riuscito di modificare il sistema fiscale nel senso dell’efficienza e della crescita economica, senza eccessivi contraccolpi per l’equità. Tuttavia, un programma alternativo alle destre in questo campo non può essere rappresentato dal puro e semplice ritorno allo spirito di quelle riforme. Occorrono misure innovative che superino alcuni tabù tipici di una politica economica moderata e sappiano fare proprie esperienze realizzate in altri Paesi. Tra queste misure potrebbe essere utile inserire un’imposta sul valore del patrimonio delle imprese nella forma di Minimum Asset Tax, il cui gettito potrebbe essere prevalentemente finalizzato al finanziamento dell’innovazione tecnica e scientifica prodotta dal settore pubblico (Enea, Cnr, Università, ecc.) e successivamente immessa sul mercato. La MAT trarrebbe ispirazione dall’imposta patrimoniale generale (ad aliquota molto bassa) olandese e dovrebbe colpire in somma fissa il valore di tutto il patrimonio delle imprese, a prescindere quindi dal profitto generato mediante detto patrimonio, eventualmente differenziando per ampi intervalli di valore patrimoniale e per settori produttivi. Tale imposta deve essere, ovviamente, aggiuntiva e non sostitutiva dell’attuale imposta sui redditi d’impresa, peraltro da riformulare. L’effetto atteso è tipico di una qualsiasi imposta in somma fissa e coincide in un incentivo all’uso più efficiente possibile del patrimonio posseduto. Un adeguato trattamento ai fini fiscali del “patrimonio immateriale” dovrebbe inoltre agevolare gli investimenti privati in ricerca e sviluppo e incentivare l’aggregazione delle imprese, in particolare piccole, per trarre almeno un qualche beneficio congiunto dagli investimenti di questo tipo. Un idoneo sistema di crediti potrebbe modulare la MAT con riferimento alle imprese piccole e, soprattutto, nuove. Oltre a ciò la MAT (da non confondersi con la Minimum Tax sulle società di persone e di capitale del 1997) ridurrebbe gli effetti indesiderabili derivanti dall’abuso nel ricorso ad esenzioni, benefici ed agevolazioni che a molto spesso nascondono forme di vera e propria evasione fiscale. Una tassazione del genere, distorsiva a favore del lavoro e degli investimenti immateriali, non è del tutto nuova nella storia fiscale italiana. Nel periodo precedente la riforma del 1973-4 l’Imposta Speciale sulle Società colpiva il valore netto del capitale (con aliquota dell’1%) oltre che il profitto quando questo eccedeva il 6% del valore del capitale netto. A differenza della vecchia imposta la MAT non opera quale supporto alla tassazione del profitto ma segue finalità proprie consistenti principalmente nell’incentivo alla produzione di profitti e innovazione.

Appare evidente quale è il tabù che occorre rompere per introdurre un’imposta quale la MAT: quello dell’accettazione di una tassazione di tipo patrimoniale estesa - per un verso - oltre i confini istituzionali rappresentati attualmente dall’ICI (che, peraltro, imposta patrimoniale in senso stretto non è) e - per altro verso - oltre i confini “politici” della cultura dell’emergenza, della transitorietà, della saltuarietà (vedi prelievo straordinario sui conti correnti). Tuttavia questo tabù (insieme ad altri) deve essere infranto se vogliamo dotare il sistema pubblico di strumenti maggiormente all’altezza della sfida posta dalla crisi e dal mancato sviluppo.